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Banda larga e reti Ngn, a che punto siamo?

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Il fondo governativo di 800 milioni di euro è ancora congelato, ma l’upgrade tecnologico non è più rinviabile. Il sottosegretario Paolo Romani propone il project financing contro il divario digitale

Vari ministri e sottosegretari del governo Berlusconi, dopo aver messo in stand-by gli 800 milioni di euro per la banda larga italiana, avevano promesso che a inizio anno i fondi sarebbero stati sbloccati. Ma finora nulla si è mosso.

Ieri l’editoriale di Orazio Carabini su IlSole24Ore.com ha chiesto un cambio di passo in materia di innovazione e infrastrutture: la banda larga metropolitana da 100 Megabit rappresenterebbe un volano per la ripresa. L’autostrada digitale sarebbe utile per far decollare la Pa de-materializzata, la tele-medicina, la tele-presenza, le video-conferenze, l’e-learning, nell’ottica di tagliare costi, aumentare la competitività e offrire lavoro in una fase di fragile ripresa, dopo la peggiore crisi economica dagli anni ’30. Un mega-progetto infrastrutturale da 15 miliardi di euro, per rendere il paese competitivo sulla scena globale, che avrebbe bisogno di una regia condivisa (operatori Tlc, enti locali, investitori istituzionali, media, settore IT, governo, opposizione eccetera).

Ad oggi l’Italia non solo è spaccata in due da un Digital divide incolmabile (l’Apartheid digitale riguarda 12 cittadini su 100), ma soffre anche di un Bandwith Divide: nessun operatore italiano offre commercialmente, agli utenti residenziali, più di 20 Megabit (Telecom Italia ha servizi sperimentali a 50 Mbps solo in alcuni quartieri di Milano).

L’Italia, eterno fanalino di coda nelle statistiche sul Divario digitale, è rimasta indietro nelle tecnologie via cavo: in Italia la diffusione della fibra ottica è bloccata allo 0,5%, contro il 6,7% della Svezia, il 15% della Corea e il 12,4% del Giappone. Il nostro paese rischia di vedere accrescere il gap con il resto del G20, in un mondo dove, secondo In-Stat, entro il 2013 un miliardo di utenti sarà connesso ad alta velocità.

Oggi il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, è tornato sul tema di innovazione e broad band, affermando che finora si sono sprecate troppe parole ma non si è fatto granché per aggiornare la rete.

E infatti i fondi da 800 milioni di euro rimangono congelati, “in vista di tempi migliori”. Ma, poiché tutti convengono che l’upgrade tecnologico non è più rinviabile, è spuntata a sorpresa in queste ore l‘ipotesi del project financing: l’ha tirata fuori dal cilindro il sottosegretario Paolo Romani, già sotto pressione per il Decreto che porta il suo nome, negli Usa ribattezzato “il DL anti YouTube”, e preso di mira da AgCom e Ue. Già per la Lombardia che vuole passare alla fibra ottica, si sta battendo questa strada: “Con la Regione abbiamo creato una private public partnership per reclutare anche sul mercato i fondi per la nuova rete, con il modello del project financing”, ha spiegato Romani (Il piano della Lombardia è allo studio di vari operatori, tra cui Telecom Italia, Fastweb, più Cariplo, Cassa depositi e prestiti, e altri).

Nel frattempo il mondo digitale corre a ben altre velocità. Secondo Cisco il traffico Internet quintuplicherà entro il 2013. Il 90 percento del traffico in Rete sarà dedicato ai video entro il 2019. E per i video serve banda larga o super-Internet.

In Messico, la settimana scorsa, è partita la corsa alla banda larga: Carlos Slim ha annunciato che il suo colosso della linea fissa Telmex potenzierà la banda larga a 10 Mb entro l’anno; Cablevision, divisione cavo del colosso dei media Televisa, offrirà quest’anno più di 10 Mb (megabit per secondo) a Città del Messico e nelle aree circostanti. In Uk BTha deciso di investire 1,5 miliardi di sterline in fibra ottica per i Giochi olimpici di Londra 2012. In Francia Nicolas Sarkozy ha promesso 4,5 miliardi di euro per investire in digitale e “portare la banda larga in tutta la Francia”. L’Italia intanto aspetta.