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Cernobbio, di scena il salotto buono di Sap

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Al SAP Executive Summit di Cernobbio, circa cento aziende clienti si confrontano sui temi della digitalizzazione. E’ Bill McDermott, Ceo di Sap, a ribadire che la Rivoluzione 4.0 coinvolge anche le pmi. Ma la consapevolezza deve ancora maturare

Da dodici anni il Sap Executive Summit di Cernobbio raduna un mix di Ceo e Business manager per una due giorni di dibattito e confronto. “E’ il nostro salotto buono, un salotto di confronto” scherza Luisa Arienti, amministratore delegato di Sap Italia, facendo riferimento alla platea dei circa 150 manager presenti, radunati con l’idea di creare un’occasione di lavoro e “offrire il nostro contributo” alla comunità dei Ceo. “Negli scorsi anni alla domanda – Come possiamo aiutare voi Ceo a migliorare la vostra relazione con il resto del business? – abbiamo risposto concretamente allargando la presenza al Summit per aver un buon mix di differenti profili: Ceo che hanno al top della loro agenda la digital transformation, Cio che gestiscono i processi, Cfo che allocano i budget, business manager che cercano di capire non il futuro, come avremmo detto anni fa, ma il presente per cogliere le opportunità immediatamente”.

Un evento definito di Live Business  “perché c’è la necessita di gestire l’impresa in modalità real time – precisa Arienti – con nuovi strumenti che oggi sono a disposizione, come machine learning e intelligenza artificiale, nuovi terreni su cui prendere decisioni vitali per l’impresa stessa. Le risorse di cui parliamo non sono solo gli asset produttivi delle aziende ma anche le risorse umane. Abbiamo l’obbligo di garantire dei livelli occupazionali anche nell’ambito della trasformazione digitale e questo è possibile”.

Bill McDermott. ceo di Sap, e Luisa Arienti, amministratore delegato di Sap Italia sul palco del Sap Executive Summit a Cernobbio
Bill McDermott, ceo di Sap, e Luisa Arienti, amministratore delegato di Sap Italia, sul palco del Sap Executive Summit 2017 a Cernobbio

Il Summit è ormai appuntamento fisso anche per Bill McDermott, Ceo di Sap, che sottolinea l’affidabilità di essere un partner per le aziende che devono innescare processi di digital transformation, cambiando l’approccio con  il cliente, con il quale si discute, si litiga, ci si confronta.
Arrivato a Cernobbio da appuntamenti con clienti romani (“ho incontrato a Roma alcune grandi utilities per parlare di innovazione e competenze”), McDermott sottolinea come sia strategico fare dialogare i diversi profili in azienda, e come l’intento dei Ceo sia alla fine quello di semplificare il core delle operation.
“Tre aspetti sono da gestire per semplificare il business – precisa -:  la possibilità di analizzare i dati in real time, per i quali è essenziale avere una nuova architettura (live business), la disponibilità di strumenti che rendano il business radicalmente semplice e a buon prezzo (simple), e la capacità valutare le tecnologie del futuro  come machine learning, IoT, blockchain. Il processo verso la digital transformation prevede tre passi per le aziende: raccogliere i dati, definire il processo, eseguire il piano per raccogliere più fatturato. Un processo impostato dalla nostra metodologia di lavoro “Design Thinking” che può sintetizzare così i tre pillar: l’azienda deve definire cosa desidera e sogna, deve definire quale è il piano da praticare, deve eseguire il piano stesso per fare soldi. Questo approccio ci ha spinto a lavorare in modo diverso con i nostri clienti, discutendo molto con loro, ma tenendo presente che alla fine il cliente è il boss”.

SAP - Arienti e McDermott a Cernobbio
Luisa Arienti e Bill McDermott in un momento del Summit di Cernobbio di SAP

Il riferimento tecnologico va all’architettura Hana, ora in cloud, alle partnership che Sap ha stretto (non ultima quella con Google) alle nuove tecnologie IoT, machine learning, “che non rimpiazzeranno l’uomo ma che lo aiuteranno a prendere decisioni, portando benefici sui margini”  sostiene il Ceo.
La direzione è comune: reinventare l’impresa a 360 gradi, andando oltre i confini dell’impresa stessa, “ammesso che parlare di confini abbia ancora senso”  sottolinea Arienti, cambiando le modalità in cui le imprese fanno business, scavalcando ogni distinzione fra le  industrie di natura diversa
“C’è la necessità di gestire l’impresa in modalità real time”  e le risorse umane giocano un ruolo strategico in questo come porta alla ribalta Patrizia Toia, parlamentare europea e vice presidente commissione per Industria, Ricerca e Energia, confermando il dialogo continuo e il confronto su questi temi. “Siamo consapevoli che il primato industriale del nostro continente è messo in discussione, ma ha bisogno di essere riconfermato, con obiettivi di reindustrializzazione per mantenere quello che c’è ma con livelli più alti. La nuova commissione punta molto sull’unione digitale che contempla indirizzi, interventi, programmi di ricerca, partnership, legislazioni quadro di insieme. Il punto dell’Europa è fare politiche che facciamo convergere paesi diversi, che mettano in moto anche i paesi minori per una convergenza economica”.
E’ all’esame un capitolo sulla digitalizzazione delle imprese, con aspetti che riguardano mercati interni, brevetti, diritti d’autore, sicurezza dei dati per spingere l’introduzione del digitale nelle imprese, nei servizi,  in un divenire molto rapido. “Siamo convinti che 27 approcci diversi a questo tema, non più 28 dopo la Brexit, non facciano bene, per cui serve un’azione di cooperazione europea, coordinata, che faccia leva su punti chiavi che si traducono in investimenti e in innovazione : 70 miliardi di euro in 7 anni. Con attenzione anche al tema dell’occupazione, dei posti di lavoro di cui si avrà bisogno”  precisa Toia.
Lo stesso professore ed economista Marco Taisch sottolinea come in questo contesto, dopo anni in cui abbiamo portato le fabbriche lontane dall’Italia sia arrivato il momento di riportarle vicino al mercato, di fare reshoring, perché il vantaggio competitivo legato a Industry 4.0 è anche questo, oltre ai 13 miliardi di incentivi fiscali messi a disposizione delle imprese italiane dal Piano Calenda.

ambrosetti
Il giudizio sulla Rivoluzione 4.0 secondo The European House – Ambrosetti 2017

L’opportunità è chiara a molti, ma c’è ancora lentezza: una ricerca condotta da Sap sulla Rivoluzione 4.0, realizzata con The European House – Ambrosetti coinvolgendo importanti aziende del sistema produttivo italiano, sottolinea che la consapevolezza dei Ceo di dovere riformare l’organizzazione aziendale è ancora sottostimata: l’86% dei Ceo è consapevole dell’importanza strategica della digital transformation considerandola una priorità immediata, ma solo il 54% si rende conto di dover promuovere personalmente questo processo.
La consapevolezza della opportunità legata a Industry 4.0 cresce nelle piccole e medie aziende: il 92,5% delle pmi la ritiene “importante” e “molto importante” rispetto al 75% dei grandi gruppi (con più di 500 milioni di euro di fatturato) con un ritorno interessante in termini di efficienza.
Per tutte le realtà il cliente rimane al centro (come Mc Dermott auspicava) per impostare i nuovi percorsi di business e tarare la trasformazione. Ma se si guardano le potenzialità offerte dal digitale, al momento, complessivamente solo 3 intervistati su 5 indicano l’opportunità di ripensare al proprio modello di business/servizio. Tre su cinque, ancora pochi.