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Unlicensed LTE in 6 punti: quello che c’è da sapere

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

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Le cose essenziali da sapere su LTE-U e sullo scontro tra i suoi sostenitori e la Wi-Fi Alliance

In queste settimane si tiene a Ginevra la World Radiocommunication Conference organizzata dall’ITU e uno dei temi di confronto più caldi è l’adozione del cosiddetto Unlicensed LTE da parte di molti operatori mobili, specie statunitensi, e lo scontro che questa decisione sta portando con il mondo del Wi-Fi e, nello specifico, con la Wi-Fi Alliance. Il tema rischia di diventare quasi esoterico per i non addetti ai lavori, quindi abbiamo ritenuto utile riassumere la questione in pochi punti essenziali.

LTE lo conosco, ma perché “unlicensed”?
Le comunicazioni mobili (2G, 3G, LTE, eccetera) si svolgono in porzioni dello spettro radio che sono “licensed” perché sono controllate dalle autorità nazionali e concesse appunto in licenza, dopo costose aste, agli operatori mobili. Unlicensed LTE (o LTE-U, che sta per LTE in Unlicensed spectrum) opera invece in una parte dello spettro che non è regolamentata ma ad accesso libero, da cui il nome.

Perché questo sconfinamento?
Per vari motivi. Il principale è che gli operatori mobili sostengono che le frequenze oggi a loro disposizione non bastano a garantire la banda che gli utenti si aspettano sul loro dispositivo e che quindi bisogna esplorare strade alternative. Usare le bande di frequenza “libere” a supporto delle comunicazioni LTE è una di queste strade, oltre che aprire alle comunicazioni mobili altre bande che ora servono ad altro come, ad esempio, le trasmissioni televisive. Poi, ovviamente, c’è da considerare che le bande “open” non richiedono aste sui diritti per il loro uso.

La sinergia tra Wi-Fi e LTE-U secondo Qualcomm, uno dei sostenitori di LTE-U
La sinergia tra Wi-Fi e LTE-U secondo Qualcomm, uno dei sostenitori di LTE-U

Dove nasce il problema con il mondo Wi-Fi?
LTE-U – o per essere più precisi “le varie versioni di LTE che intendono usare bande libere”, perché non c’è solo LTE-U anche se questo è il più citato – userà la banda dei 5 GHz dove oggi si svolge la maggior parte delle comunicazioni Wi-Fi. Il timore di chi produce dispositivi Wi-Fi è che le comunicazioni LTE interferiscano con quelle Wi-Fi e finiscano per prendere il sopravvento occupando i vari canali trasmissivi, di fatto bloccando o facendo degradare molto le comunicazioni in Wi-Fi.

È un problema reale?
A livello puramente teorico sì, ma è una considerazione ovvia: se aumenta il numero di elementi che comunicano in uno stesso spettro di frequenze aumenta anche la possibilità di interferenze. A livello pratico dipende dai meccanismi che LTE-U nelle sue varie versioni userà per evitare o ridurre al minimo le interferenze con i segnali Wi-Fi. Secondo i sostenitori di LTE tali meccanismi sono sufficienti a evitare problemi sia in LTE-U sia nelle altre due versioni LAA (Licensed Assisted Access) e MuLTEfire, che addirittura opera esclusivamente nelle bande libere (LTE-U e LAA usano invece un “anchor channel” nelle bande licenziate per la parte di signaling e controllo delle comunicazioni).

Il "cubo" dei servizi potenziali veicolati dal 5G
Il “cubo” dei servizi potenziali veicolati dal 5G

Cosa dicono i test?
Al momento dipende da chi li fa, prevedibilmente. La posizione della Wi-Fi Alliance è che LTE-U è troppo “aggressivo” e alla fine predomina su Wi-Fi, quella del campo opposto è che un nodo di trasmissione LTE-U non crea più interferenza di uno Wi-Fi rispetto ad altri nodi Wi-Fi preesistenti. Anzi, sostituire un nodo Wi-Fi con uno LTE-U migliorerebbe addirittura la situazione. Come sempre in questi casi, i presupposti e le condizioni di ciascun test possono portare a risultati anche opposti.

Chi vincerà alla fine?
Nessuno, nel senso che l’unica soluzione possibile è un compromesso: sviluppare a breve termine le tecnologie per far convivere bene Wi-Fi e LTE-U. Il primo ovviamente è fondamentale e non può avere problemi di comunicazione pena un disastro di mercato. Il secondo però è altrettanto importante per gli operatori mobili e non verrà messo in soffitta. Teniamo anche conto che molti produttori hardware sono attivi in entrambi i campi (Wi-Fi e comunicazioni mobili) quindi le competenze tecniche necessarie alla convivenza ci sono. La diatriba poi non può andare avanti più di tanto e superare una certa soglia: se si esagerasse potrebbero voler scendere in campo le autorità normative e nessuna delle parti in causa vuole questo.