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Voip, prime prove di comunicazione unificata

Giornalista. Ha collaborato con TechWeekEurope IT fin dal suo inizio

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Uno studio di Bocconi sugli utenti in Italia: il 17% dei minuti di traffico telefonico voce il mondo business lo fa su Ip

Sono stati resi pubblici in un convegno all’ Università Bocconi di Milano i risultati della seconda fase di una ricerca triennale sull’utilizzo della tecnologia Voip nell’ambito del contesto aziendale italiano.
La prima parte, presentata l’anno scorso, ha riguardato le intenzioni di acquisto e l’utilizzo nelle imprese italiane nel 2006: il 17% di esse si serviva delle comunicazioni su Ip e il 64 % ne stava verificando l’adozione. Ora nella secondo fase sono stati interrogati i team collaborativi e gli oltre 6500 dipendenti di quattro grandi aziende italiane ( Eni, Intesa San Paolo , Mediamarket e Reale Mutua).

In sintesi le conclusioni dello studio sono di estremo ottimismo: le grandi organizzazioni italiane e con esse la Pubblica amministrazione centrale sono sulla strada giusta e ci si aspettano grandi cose dalla voce su Ip come primo passo verso l’adozione di soluzioni di comunicazione unificata. Le motivazione sono risparmio di costi , maggiore collaborazione tra i team e una via semplice verso l’ecocompatibilità delle tecnologie Ict. Questi i dati essenziali a livello quantitativo.

Il Voip vale il 17% dei minuti di traffico telefonico business in Italia. Si tratta di circa 10 miliardi di minuti all’anno per il segmento business che sono originati da sistemi Voip e vengono terminati sulla rete pubblica nazionale Il 91% degli utenti ha usato la telefonia via Internet ripetutamente durante il giorno e il 40% per più di tre ore al giorno.

Ma l’analisi qualitativa del comportamento degli utenti rivela che le funzioni principali utilizzate sono ancora limitate, riconducibili ad usi tradizionali di comunicazione, come le chiamate a colleghi e superiori , il trasferimento di chiamata o la consultazione della rubrica telefonica aziendale secondo abitudini mutuate dall’uso diffuso dei cellulari. Gli utenti sono meno disponibili a entrare nelle trame intricate delle funzionalità più complesse e, se lo fanno, si affidano all’esperienza dei colleghi più esperti. Anzi, come ha spiegato Ferdinando Pennarola, il docente della Bocconi che coordinato le due tornate dello studio, “ i team con le performance di business migliori tendono a un utilizzo semplificato” delle funzionalità della voce su Ip.

Oltre che dai dati dalla presentazione dello studio il convegno è stato animato da alcuni interventi di fornitori e di utenti. Ricco di dati al contorno quello di Giorgio Bertolina, amministratore delegato Italtel che ha individuato nella tecnologia Voip il primo passo verso soluzioni più ricche di comunicazione integrata, che comprendono anche la conferenza e l’office collaboration. Ma secondo Bertolina la crescita della voce su Ip nel mercato europeo e italiano è strascinata dall’uso che ne fanno i consumatori.

Secondo dati forniti da Idc il valore del mercato dei servizi Voip in Europa era lo scorso anno di 5,8 miliardi di dollari, di cui 3,2 generati da servizi offerti al mercato residenziale. Entrando nel dettaglio del mercato italiano Bertolina ha stimato in oltre 3 milioni gli utenti di servizi di questo tipo. Quasi due terzi di loro usa la voce su connessioni a banda larga e questo sosterrà la crescita del mercato anche a medio termine. Due i fatti importanti da tenere d’occhio: il primo è la mancanza di un offerta dei provider verso le imprese medio- piccole nella modalità di servizio gestito e centralizzato , il secondo riguarda le aspettative di risparmio legate all’introduzione obbligatoria da quest’anno della voce su Ip nella pubblica amministrazione centrale.

In questo campo con la partenza definitiva in questi giorni del progetto della rete Spc, e la dismissione della Rupa, che vede coinvolti tramite Cnipa quattro operatori ( Fastweb, Bt Italia, Wind e Telecom Italia) sono 60 le sottoreti della Pac collegate e 400 le amministrazioni territoriali per un totale di 16 mila collegamenti. Anche nella Pa si parte con la voce e con i dati. Ci sono già casi di studio in cui alcune amministrazioni hanno mostrato risparmi importanti di costi di esercizio. Il prossimo passo saranno presence e mobilità. Ma qui si attendono ancora decisioni di investimento.