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IoT, a buon passo verso il 2019 ma attenzione alla sicurezza

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Secondo uno studio internazionale di Aruba (Hpe), nel 2019 soluzioni di IoT saranno implementare dall’85% delle aziende, per innovare e rendere il business più efficiente. Ma rimangono alti i timori legati alla sicurezza

E’ il mondo IoT al centro dell’ultima ricerca internazionale che Aruba, un’azienda di Hewlett Packard Enterprise, ha messo sotto i riflettori per analizzare i benefici e le preoccupazioni che il mondo IoT si porta appresso.
Lo studio – The Internet of Things: Today and Tomorrow –  condotto su 3.100  manager IT e business decision maker di 20 Paesi,  sottolinea che c’è  molta attenzione verso queste tecnologie ma anche alcuni timori: l’85% delle aziende mondiali (il 92% italiane) intende implementare soluzioni IoT entro il 2019, spinte dall’esigenza di innovare e di rendere il business più efficiente, ma ha fondamentalmente alcune remore.  La preoccupazione principale è la sicurezza della rete, tematica sulla quale più volte Aruba ha messo l’accento avvertendo che le connessioni di migliaia di dispositivi alle reti business esistenti ha provocato violazioni nella grande maggioranza delle realtà (85%).

La ricerca ha messo in luce che le soluzioni IoT hanno un impatto positivo su efficienza di business e redditività, in tutti i settori in cui l’IoT ha fatto il suo ingresso, dalla sanità al retail: sebbene solo il 16% dei business leader aveva previsto ampi ricavi dagli investimenti IoT, a implementazione avvenuta l’aumento dei ricavi è stato registrato dal 32% degli  executive. Nello stesso modo, sebbene solo il 29% dei manager si attendeva miglioramenti nell’efficienza di business, a conti fatti soddisfatti ne è stato il 46%.  “Chi ha successo nell’implementare l’IoT si trova nella posizione ideale per conquistare un vantaggio competitivo”  ha sottolineato Chris Kozup, vice president marketing di Aruba nel commentare il dato.

Chris Kozup, vice president marketing di Aruba
Chris Kozup, vice president marketing di Aruba

Un vantaggio competitivo che si attesta, anche se in modo variabile, nei cinque settori analizzati dallo studio.
Sette aziende su dieci (72%) hanno introdotto dispositivi IoT per incrementare produttività ed efficienza sul posto di lavoro (smartwork), sia per servizi legati al monitoraggio remoto e alla produttività, sia per la gestione remota di stabili (condizionamento e illuminazione). “Guardando ai risultati tangibili concretizzati oggi, il 78% afferma che l’introduzione dell’IoT nel luogo di lavoro ha migliorato l’efficacia del team IT e il 75% ha registrato un aumento della redditività”  precisa lo studio.
Più di sei intervistati su dieci (62%) hanno già implementato IoT per monitorare e mantenere funzioni industriali essenziali nel settore industriale: a rilento l’adozione di telecamere di sorveglianza IP per la sicurezza fisica (6%) ma con un trend di adozione significativo per il futuro (il 32% del panel si dichiara interessato).
Il 60% degli operatori del settore sanità ha introdotto dispositivi IoT nelle proprie strutture,  per migliorare il monitoraggio dei pazienti (42%), ridurre i costi (73%) e promuovere l’innovazione; mentre nel settore retail solo il 49% dei retailer si avvale di tecnologia IoT, ma l’81% di essi registra un miglioramento della customer experience, oltre che benefici dall’introduzione di servizi all’interno del punto vendita che forniscono offerte personalizzate e informazioni sui prodotti. Infine, nel settore della pubblica amministrazione si evidenzia lentezza nell’adozione dell’IoT:  solo il 42% dei comuni ha implementato dispositivi e sensori IoT, ma l’ostacolo più grosso sembra essere per il 35% dei decision maker il fatto che  i propri executive “capiscono poco o nulla di IT – precisa lo studio -.  Sensibilizzazione e informazione sono l’ostacolo maggiore per la diffusione di massa in questo settore”   .

I timori che frenano

Tra gli ostacoli all’adozione lo studio evidenzia i costi di implementazione (per il 50% delle realtà internazionali e il 39% italiane), la manutenzione (rispettivamente 44% e 40%) e l’integrazione delle tecnologie legacy (per il 43% e il 21% in Italia). Ma la tematica della sicurezza è quella più accentuata, perché spesso manca un approccio semplice alla sicurezza IT per frenare attacchi esterni e garantire solidi controlli su accessi e policy.
Lo studio ha messo in luce che l’84% delle aziende mondiali (81% in Italia) ha vissuto una violazione di sicurezza relativa all’IoT“Mentre l’IoT cresce in termini di deployment, scala e complessità, devono mantenere il passo anche metodologie di sicurezza appropriate che proteggano la rete e i dispositivi e, cosa ancora più importante, i dati e gli insight da essi estratti – ha commentato Kozup -. Se le aziende non intraprendono azioni immediate per ottenere visibilità e profilare le attività IoT al proprio interno, corrono il rischio di esporsi ad attività potenzialmente pericolose”.
Acquisire i dati in modo sicuro è il primo passo, analizzarli il secondo: quasi tutte le aziende che hanno adottato l’IoT (98% nel mondo e 97% in Italia) sostengono di essere in grado di analizzare i dati, ma quasi tutti gli intervistati (97% a livello globale e italiano) sono convinti che vi siano delle difficoltà per riuscire a creare valore da questi dati. Ben oltre un terzo (39% globalmente e 44% in Italia) ad oggi non estrae né analizza i dati, che invece potrebbero migliorare le decisioni di business.

Partecipate alla nostra inchiesta: Sicurezza IT, come difendersi?


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