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On premise o in cloud? Meglio entrambi…

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L’IT ibrido come soluzione in grado di esaltare le potenzialità delle nostre Pmi. Quattro consigli guida per progettare la Digital Trasformation

La trasformazione dell’infrastruttura IT non è più una scelta rimandabile. Chi non si è già mosso non può illudersi di riuscire a chiudere questa decade, pronto per affrontare la prossima con le carte in regola, per rimanere sul mercato. E’ forse l’unica cosa sicura nello scenario attuale.

Cambierà sempre più velocemente la domanda su prodotti e servizi. Per entrambi crescerà la domanda di personalizzazione cliente per cliente, ad alto livello, anche se su ampi volumi. Per i servizi già vediamo che è così. I partner stessi delle grandi aziende IT che raccolgono questa domanda lo raccontano. Sarà così anche per i prodotti.

Lo dice una ricerca IDC, il 65 percento delle realtà che hanno accettato il cambiamento ne hanno valutato l’impatto in modo positivo
Lo dice una ricerca IDC, il 65 percento delle realtà che hanno accettato il cambiamento ne hanno valutato l’impatto in modo positivo

Si può parlare di un nuovo “stile IT”, vuol dire migliorare l’efficienza operazionale per raggiungere i nuovi obiettivi aziendali. Sono coinvolti i CIO direttamente con i CEO e i CFO. Il lavoro di squadra paga se indirizzato a creare infrastrutture IT più flessibili e scalabili e se la vostra è una PMI, non sarà diverso, probabilmente dovrete concertare le vostre decisioni con meno persone, ma la Digital Transformation vi porterà senza dubbio a modernizzare e virtualizzare l’infrastruttura per riuscire ad accelerare l’esecuzione dei carichi di lavoro e fornire l’accesso illimitato alle vostre applicazioni proprio come se foste una grande azienda.

Proprio per le PMI la proposta di un’infrastruttura IT ibrida sembra permettere il migliore dei risultati possibili. Un controllo pieno su risorse, dati, informazioni e app potrà ben essere conciliato con la possibilità di accelerare i carichi di lavoro a scalare una volta che l’azienda cresce, o in occasione di determinati periodi in cui la domanda è molto importante, senza dovere attrezzarsi con acquisti che non sarebbero ammortizzabili (Capex).

Installazioni di soluzioni IT ibride permettono alle aziende di ottenere maggiore larghezza di banda, prestazioni di livello e supporto sia per la disponibilità di banda, sia per quella delle applicazioni, quando serve, come se si operasse a livello enterprise. Ed è proprio il caso di tante delle nostre PMI che operano a livello globale pur rimanendo ancorate al territorio. Non solo HPE prova a soddisfare queste esigenze anche tramite il modello Flexible Capacity che unisce la comodità del cloud pubblico con la sicurezza e la stabilità dell’on-premise. Per esempio HPE Flexible Capacity è un servizio che trasferisce nell’IT in sede i costi ridotti e la flessibilità del modello di pagamento basato sull’uso. In questo modo si può ottenere il meglio di entrambi i mondi, con la possibilità di scalare verticalmente e rispondere rapidamente alle mutevoli esigenze aziendali.

Rimaniamo concentrati su strategia e tattica : proprio per le PMI, HPE ha pensato ad alcuni consigli su come studiare un piano dettagliato per affrontare questi problemi.

Una strategia in quattro punti

1. Il primo passo, il più importante e critico, è riuscire a stilare una roadmap sul breve e sul lungo termine per la propria idea di IT ibrido. Si deve valutare e censire dove si è, dove ci si trova, soprattutto a livello applicativo e di processo, dove si vorrebbe arrivare, e quali sono le risorse di cui si dispone.
E’ un lavoro che non sempre è possibile fare da soli. Ci si può affidare al partner di sempre, ma ci si potrebbe affidare (forse meglio) a un consulente di fiducia che abbia già vissuto questo processo e magari possa vantare casi di successo in realtà simili alle vostre. A voi CEO/CFO/CIO spetta comunque l’ultima parola, anche quando questa apertura indispensabile a lasciarvi guardare da occhi diversi è servita a farvi conoscere cose della vostra realtà che vi erano sconosciute.

  1. Valutate bene le risorse IT on premise. Quello che vi è bastato fino ad oggi, domani potrebbe rivelarsi insufficiente, ma voi non avreste più tempo per adeguarvi. Parliamo soprattutto della capacità di scalare le vostre performance in relazione alla disponibilità di banda per le vostre applicazioni. Capacità di calcolo, continuità operativa, storage, rete dipendono dalla vostra strategia di virtualizzazione. L’obiettivo è arrivare a un’infrastruttura senza silos informativi tra domini on-premise e in cloud.
  2. Si arriva all’obiettivo due se si è pensato bene all’integrazione tra i due mondi (off-on premise)che è il vero plus offerto da una scelta ibrida. Quando questo accade applicazioni e servizi, in modalità del tutto trasparente, saranno fruibili senza soluzione di continuità anche dallo stesso device. Significa avere bypassato almeno tre capisaldi del modo di fare IT di qualche anno fa: cioè con strutture a silos, manuali (sfruttando grandi e specifiche competenze), con la tecnologia al centro, nel senso che applicazioni e carichi di lavoro si adattano ad essa con tempi di riprogrammazione
  3. A questo punto, con tutte le carte in regola e ben scoperte sul tavolo si potrà decidere (anche senza vincolo di mandato) quali applicazioni e servizi aziendali è più conveniente tenere in cloud e quali on-premise. Se si è assolto bene il punto tre ci si accorgerà che la decisione potrà nel tempo cambiare, assecondando il business. Al momento le aziende preferiscono tenere on-premise i propri database di dati, le applicazioni in cui la latenza è fattore critico, mentre in cloud si possono portare i servizi Web e quelli di e-commerce, maggiormente soggetti anche a flussi di picco a seconda di ore e calendario. Il fattore chiave sarà avere virtualizzato e averlo fatto bene.
IT ibrido - Potenzialità e vantaggi
IT ibrido – Potenzialità e vantaggi

L’idea che dovrebbe guidare la progettazione dovrebbe essere proprio quella di diventare veri e propri “broker” di servizi a regola d’arte. E’ intelligente quindi partire da un’osservazione accurata del proprio business, identificando per esempio quali sono nel periodo corrente le criticità di performance, processo, risultato, per modellizzare i nuovi obiettivi in un primo disegno sulla nuova architettura.

Questo include la valutazione degli impatti organizzativi, non tanto per aggiustare il progetto alla ricerca di un compromesso, quanto per leggere i bisogni reali e risolvere poi i problemi. Probabilmente la valutazione che condivideranno tutte le realtà che lavorano attorno a questi punti sarà di maturazione sulla consapevolezza che si è in viaggio, che mentre ci si trasforma si è già più avanti, che il progetto si leviga nel tempo, e che si è entrati nell’era in cui la trasformazione non prevede un punto di arrivo.