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Virtualizzazione, la ricetta migliore per tagliare i costi aziendali

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Lo scenario delle PMI italiane e la proposta di HPE per accelerare lo sviluppo del loro business

Le piccole e medie imprese affrontano tutti i giorni il problema della riduzione dei costi, perché vorrebbero liberare parte delle proprie risorse per reinvestirle in progetti virtuosi in aree applicative che permettano lo sviluppo del business con tempi minimi di recupero dei capitali.

Lo scenario, soprattutto quello italiano è interessante ma non parliamo solo di luci. Il rapporto Cerved qualifica come medie, piccole e microimprese quelle con meno di 250, 50 e 10 dipendenti. In Italia parliamo di circa 136mila società di cui 112mila circa sono le piccole imprese e solo 23800 circa le medie. Queste realtà hanno generato ricavi pari a 852 miliardi di euro e rispetto al complesso delle società non finanziarie pesano per il 37 percento in termini di fatturato, per il 41 percento per valore aggiunto, ma anche per il 29 percento in termini di debiti finanziari. E l’esigenza di una svolta per le nostre PMI e il manufacturing, nell’ambito della digital transformation, è urgente perché tra il 2015 e il 2016 le PMI hanno evidenziato risultati lievemente peggiori rispetto a quelli delle grandi aziende, anche se decisamente positivi nel complesso. Le PMI confermano un trend in accelerazione (+3,7 percento), con le piccole che si rivelano più agili, ma nel confronto con le grandi fanno più fatica ad arrivare a livelli di performance migliori.


@tit2:Perché la nostra PMI deve innovare
E’ dalla metà degli anni ’90 che l’Italia evidenzia un declino nella produttività, e questo si è accenutato con la crisi economica post 2007. Non sono pochi gli indicatori che rivelano come alla base del problema ci sia la scarsa capacità del nostro sistema di innovare. L’economia italiana vanta un’ottima specializzazione settoriale, ma soffre dal punto di vista dimensionale la possibilità di innescare circoli virtuosi di ampio volume, è concentrata su produzioni tradizionali, ma soprattutto limita gli investimenti in innovazione ed adozione di tecnologie IT, e tanto più lo ha fatto in tempo di crisi. Una buona notizia però viene dalle nostre startup. Proprio il rapporto Cerved ne evidenzia 6500 iscritte al registro speciale delle imprese, con un peso economico non proprio trascurabile. Occupano 24mila persone, per un fatturato complessivo di 2 miliardi di euro, e soprattutto sono sensibili agli investimenti in cluster interessanti: smartphone, biotecnologie, software e Internet of Things, modellazione 3D, big data e ricerca. E’ come se ci fosse quindi una sorta di frattura, tra il queste ultime realtà, che comunque animano il tessuto del nostro Paese e il nostro business ‘tradizionale’ più lento, restìo al cambiamento, in difficoltà.

Ecco allora che il primo passo per queste realtà è virtualizzare parte delle risorse IT, attraverso l’aggregazione dei server, delle disponibilità storage e anche delle reti, considerato lo sviluppo delle funzionalità SDN e i passi in avanti in questo ambito negli ultimi anni. Costituito un unico pool, tramite una consolle si potrà gestire l’assegnazione delle applicazioni al pool per implementare in velocità nuovi servizi, e incrementare il controllo sulla disponibilità di risorse.


La virtualizzazione: vantaggi e sfide

Virtualizzare semplicemente non ha molto senso, perché la virtualizzazione rappresenta il primo passaggio di un processo evolutivo per l’azienda che è molto più lungo. E’ vero però che i vantaggi di un’infrastruttura virtualizzata sono immediati. Si consolidano i componenti hardware, si ottengono capacità superiori e prestazioni migliorate, mentre si riducono i costi, e soprattutto virtualizzare in questi scenari significa eliminare anche le capacità isolate, non utilizzate sui vecchi server, magari anche su storage obsoleti che non soddisfano più i requisiti più stringenti delle infrastrutture adatte alla digital transformation. Inoltre si implementano le applicazioni in modo più veloce, e si possono aggiungere risorse all’occorrenza, senza incidere sulle voci Capex.

I vantaggi della virtualizzazione per le PMI
I vantaggi della virtualizzazione per le PMI

Spostare applicazioni, file di dati, e connessioni di reti tra dispositivi consentirà di ridurre al minimo i tempi di downtime, con la capacità di riserva sempre disponibile pronta da condividere tra applicazioni diverse, magari per garantire ridondanza e alta disponibilità.

Rimanere invece dove si è costringe a sostenere nuove sfide e affrontare vecchi problemi. Si pensi ai costi di manutenzione continui, a quando arrivano carichi di lavoro critici che innalzano i livelli di rischio, che invece in una realtà virtualizzata sarebbe possibile risolvere semplicemente aumentando la densità delle macchine virtuali e infine si pensi al costo da affrontare per mantenere sempre attive licenze solo in parte utilizzate.

Non sempre il ‘ferro’ è la soluzione migliore per tenere il passo del cambiamento, invece le risorse logiche e i servizi software possono consentire anche alle PMI di farlo, senza bisogno di prevedere oggi cosa accadrà domani, e senza bisogno di avere personale IT addestrato e specializzato su soluzioni legacy, che possono portare a un maggiore margine di errore proprio nell’interazione uomo/macchina. Senza contare poi che le normative internazionali europee sempre di più richiedono applicazioni disponibili 24 ore su 24, sette giorni su sette, tutti i giorni dell’anno, e mantenere server fisici in perfetta efficienza con le relative risorse storage è decisamente costoso.
La proposta HPE e i benefici per le PMI

Qui si innesta la proposta HPE che ha progettato server, storage e reti per soddisfare i requisiti di virtualizzazione allo stato dell’arte. Si possono migliorare le efficienze operative anche integrando strumenti di amministrazione e gestione nella piattaforma di virtualizzazione tutti al servizio dell’obiettivo comune che resta massimizzare il risparmio sull’hardware aumentandone la capacità e le prestazioni.

Non mancano storie reali che hanno beneficiato di un’infrastruttura virtualizzata. Per esempio tra i casi d’uso è significativo quello di una nota società di costruzioni che si è trovata ad affrontare i problemi legati a un ambiente server obsoleto, difficile da gestire, che incideva negativamente sui processi di lavoro, proprio a livello di continuità del business.

L’azienda ha così deciso di standardizzare le applicazioni su un cluster di virtualizzazione Hyper-V, basato su nodi StoreVisual con i server HPE ProLiant e sistemi di rete ProCurve, con HPE che ha quindi fornito server e storage e sistemi per la rete in un singolo pacchetto.

Il risultato per la società di costruzioni è stato l’aumento al 65 percento rispetto ai precedenti livelli fermi al 20 percento per quanto riguarda l’efficienza e maggiore tranquillità nei casi di aumento temporaneo delle richieste, fossero anche semplicemente dovute all’esigenza di spazio aggiuntivo e a potenza di calcolo supplementare per una configurazione in ambiente di test.

Con le applicazioni maggiormente disponibili si sono eliminati i colli di bottiglia, perché invece che utilizzare un singolo server per una sola applicazioni critica, il cluster virtualizzato ha permesso di ottenere capacità di calcolo supplementare da utilizzare come livello di ridondanza aggiuntiva.


Dalla teoria alla pratica: le soluzioni HPE
In questo scenario e per raggiungere gli obiettivi appena descritti le soluzioni di calcolo proposte da HPE sono da ricondurre ai server HPE ProLiant Gen9. Essi forniscono quanto serve alle piccole e medie aziende che devono partire da un’infrastruttura virtualizzata anche contenuta, ma scalabile, semplice, che sia piccola anche nei costi e semplice da utilizzare con le competenze già in azienda.

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HPE ProLiant DL160 Gen9

Per soddisfare esigenze di ogni tipo HPE ha declinato la proposta HPE ProLiant Gen9 in due serie, proprio per i carichi di lavoro legati alle scelte di virtualizzazione: si tratta dei server ProLiant 100 e 300.
Fanno parte della prima serie i modelli HPE ProLiant DL120, DL160, DL180, ML110 e ML150. Si parla di macchine per carichi di lavoro virtualizzato da 20 fino a 40 VM. Si tratta di una proposta in cui l’idea di sviluppo è stata inseguire l’equilibrio tra le prestazioni, lo storage, e la gestibilità a un prezzo interessante. Prendiamo in considerazione tra queste proposte proprio il modello HPE ProLiant M110 Gen9. Si tratta di un piccolo tower silenzioso, con ottime prestazioni e possibilità di espansione ancora a un prezzo accessibile. Si qualifica in ogni sua caratteristica proprio per il supporto alle esigenze di elaborazione delle piccole e medie imprese. Si tratta di un server tower a processore singolo, inseribili in un armadio server rack con 4.5U di spazio, prevede fino a cinque slot PCIe, può crescere fino a ospitare 8 unità disco LFF o 16 SFF e per quanto riguarda la dotazione di memoria prevede otto slot DIMM DDR4 con supporto HPE DDR4 SmartMemory, per una capacità complessiva di Ram di 256 Gbyte.

Si inserisce quindi in qualsiasi contesto di lavoro, tanto che anche aziende maggiori poi lo utilizzano per le proprie filiali. ML110 Gen9 è profondo meno di 19”, con un prezzo ragionevole, sfrutta Intel Xeon con velocità fino a 3,5 GHz con fino a 14 ore, e prevede già il controller HPE Smart Array opzionale, che permette prestazioni di memoria superiori, e la disponibilità dei dati SAS da 12 Gb/s o HPE Smart Host Bus Adapters con connettività SAS affidabile a elevate prestazioni, eseguibile in modalità HBA o modalità RAID semplice.
Come Cpu d’elezione questa proposta offre Intel Xeon E5-2600 v4 e Intel Xeon E5-1600 v3.

Nella proposta delle soluzioni per la virtualizzazione abbiamo riportato più volte quanto sia importante non solo il ‘ferro’ ma la possibilità di gestirlo con agilità. HPE ProLiant ML110 Gen9 dispone di una funzione di gestione per il controllo, il provisioning, e l’ottimizzazione che conosciamo attraverso il suo nome HPE Insight Control. La dashboard personalizzata, disponibile online come HPE Insight Online, permette di verificare l’integrità dell’infrastruttura convergente.

Sono queste soluzioni che dispongono di configurazione in modalità di avvio UEFI e permettono il provisioning locale e remoto con Intelligent Provisioning e Scripting Toolkit o RESTful Interface Tool. Conosciamo inoltre quanto sia fondamentale che un server di questo tipo, ottimizzato per carichi di lavoro fisici, ma anche e soprattutto virtuali, e per le applicazioni delle PMI, debba soddisfare le esigenze di sicurezza di base anche a livello fisico. Per questo la soluzione è dotata di alimentatore ridondante opazionale, la memoria DDR4 disponibile in gran quantità contribuisce a tutelare l’azienda dalla perdita dei dati e dalle criticità di downtime grazie alla gestione avanzata degli errori, al miglioramento nella gestione dei carichi di lavoro e a una migliore efficienza energetica.

 

HPE ProLiant ML350 Gen9
HPE ProLiant ML350 Gen9

A un livello superiore invece si colloca la proposta HPE ProLiant 300, con i modelli DL360, DL380, ML350. Queste macchine sono pensate come piattaforme di calcolo per alte prestazioni e a maggiori densità per questo si parla di carichi di lavoro di virtualizzazione superiori a 40 macchine virtuali.
In questo caso HPE ha sviluppato i modelli ProLiant 300 tenendo allora come riferimento le esigenze di scalabilità, coniugate con l’attenzione ai consumi energetici e la possibilità di mantenere alta l’agilità nella gestione delle potenti risorse disponibile, proprio per non fare venire meno i vantaggi derivanti sì dalla disponibilità di risorse, che fossero però distribuibili alle diverse applicazioni in tempi realistici.

Per questa seconda serie ProLiant 300, teniamo come riferimento per offrire un’idea delle capacità il sistema HPE DL 360Gen9. Si tratta di una proposta con chassis 1U per un massimo di due processori, pensata per combinare elevate prestazioni, basso consumo energetico, uptime ottimizzato e maggiore densità. HPE DL360 Gen9 utilizza processori Intel E5-2600 v4 di ultima generazione con un aumento delle prestazioni del 21%1 e l’ultima generazione di HPE DDR4 SmartMemory 2400 MHz in grado di supportare fino a 3 TB e un incremento delle prestazioni fino al 23 percento.

Il server DL360 Gen9 può essere gestito in qualsiasi ambiente IT automatizzando le principali attività di gestione del ciclo di vita del server con HPE OneView e HPE Integrated Lights-Out. I bisogni indirizzati da una soluzione di questa fascia abilitata a offrire il meglio proprio da OneView, riguardano lo sviluppo del business con la massima flessibilità.

Si parla infatti di un’ampia gamma di schede integrate 4×1 Gbe, HP FlexibleLOM, schede PCIe standup da 1 GbE a 10/25 GbE a 40 GbE. Una dotazione che evidentemente offre tutta la flessibilità che serve a livello di larghezza di banda di rete e struttura, per rispondere e adattarsi alle esigenze aziendali in costante evoluzione.