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Google e l’AD blocker in Chrome, come mantenere le redini del gioco

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

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Google e Microsoft si muovono sul tema AD Blocker nei browser. La mossa consentirà di mantenere il controllo sulla proliferazione delle soluzioni di terze parti e quindi sulla pubblicità

Tra le prime fonti a riportare la notizia addirittura si è scomodato il Wall Street Journal, semplicemente perché oramai queste decisioni hanno un diretto impatto sulla possibilità o meno di monetizzare la pubblicità, prima ancora che di carattere tecnologico. Non solo, Google non sarebbe nemmeno da sola a portare avanti l’idea di integrare un ad blocker nel proprio browser (c’è anche Microsoft). 

E se al momento non si conoscono i dettagli di questa caratteristica (implementazione, tecnologia, possibilità di gestione più o meno granulare), si sa però che dovrebbe riguardare tutte le versioni del browser, che probabilmente verrà presentata all’evento I/O 2017 e addirittura che Google potrebbe decidere di bloccare tutte le inserzioni da fonti che mostrano contenuti pubblicitari o banner offensivi.

Quali siano i contenuti di questo tipo lo decide Coalition for Better Ads, con cui Google sta collaborando attivamente (lo fanno anche Microsoft e Facebook, chiaro). Non solo, Google è il gigante di cui si parla di più, ma non poche fonti sul Web assicurano che il confronto sugli ad-blocker integrati nei browser siano una possibilità allo studio anche di Microsoft con Edge e di Facebook.

Si tratterebbe non di un sistema per il blocco completo degli ads, ma solo di quelli che vìolano appunto i dettami della Coalition (autoriproduzione video e audio, pop up, annunci troppo persistenti).

Coalition Mobile Web Experience
Coalition  for Better Ads – Mobile Web Experience

Sbaglia però chi pensa che Google (e compagnia) si stia muovendo contro i suoi propri interessi. E’ vero, i numeri parlano chiaro, per esempio è certo che almeno il 90 percento dei ricavi di Mountain View lo scorso anno (circa 89 miliardi di dollari) siano arrivati proprio dalla pubblicità, ma la  mossa ha più di un perché: il contesto in cui ci muoviamo, al momento abbastanza selvaggio, vede comunque il proliferare di sistemi ad blocker incontrollati e incontrollabili, e invece in questo modo proprio i big in un certo senso riprenderemmo in casa il controllo.

Le cifre parlano di 615 milioni di device che utilizzano ad blocker, e di +30 percento anno su anno nel loro utilizzo.  Solo negli USA gli Ad Blocker sono utilizzati dal 27 percento dei navigatori (la fonte del dato è eMarketer), in UK li usano il 27 percento ma in ogni caso è sempre maggiore il numero degli utilizzatori di Chrome.

Con un suo Ad Blocker, e la sua collaborazione con Coalition for Better Ads, Google può dire la sua su cosa sia accettabile e cosa non lo sia, e come e se vadano bloccate le inserzioni, se gli adv su internet hanno un valore, e lo hanno, meglio controllare anche quali sono veramente virtuosi e quali potrebbero danneggiare proprio chi di adv vive.