EnterpriseMobilityWorkspace

Rfid, la catena alimentare fa sul serio

Giornalista. Ha collaborato con TechWeekEurope IT fin dal suo inizio

Follow on: Google +

Aton presenta il primo Rapporto sulla tracciabilità alimentare in Italia. Ma in Spagna.

Per le applicazioni Rfid il ciclo dell’entusiasmo tecnologico è passato. In un momento in cui ormai tutta la normativa è ‘a posto’ , compresa quella per le frequenze per i tag di tipo attivo, restano in campo gli operatori, soprattutto integratori, che hanno iniziative serie da portare avanti.

Anzi come spiega a Network News Domenico Marchetti , direttore marketing della trevisana Aton, ” il prossimo anno potrebbe essere quello dell’emergere dei progetti seri. I temi saranno due, food e fashion. E noi su questi siamo ben posizionati”. Dunque lasciamo da parte i settori della grande distribuzione e quello farmaceutico , dove le esperienze legate alla logistica ( e non solo in Italia, come sembrerebbe dimostrare il caso WallMart) stentano a trovare spazio concreto: i settori chiave saranno proprio quelli della moda e dell’alimentare , legato a doppio filo con il meglio del Made in Italy.

Questa sintesi avviene a margine della presentazione di un’analisi di tipo qualitativo sullo stato di adozione della tracciabilità nel comparto alimentare commissionato da Aton al Cedites ( Centro Studi per la divulgazione della Tecnologia e della Scienza), centro studi legato a Rfid Italia, un think tank sulle tecnologie Rfid al quale aderiscono imprese e istituzioni accademiche. Quello della filiera alimentare è un settore doppiamente al centro degli interessi di Aton che ha realizzato la piattaforma di middleware OnId in grado di collegarsi con i sistemi Erp tramite protocollo Soap e con i dispositivi mobili e wireless (tag e palmari) particolarmente adatta a questo settore.

A partire da un fatturato di poco inferiore ai 19 milioni Aton ha dato il via a una fase di internazionalizzazione delle sue attività che ha toccato anche la Spagna, dove sta partendo uno dei più vasti progetti europei di gestione della logistica alimentare per il gruppo Leche Pasqual in cui è coinvolta anche la società trevisana. Si traccia di un progetto che sta diventando operativo per l agestione interna dei prodotti alimentari che prevede la gestione di 250 milioni di tag Rfid all’anno.

Il primo Rapporto sulla tracciabilità alimentare in Italia analizza diversi aspetti, partendo dal grado di adozione per arrivare a occuparsi anche delle resistenze. Nel nostro paese la normativa comunitaria del 2002 in materia di tracciabilità alimentare è largamente applicata, ma, sembra di capire, manca ancora un chiaro impegno degli operatori della filiera verso quella che gli estensori del rapporto definiscono tracciabilità evoluta, cioè quelle tecniche e quei processi affidati agli operatori in maniera opzionale.

Come in ogni campo c’è chi è avanti e chi su fa trascinare: la maggiore adozione di sistemi evoluti si verifica all’interno della grande distribuzione, mentre alla categoria dei resistenti appartengono piccoli commercianti e trasportatori. Ovviamente gli operatori dell’offerta di tecnologia sono pronti per la fase due della tracciabilità e mettono già a disposizione tecnologie che vanno dai sensori e dai tag Rfid per arrivare all’infrastruttura di rete nella più varie declinazioni del wireless: Gps, Gsm, WiFi.

Le eccellenze rilevate sono poche e ancora una volta dal lato dell’utenza sono le imprese medio piccole ad esser emesse sul banco degli imputati: queste imprese “ sono oggi propense all’acquisizione dell’infrastruttura informatica minima per rispondere positivamente al regolamento comunitario, ma sono ancora refrattarie all’adozione di sistemi di tracciabilità evoluta”. Una delle ragioni resta l’incapacità di anticipare ritorni degli investimenti in tempi brevi. Ma , come ricordano in Aton , questi strumenti sono disponibili, insieme con quelli per la valutazione del Tco in fase di sviluppo dei progetti.