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Con la CFWA gli operatori italiani del fixed wireless vogliono dire la loro

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

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Tutti parlano di banda ultralarga e piani nazionali, la CFWA vuole dare voce alle aziende che già vi hanno lavorato in questi anni

Banda ultralarga per tutti: è lo slogan tra l’ottimista e l’ambizioso che si è data la neonata CFWA, ossia la Coalizione del Fixed Wireless Access che raccoglie una sessantina di aziende operanti in vario modo nel mercato della connettività fissa ma senza fili, un mercato che promette di diventare sempre più importante con gli sviluppi pianificati per il 5G e per le reti wireless a largo raggio e bassa potenza che devono sottendere le comunicazioni nei progetti Internet of Things. Proprio tenendo presenti questi sviluppi e in generale l’approccio del Governo alla diffusione della banda più o meno larga, la CFWA intende “diventare un unico e autorevole interlocutore nel dibattito italiano sulla banda ultralarga“.

In questa fase è proprio la questione ultra-broadband italiana a interessare maggiormente la CFWA, perché buona parte dei suoi membri opera in prevalenza nelle aree del Paese che sono coperte poco o per nulla dalle infrastrutture dei provider tradizionali. Sono i cosiddetti cluster C e D del piano nazionale per la banda ultralarga, aree la cui copertura “commerciale” è quantomeno dubbia. E che proprio in questi giorni saranno coinvolte da un bando ad hoc per le zone definite a fallimento di mercato.

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La CFWA stessa fa notare che comprende tower company, operatori, vendor tecnologici e system integrator: una filiera completa che rappresenta “oltre 8.500 dipendenti diretti (…) quasi 1 milione di imprese e famiglie servite (…) almeno l’11 percento delle connessioni a banda larga ed ultralarga attive su scala nazionale“. In questo senso Luca Spada, Presidente della CFWA, sottolinea che “Le società appartenenti alla Coalizione non solo hanno sviluppato infrastrutture digitali laddove gli operatori tradizionali non hanno investito ma insieme realizzano tre miliardi di fatturato complessivo, un valore importante per l’economia del nostro Paese. Questi sono dati da non sottovalutare e a cui intendiamo dare voce con la costituzione della CFWA”.

Uno degli scopi della CFWA è infatti proprio dare maggiore importanza e voce a chi ha operato in queste aree e che rischia di essere forse messo in secondo piano, ora che il tema della copertura delle zone meno “fortunate” del Paese è diventato un argomento tecnologicamente di moda. Non da ultimo perché le tecnologie usate dai membri della coalizione – il fixed wireless – in Italia non hanno avuto il successo che alcuni speravano e che in altre nazioni si è invece visto. L’obiettivo è in particolare “avere un ruolo importante nella definizione dei Piani del Governo, sbloccare gli investimenti già realizzati negli anni precedenti valorizzando le infrastrutture pubbliche affinché possano essere realmente utilizzate a condizioni ragionevoli“.