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The Machine, il computer per i Big Data

6.1

The Machine è il nome del prototipo frutto del programma di ricerca HPE che evidenzia le potenzialità del Memory-Driven Computing

Si chiama The Machine il più grande computer single-memory del mondo, frutto di una delle più grandi iniziative di ricercar e sviluppo nella storia di HPE. L’azienda lo ha presentato a metà maggio raggiungendo l’obiettivo di realizzare e proporre un nuovo paradigma denominato Memory-Driven Computing, e cioè un’architettura completa per l’era dei Big Data.

Lo ha presentato Meg Whitman, CEO di Hewlett Packard Enterprise contestualizzando i perché delle ambizioni della sua azienda: “I segreti della prossima grande scoperta scientifica, innovazioni rivoluzionarie o tecnologie capaci di cambiarci la vita, si nascondono in piena vista dietro le montagne di dati che creiamo ogni giorno. Per concretizzare questa promessa non possiamo affidarci alle tecnologie del passato, bensì abbiamo bisogno di un computer costruito per l’era dei Big Data”.

Meg Whitman Ceo di HPE
Meg Whitman Ceo di HPE

The Machine sfrutta 160 Terabyte di memoria, per dare un’idea della potenza basta considerare che sarebbe possibile lavorare in contemporanea con otto volte i dati contenuti in tutti i volumi contenuti nella Libreria Del Congresso negli Stati Uniti, quindi circa 160 milioni di libri. Non si tratta semplicemente di ospitarne il contenuto, si tratta di potere memorizzare live e manipolare data set di queste dimensioni in un sistema single-memory.

The Machine è solo la prima tappa di un progetto molto più ampio, con tutte le potenzialità tipiche dei sistemi scalabili. Quindi sulla base del prototipo ora presentato HPE prevede che si possano tranquillamente pensare e progettare sistemi single-memory su scala Exabyte (quindi un milione di Terabyte), a crescere fino a un pool di memoria di oltre 4mila yottabyte (4 milioni di Exabyte).

Allora ecco che possiamo offrire un’idea di cosa si potrebbe fare con così tanta memoria. Avere in “Ram” una quantità così elevata di dati “live” appunto significa poter lavorare in contemporanea con tutte le cartelle cliniche di ogni persona sulla Terra; con tutti i dati presenti su Facebook, ma anche analizzare lo spostamento dei veicoli a guida autonoma di Google; oppure tenere al vivo tutti i data set delle esplorazioni spaziali di tutti i tempi, nello stesso momento per ottenere risposte immediate come non sarebbe possibile fare altrimenti.

Dentro The Machine, un'unica architettura
Dentro The Machine, un’unica architettura

Il responsabile del progetto di HPE, Mark Potter, CTO dell’azienda e direttore degli Hewlett Packard Labs, spiega: “Siamo convinti che il Memory-Driven Computing sia la soluzione per far progredire il settore in modo da consentire passi avanti in tutti gli aspetti della società. L’architettura che abbiamo presentato può essere applicata a qualsiasi categoria informatica, dai dispositivi edge intelligenti fino ai supercomputer”.

Anche per questo ha senso parlare di supercomputer, nell’era della Digital Transformation, anche quandoal centro si trovano business di dimensioni decisamente più contenute. Lo abbiamo già evidenziato: The Machine mette al centro dell’architettura informatica non tanto il processore, quanto la memoria, eliminando così i limiti attuali dati dalle varie inefficienze di come ora memoria, storage e processori interagiscono tra loro. Grazie alle tecnologie di Memory-Driven Computing si riduce il tempo necessario a risolvere problemi molto complessi, da giorni fino a ore e poi a minuti, fino a secondi.

The Machine di HPE (dettaglio)
The Machine di HPE (dettaglio)

Ecco allora in un comprensibile dettaglio i risultati ottenuti dal progetto The Machine che è riuscito a portare 160 TB di memoria condivisa distribuita tra 40 nodi fisici interconnessi mediante protocollo in fibra ad alte prestazioni

Lo ha fatto sulla base di un sistema operativo ottimizzato basato su Linux che gira su ThunderX2, un dual socket di seconda generazione prodotto da Cavium, in grado di gestire System on a Chip (SoC) ottimizzati per carichi di lavoro ARMv8-A.

I link di comunicazione sono di tipo ottico/fotonico, e prevedono anche il nuovo modulo fotonico X1, oltre ovviamente ai più tradizionali link online e operativi. HPE infine ha sfruttato specifici tool di programmazione software progettati per sfruttare tutta la memoria persistente disponibile.