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Una scelta ibrida, modellata con i partner, esalta le potenzialità del cloud

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In occasione di HPE Discover 2017 il vendor esalta i benefici del cloud ibrido rispetto al cloud pubblico, e ora è pronto a declinare le nuove proposte sul campo

A giugno si è tenuto a Las Vegas l’evento HPE Discover 2017, appuntamento cardine in cui Meg Whitman, Ceo di HPE, è solita delineare strategie e tecnologie nella roadmap, oltre che a fornire una lettura del mercato IT, mentre i giorni appena precedenti l’evento sono un momento di condivisione con i partner radunati a Global Partner Summit di HPE. Quest’anno in entrambe le occasioni il CEO HPE è sceso in campo proponendo una lettura di scenario fondamentale per comprendere come stia evolvendo il cloud computing, sia nell’offerta dei vendor, sia nelle scelte dei clienti, sia in previsione di Cloud 2.0, in cui una strategia multicloud sarà la scelta più condivisa tra le aziende.

Siamo infatti al crocevia di scelte che sembrano in parte in contraddizione tra loro. Da una parte sembra che sempre più aziende stiano abbracciando il cloud pubblico, anche in versione integrale, ma dall’altra, come riporta Meg Whitman, “secondo IDC il 53 percento delle aziende enterprise sta valutando di riportare i propri workload indietro, su piattaforme on premise”. La strategia di HPE è decisamente orientata quindi a una proposta basata sul cloud ibrido, perché consente secondo il vendor maggiore flessibilità, più facilità di sviluppo, gestione sartoriale delle risorse, maggiore controllo e soprattutto un migliore ritorno degli investimenti.

Meg Whitman, CEO HPE
Meg Whitman, CEO HPE

Questa proposta in casa HPE prende il nome di Composable Infrastructure, un mantra già dall’edizione 2015 di HPE Discover, che conforta le realtà produttive per la sua coerenza nel tempo. Si tratta quindi di mettere a disposizione dei clienti risorse di computing, storage e networking lasciando ampio margine di intervento ai partner, vitali per modellare l’offerta finale ai clienti con soluzioni personalizzate e per questo più adeguate rispetto alla proposta di un cloud pubblico tout court anche per workload più critici.

La Composable Infrastructure di HPE si basa su Sinergy, una vera piattaforma “componibile”, più che una semplice evoluzione rispetto ai sistemi convergenti e iperconvergenti: una piattaforma che realizza in casa dei clienti l’ideale di IT fluida, con risorse allocate in maniera precisa, per ogni singolo carico di lavoro sia per per il calcolo, sia per lo storage, sia per la connettività, con vantaggi non proponibili quando si lavora su cloud pubbliche.

Whitman: “L’idea è già piaciuta a oltre 400 clienti e la pipeline è in crescita e si tratta di un’idea esclusiva che qualifica il portafoglio HPE”.

Per HPE resta strategico il rapporto con il canale, con una focalizzazione enterprise marcata, e l’ambizione – dopo la separazione da HP Inc, – di riuscire ad affrontare molto meglio le difficoltà del mercato proprio perché ora è possibile fare meglio le cose che si sanno fare meglio. Un compito tra l’altro cui sono chiamate tutte le aziende che affrontano i problemi della Digital Transformation e sanno di dovere concentrare il proprio business non a risolvere le problematiche IT, ma aspettandosi che l’IT sia essa stessa abilitante nell’individuare nuove vie di business.

Siamo ora alla concretizzazione sul campo delle proposte presentate a HPE Discover 2017. La Composable Infrastructure di HPE è disponibile su Azure Stack pronto per il mercato in tutte le region. HPE sottolinea soprattutto come la propria offerta sia in grado di affiancare i clienti a partire da qualsiasi scelta cloud essi vogliano compiere, potendo concentrarsi con gli strumenti a disposizione sul ritaglio di risorse IT altamente scalabili, ma all’occorrenza.

Intanto sono stati introdotti nuovi livelli di sicurezza anche su tutta la linea dei server ProLiant, significa sicurezza a partire dal silicio, per prevenire gli attacchi al firmware e passi in avanti ha visto anche la proposta per una software defined infrastructure sempre più resiliente, in grado di fare il deployment anche di 10mila server in pochi minuti. Nei nuovi Gen10 sono ancora meglio incarnati i vantaggi della proposta HPE rispetto ai competitor: quindi Scalable Persistent Memory fino a 1,5 TB una nuova tecnologia di Intelligent System Tuning e l’estrema flessibilità storage, con l’ampio utilizzo anche di soluzioni NVMe.