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Riva (nuovo country manager di Intel) presenta la strategia, focus su cloud e IoT

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Maurizio Riva, nuovo country manager di Intel Corporation Italia, alza l’asticella dal mondo client a cloud e IoT. In un circolo virtuoso che lega insieme anche i partner, per spingere sui clienti la necessità di innovare con tecnologie che portino a nuovi business. Basta rimanere legati al vecchio

L’Intel Summit 2016 non è stato semplicemente l’occasione per fare il punto sulle dinamiche del mercato e sulla tecnologia di Intel declinata dai suoi partner, ma è stato un appuntamento per presentare la nuova organizzazione italiana di Intel, a seguito della ristrutturazione mondiale avviata lo scorso aprile dal Ceo, Brain Kranich, e che per otto mesi ha ridisegnato paesi e management.

Maurizio Riva, country manager Intel Corporation Italia
Maurizio Riva, country manager Intel Corporation Italia

A guidare la filiale italiana di Intel Corporation, come country manager, da ottobre c’è Maurizio Riva, con la responsabilità per lo sviluppo dell’azienda nel mercato italiano, dopo aver ricoperto per quindici anni diversi incarichi a livello Emea. “Intel oggi si sta evolvendo – esordisce di fronte ai partner radunati a Milano -, si sta trasformando in un’azienda che non è più solo focalizzata sul mercato dei pc e server, ma che sposta la sua attenzione verso il mondo degli oggetti connessi e del cloud”.
Non è un caso che nemmeno un pc sia il protagonista della sala demo di questo Summit, che ospita invece solo oggetti intelligenti legati al mondo dell’Internet delle cose e alla capacità delle aziende di cogliere nuove sfide dettate dalla digital transformation. Parola abusata ma che delinea un trend di mercato che lo stesso Fabio Rizzotto, senior research and consulting director di Idc, stima dirompente: “Entro il 2020, il 50% delle Global 2000 vedrà il proprio business dipendere dalla capacità di avere prodotti e servizi di digital enhanced”, dove per digital enhanced si intendono soluzioni che abiliteranno un nuovo modo di fare economia grazie alla tecnologia, nuovi paradigmi, dove il cloud sarà un acceleratore. “Bisogna però comprendere come fare “nuove” cose nell’ecosistema digitale. Il 40% delle aziende italiane considera molto disruptive l’impatto che la digital transformation avrà nel proprio settore entro i prossimi 12 mesi” perché sarà guidata dalla necessità di crescere (63%), in modo veloce su nuove logiche di mercato (50%), con ben presente la customer experience (42%) per fronteggiare nuovi competitor ad oggi ancora non dichiarati. Innovazione intesa come valore per crescere, come capacità di invertire anche i flussi di produttività.

“In questi mesi di ristrutturazione di Intel – precisa Riva – l’attenzione è stata rifocalizzata  su diverse country e tra le diciotto prescelte c’è anche l’Italia, andando a creare una divisione dedicata, composta da 12 persone, che lavora solo sui progetti innovativi, legati a cloud e IoT, per noi oggi due priorità di business per accelerare l’innovazione”. Nella ristrutturazione l’Europa è stata messa al centro, per innescare un circolo virtuoso di crescita. “Anche dall’Italia si può sviluppare innovazione per essere competitivi, dal grande cloud ai piccoli wearable fatti con tecnologia Intel. Insieme ai partner dobbiamo sviluppare soluzioni in un mercato IoT che coinvolgerà tutti i settori, sanità, smart home, energia, automative, utilities, smart city”.  Il core business Intel sui client, costituito da pc e portatili, resta comunque importante, elemento riletto però all’interno di uno scenario più ampio di dispositivi connessi.

Roberto Andreoli, Microsoft
Roberto Andreoli, Microsoft

“Fare IoT è complesso, ha tantissimi risvolti, necessita partner e va spiegato ai clienti – incalza Roberto Andreoli, Director of Cloud Enterprise Business Group di Microsoftcosì come ognuno ha una propria interpretazione di cosa siano la digital transformation e l’Industry 4.0. Ma in questa ambiti, in questa abbondanza di dati che ci sovrasta, quello che scarseggia è l’attenzione umana (cita una frase di Satya Nadella, ceo di Microsoft). L’accento però va posto non sui dati, ma sulla capacità di estrarre dai dati informazioni rilevanti, sugli Insight, che ci portano ad analisi predittive a supporto del business. Se non tirassimo fuori dai dati degli Insight non faremmo digital transformation”  sottolinea Andreoli, ribadendo la strategia legata agli investimenti in data center (38 Azure Region a livello mondiale)  per garantire capacità computazionale e di storage illimitata “perché per Microsoft il cloud è i futuro e non possiamo fallire su questo. Noi dobbiamo fare tessere di puzzle, di soluzioni, che poi tutti gli altri utilizzano in modo da permettere la realizzazione di un proprio cloud, modellato a seconda delle esigenze del cliente”.

Intel, IotEntro il 2020 il mercato dell’IoT raggiungerà un valore di 151 miliardi di dollari con un numero complessivo di dispositivi collegati di 50 miliardi. “Perché IoT sia possibile serve che gli oggetti siano connessi, intelligenti e autonomi – incalza Riva -. Il primo step  già è stato raggiunto, ora siamo nella fase di mettere intelligenza sulle cose, in futuro gli oggetti si muoveranno in assoluta autonomia, come i veicoli a guida autonoma. Credo che il cloud dopo lo smartphone sia la tecnologia più disruptive sul mercato per creare nuove opportunità”. Il programma Intel Cloud for All certifica partner con training e laboratori a supporto proprio per formare un ecosistema in grado di declinare la tecnologia in progetti e soluzioni.

Per il 2017 Riva non anticipa né obiettivi di fatturato né crescite. Ma il piano strategico è chiaro: “Stabilire una partnership con i clienti che dimostri quanto anche le aziende italiane possano essere leader di mercato per innovazione e esportare i loro prodotti all’estero. L’Italia non è seconda a nessuno, perché ha una grande potenzialità economica nelle piccole e medie imprese soprattutto del manifatturiero. Il nostro impegno è offrire a queste realtà strumenti per cogliere le nuove opportunità”. Tra le aziende che si sono messe in gioco con invenzioni IoT, che hanno contribuito a definire nuovi ambiti di attività, qui al Summit ci sono Texa (acronimo di Tecnologie Elettroniche per l’Automotive) che ha sviluppato progetti IoT in ambito di veicoli connessi, videosorveglianza e telediagnosi, o Seco che ha creato strumenti di prototipazione rapida per applicazioni industriali.

Per approfindire la strategia Intel in ambito IoT:
O’Shea (Intel): IoT, è il momento di passare dalla teoria alla pratica
Videointervista – Rod O’Shea, Director Emea IoT Group d Intel, entra nel merito di come fare diventare concreti i progetti IoT. Gli Ignition Labs europei offrono tool e know how. L’ecosistema dei partner rimane fondamentale