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Red Hat dichiara disponibile Storage Server 3 , soluzione per il software-defined storage

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Red Hat Storage Server costa circa il 10% di una soluzione storage proprietaria, offrendo prestazioni paragonabili

Red Hat ha annunciato la disponibilità generale di Red Hat Storage Server 3, soluzione per il software-defined storage adatta ad operazioni di scale out.Obiettivo applicativo la collaboration e la condivisione di file, gli analytics (Splunk) e i big data( Hadoop). Accompagna Red Hat Storage Server 3 un importante ecosistema di partenr tecnologici tra cui Cisco, HP e IBM. Per l’integrazione di sistema i partner sono Integrated Solutions e Function1. Red Hat ha collaborato con software house come Hortonworks , ownCloud e Splunk per mettere a punto soluzioni architetturali per Hadoop e analisi delle informazioni.

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A livello tecnologico si tratta di una variante del file system open Gluster FS. Rad Hat ha acquisito Gluster nell’ottobre del 2011 per 136 milioni di dollari.

Come ha dichiarato Ranga Rangachari, general manager, Storage and Big Data, Red Hat,” con il rilascio di Red Hat Storage Server 3 Red Hat lancia una soluzione affidabile , ma con l’appoggio di partner importanti che permettono ai clienti di ottenere benefici tangibili nella messa in opera di SDS in azienda”.

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Techweekeurope ha ampliato il discorso tra tecnologia e mercato con Irshad Raihan, senior principle product marketing manager, Storage and Big Data Red Hat.

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Si parla di economia dei sistemi di storage. Quali sono le scelte che un utente deve fare e quali parametri deve osservare tra storage open e storage proprietario a livello tecnologico e di costo?
Il costo è sicuramente uno dei principali driver a favore dell’open software-defined storage. Per esempio, in un recente benchmark (SplunkIt) è emerso che Red Hat Storage costa circa il 10% di una soluzione storage proprietaria, offrendo prestazioni paragonabili. L’altra considerazione importante è la scalabilità e cioè: la soluzione storage può scalare con la semplice aggiunta di server standard? Se la risposta è no, allora l’azienda è bloccata nello stack di un determinato vendor. Se la risposta è affermativa, (che il caso di Red Hat Storage) i clienti hanno la flessibilità e la possibilità di scegliere il modo in cui desiderano implementare e scalare lo storage, oltre all’opzione di riutilizzare l’hardware storage, cosa invece non possibile con soluzioni proprietarie. Un terzo elemento è rappresentato dalle competenze: le aziende devono aggiungere nuovi skill per gestire la soluzione di storage? Con Red Hat Storage, i clienti possono sfruttare le competenze Red Hat Enterprise Linux per gestirlo, riducendo così i costi amministrativi.

Quali sono i contributi dei partner Cisco, HP e IBM per il nuovo sistema di storage?

Red Hat collabora con hardware partner quali Cisco e HP per realizzare soluzioni workload-optimized per analisi di cyber security ed enterprise collaboration, rispettivamente. In aggiunta, abbiamo lavorato con Lenovo per ottimizzare le performance e la scalabilità per scale out file storage e workload big data. Oltre ai partner hardware, collaboriamo con aziende software come Splunk, Hortonworks, e ownCloud sullo sviluppo di architetture per i workload che elaborano e archiviano grandi volumi di dati non strutturati.

Alcuni esperti sostengono che tutti parlano di OpenStack, ma nessuno lo adotta. Cosa risponde?

Siamo al corrente di alcune critiche, ma vediamo in ogni caso un’elevata adozione e nuovi casi d’uso per OpenStack. Recentemente c’è stato questo blog di Cloudera  sul modo in cui OpenStack può essere utilizzato per ridurre il tempo di risoluzione nell’IT. Inoltre, Bryan Che di Red Hat ha riassunto la sua risposta alle quattro aree critiche di OpenStack individuate dagli esperti in questo blog: http://tentenet.net/2013/11/21/the-4th-tenet-of-openstack-open-source-projects-are-not-the-same-as-products/