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In poco più di dieci anni l’uomo e il robot potrebbero scambiarsi idee

Giornalista professionista dal 2000. Da 15 anni, Stefano si occupa di giornalismo Ict maturando competenze anche nel consumer electronics. Stefano ha iniziato la sua esperienza giornalistica nel 1996 presso la redazione economica di ItaliaOggi.

Dell Technologies ha promosso il report che analizza l’evoluzione del rapporto tra uomo e macchina da qui al 2030. Secondo lo studio, ci sarà più collaborazione, che guerra, e il lavoro smetterà di essere un luogo, per trasformarsi invece in una serie di attività

Ci si domanda spesso come si trasformerà il rapporto uomo-macchina, da qui a dieci anni, e come si potranno trasformare i luoghi di lavoro o i lavori stessi, alla luce delle novità, in fatto di intelligenza artificiale, in fatto di Internet delle cose, in fatto di accelerazione verso le tecnologie emergenti. Da più parti si guarda ai robot come prossimi assistenti dell’essere umano o come veri e propri ‘sostituti’ degli esseri umani in determinati lavori. C’è chi dice che gli esseri umani avranno il ruolo di conducenti digitali e il modo di lavorare e imparare sarà completamente differente da ora. E da qui si apre il dibattito. Se da un lato si grida allo scandalo, ancora prima di averlo affrontato o studiato, dall’altro qualche curiosità la si comincia ad avere, specie se si pensa al fatto che, tra uomo e macchina, non c’è una guerra in corso, o forse è solo raccontata, ma la collaborazione fa la forza, verrebbe da dire.

Robot, intelligenza artificiale, posti di lavoro, sostituzione della macchina all’uomo in ambiti disparati, anche in campo dermatologico, sono stati al centro della quinta edizione dell’Information Technology Forum 2017, l’appuntamento annuale firmato IKN Italy, durante il quale esperti come Carlo Ratti, Director of MIT Senseable City Lab e Founding partner at Carlo Ratti Associati, Amedeo Cesta, Senior Research Scientist CNR e Presidente Associazione italiana per l’intelligenza artificiale e Giorgio Metta, Vice Scientific Director dell’Istituto Italiano di Tecnologia hanno dibattuto proprio su questi temi.

Intelligenza artificiale
Intelligenza artificiale

Ratti ha ricordato come anche le professioni, oggi più specialistiche, come per esempio il dermatologo, potranno essere sostituiti con robot, ma, allo stesso tempo, avevano sottolineato come “tra venti anni la metà delle professioni attualmente in auge potrebbero scomparire, il che sarebbe potenzialmente positivo, perché se le macchine prenderanno il nostro posto, noi potremmo interessarci a cose più interattive, si pensi che anche Uber tra venti anni non ci sarà più perchè sostituito dalle auto senza il guidatore”, sosteneva Ratti, “se nel lungo periodo potrebbe essere che la combinazione tra intelligenza artificiale e umana potrebbe prevalere la prima, nel breve periodo nessun sistema di intelligenza artificiale può batterci. Si pensi solo alla creatività, l’intelligenza artificiale ne è sprovvista. Ma l’evoluzione è basata sul caos, sul random, e questo va appannaggio dell’uomo e della sua creatività. Non si dimentichi che molte professioni legate alla cura e alla salute degli altri sono ancora in mano al genere umano”. E oggi il report “The Next Era of Human-Machine Partnerships”, promosso da Dell Technologies, porta  a riflettere sul futuro. Si perché secondo l’analisi, realizzata con il contributo di oltre venti esperti di tutto il mondo, e condotta dall’Institute for the Future (Iftf), da qui al 2030 le tecnologie emergenti avranno ridisegnato la società e il mondo del lavoro.

Secondo il report, nel 2030 la fiducia degli esseri umani nella tecnologia si evolverà in una reale partnership, con un apporto di competenze come creatività, passione e mentalità imprenditoriale da parte degli esseri umani. Questo sarà allineato con le capacità delle macchine in termini di velocità, automazione ed efficienza, e la produttività che ne scaturirà darà vita a nuove opportunità all’interno dei vari settori e ruoli lavorativi. Entro il 2030 vi saranno assistenti personalizzati e integrati basati sull’intelligenza artificiale (AI) che saranno in grado di fare ben più di quanto facciano gli assistenti di oggi. In particolare, si prenderanno cura delle persone in modo predittivo e automatizzato. La tecnologia non rimpiazzerà necessariamente i lavoratori, ma il processo con cui si trova lavoro cambierà. Il lavoro smetterà di essere un luogo, per trasformarsi invece in una serie di attività. Le tecnologie di machine learning renderanno ricercabili le capacità e le competenze degli individui, e le aziende si rivolgeranno alle persone più talentuose per ciascuna singola attività.

Bot e Intelligenza Artificiale - La comunicazione uomo-macchina è a una svolta. Nel 2020 meno voce e meno touch. Basteranno i gesti

Si calcola che l’85% dei lavori che esisteranno nel 2030 non sia stato ancora inventato. Il ritmo del cambiamento sarà talmente rapido che le persone impareranno “sul momento” ricorrendo a nuove tecnologie come la realtà aumentata e la realtà virtuale. La capacità di acquisire nuove conoscenze sarà più preziosa della conoscenza stessa. Del rapporto uomo-macchina, se ne è parlato ampiamente e di recente all’edizione 2017 del Reply xChange, durante il quale, Daniela Rus, professor of electrical engineering and computer science and director of the computer science and artificial intelligence laboratory (Csail) del MIT (Massachussets Institute of Technology), ha raccontato con un esempio forte cosa significhi collaborazione tra uomo e macchina. “La collaborazione e non la competizione tra uomo e macchine sono in grado di ridurre dello 0,5% l’errore sulla diagnosi sul cancro. Le percentuali di insuccesso sono più alte se affidate singolarmente o all’uomo o alla macchina”.

Insomma, un dato che fa pensare e discutere, come le novità presentate dalla docente del MIT: il robot che prepara ricette, il robot che impugna o raccoglie come avesse una mano umana…passi avanti in un mondo che sta cambiando e, solo dieci anni fa, non prevedeva nulla di simile e nemmeno le tipologie di lavoro di cui si parla molto oggi: App developer, social media manager, millenial generation expert, ecc.

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