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L’Ue spinge sull’evoluzione delle telecomunicazioni

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La Commissione Europea fa pressione per ottenere la ratifica delle riforme entro il 2009

I ministri delle telecomunicazioni dell’Unione Europea si sono incontrati a Bruxelles per discutere di progetti di riforma e dar conto dei progressi realizzati nelle strategie legate alla società dell’informazione.

Il coordinamento dell’utilizzo paneuropeo dello spettro analogico liberato dal passaggio alla televisione digitale, i cambiamenti dello standard Gsm, il coordinamento dei servizi satellitari mobili e l’adozione dell’Ipv6 sono al centro dei progetti di riforma. La Commissione fa pressione per ottenere la ratifica dei cambiamenti da parte di Strasburgo entro fine 2009, mostrando così una rapidità inconsueta nell’adozione delle riforme.

L’avvio della European Telecoms Market Authority (Etma) è in cima alla lista di priorità. L’Autorità ha affermato, nel classico linguaggio diplomatico dei comunicati preparati dalla Commissione Europea, che “risolverà i problemi di frammentazione della regolamentazione attuale dei ventisette stati membri”. Nella lista è compresa la scelta di soluzioni regolamentari che al momento frenano lo sviluppo di un mercato unico e l’emergere di servizi transfrontalieri. Tradotto in pratica, l’Etma avrà l’autorità di eliminare alcuni freni a un mercato delle telecomunicazioni oggi ancora sotto il controllo dei Governi nazionali, che proteggono prima di tutto i loro operatori di riferimento.

L’Etma farà applicare certe regole, soprattutto il diritto dei consumatori di cambiare operatore nell’arco di una giornata. L’Autorità si occuperà anche dei costi di roaming, che da lungo tempo si frappongono alla definizione di politiche applicabili a un mercato unico. La commissaria alle telecomunicazioni, Viviane Reding, si compiace all’idea di portare a compimento queste riforme. La regolamentazione, infatti, è essenziale per unificare un mercato che conta su circa mezzo miliardo di consumatori. L’ambizione della Commissione di fare dell’Europa una società dell’informazione è in parte alimentata dal timore che le economia di paesi emergenti come Cina, India, Russia o Brasile invadano il mercato con manodopera a basso costo. Per questo, gli europei dovrebbero riconsiderare l’idea di generare ricchezza grazie agli “specialisti dell’informazione”.