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Le soluzioni iperconvergenti di HPE abilitano tutti i vantaggi della VDI

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Il modello Virtual Desktop Infrastructure è ideale per il deployment di OS e applicazioni, ma senza le soluzioni hardware adeguate alla base non si risparmia

Con l’acronimo VDI – Virtual Desktop Infrastructure, si intende indicare quelle tecnologie di virtualizzazione che rendono possibile l’erogazione di un sistema operativo desktop, su un server ospitato in un data center. Si tratta di un modello alternativo a quello client/server, decisamente più diffuso. In pratica grazie alle tecnologie VDI è possibile separare l’ambiente dekstop e le relative applicazioni che girano sopra di esso dal device client che viene utilizzato per accedervi. In ambito IT si parla di VDI dal 2006, ma solo con la diffusione della virtualizzazione a ogni livello si si potuti raggiungere oggi tutti gli obiettivi promessi dalle soluzioni di Virtual Desktop Infrastructure. In casa HPE il massimo è possibile ottenerlo sfruttando le soluzioni iper convergenti offerte dal vendor.

Secondo HPE addirittura, poggiare la propria scelta VDI su un sistema iper convergente incrementa ulteriormente i possibili vantaggi. Pensiamo a un’azienda con un buon numero di postazioni, non solo desktop. La virtualizzazione dei sistemi operativi che vi girano sopra permette di avere sempre disponibile un’immagine pronta all’uso, aggiornata, l’update e l’upgrade istantaneo di molteplici postazioni, la manutenzione centralizzata di tutte le postazioni, con un risparmio notevole in termine di costi e riduzione delle problematiche, grazie a un modello molto più efficiente rispetto a quello con tanti client diversi da tenere sotto controllo lato server.

Non solo, un vantaggio fondamentale di un approccio tramite VDI è quello relativo alla sicurezza. I dati, infatti, non sono più sul desktop dell’utente – cui viene erogata ‘un’immagine del sistema operativo e delle apps’ – ma sono sempre sul server nel datacenter on premise o in cloud. Più facili anche i controlli da parte degli amministratori riguardo le procedure di login e relative problematiche di sicurezza.

Un’azienda in espansione con un ‘infrastruttura VDI è in grado di fare il deployment di centinaia di nuove postazioni in pochi minuti, accessibili subito, ovunque. Un modello così virtuoso però è reso vano se non sorretto da un’infrastruttura adeguata. Ve ne sono tante di questo tipo ancora in essere, fuori dal tempo, che addirittura incrementano i costi, invece che diminuirli: sono quelle in cui le risorse storage sono diffuse ed eterogenee, così come i componenti di computing.

La soluzione ideale invece per abilitare tutti i vantaggi è un’architettura Hyperconverged al servizio di VDI, per esempio HPE propone in questo ambito HPE HC 380 perché essa consolida la disponibilità di risorse di computing, storage, e le risorse di virtualizzazione, in una proposta estremamente integrata e facile da gestire, al punto da riuscire a risparmiare fino al 35 percento per ogni desktop, ogni mese, rispetto alla più vantaggiosa offerta di un cloud provider. Una soluzione così in casa HPE integra potenza di calcolo, storage software defined, e intelligence software defined. Per questo costituisce uno dei quattro pilastri dei vantaggi offerti dall’iperconvergenza HPE: virtualizzazione, VDI, Robo (sedi remote) e cloud ibrido

Così si possono ridurre i costi, la complessità, e offrire sempre, a chi lavora, un’insieme di soluzioni aggiornate e omogenee per tutto il team, a seconda del device utilizzato: desktop, thin client, smartphone, tablet o soluzione ibrida che sia. Il mantra è riassumibile in quattro parole: più velocità e sicurezza, con una maggiore semplicità a un costo inferiore.