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La chiave di volta per la trasformazione digitale si chiama IT

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Per non perdere il treno sulla trasformazione digitale servono tecnologie che aiutino i clienti ad adattarsi rapidamente al mercato in movimento, che siano efficienti, che supportino la mobilità e aiutino a gestire e interpretare i big data

Quante volte le aziende si sono confrontate con trasformazione digitale? Due termini che insieme fanno attenzione e curiosità ma che scatenano anche domande tipo: Sono pronto per questo? Cosa devo fare per…? Se da più parti, specie tra i media che si occupano di economia, ma anche a quelli più specializzati in informatica, gira sempre più insistentemente la voce che il 2017 sia l’anno della trasformazione digitale, allora servono chiari segnali per capire quale sia il ‘treno giusto su cui salire’.

Per quanto riguarda uso delle tecnologie digitali da parte delle imprese e erogazione di servizi pubblici online l’Italia, secondo la classifica Digital Economy and Society Index (Desi) 2017, si avvicina alla media europea. Rispetto allo scorso anno sono stati fatti passi avanti in termini di connettività ma gli scarsi risultati in termini di competenze digitali rischiano di frenare l’ulteriore sviluppo dell’economia e delle società digitali.

Nel complesso le imprese europee utilizzano sempre più tecnologie digitali, come i software professionali per la condivisione elettronica di informazioni (dal 26% nel 2013 al 36% nel 2015) o per l’invio di fatture elettroniche (dal 10% nel 2013 al 18% nel 2016). Lo stesso dicasi per le Pmi che si sono avvicinate al commercio elettronico: dal 14% nel 2013 al 17% nel 2016 e meno della metà di queste aziende vende in un altro stato membro della Ue.

Sulla connettività, l’Italia ha compiuto passi avanti ma se si guarda la diffusione della banda larga fissa è ancora troppo bassa, considerando anche che i prezzi sono diminuiti. Non è così per la media Ue laddove il 76% delle famiglie europee ha accesso alla banda larga ad alta velocità e gli abbonamenti ai dati mobili sono in aumento passando da 58 abbonati ogni 100 abitanti nel 2013, a 84 nel 2016.

Per quanto riguarda il capitale umano, in Italia, sebbene più persone siano online, le competenze restano basse. Carenze di competenze che sono state identificate anche nel resto della media Ue: il 44% dei cittadini europei continua a non possedere competenze digitali di base. Se da un lato i dati sugli italiani online, un poco, confortano, dall’altra si nota il brusco dato sotto la media europea delle attività online effettuate dagli internauti italiani. Solo per questo valore, l’Italia scivolerebbe al 27mo posto tra i paesi digitali. Allo stesso tempo, sull’integrazione delle tecnologie digitali, l’Italia sta colmando il divario con l’Ue per quanto riguarda la digitalizzazione delle imprese.

Le imprese che utilizzano la fatturazione elettronica sono il 30%, percentuale superiore alla media Ue (18%). HPE ha provato a stilare una lista con i grandi trend che fanno parte della trasformazione digitale partendo con l’adattabilità, ossia con la capacità dei clienti di trovare tecnologie che li aiuti ad adattarsi ai movimenti del mercato senza interrompere l’amministrazione ordinaria. Allo stesso tempo, l’esperienza utente che coinvolga i clienti e aiuti il personale a effettuare efficacemente il proprio lavoro.

Infine, due punti fermi della trasformazione moderna;. La mobilità e l’analisi dei big data. Sul primo punto, i lavoratori oggi devono avere la possibilità di lavorare ovunque e in qualsiasi momento per questo l’It deve supportare la mobilità. Infine sui big data, non serve solamente riconoscerli, ma vanno anche studiati e interpretati, per questo tecnologie corrette e competenze dedicate, possono fare la differenza tra un’azienda e l’altra.

HPE sottolinea che con le soluzioni HPE Flex, basate su server HPE ProLiant con processore Intel, possono fornire la corretta potenza per raggiungere questi obiettivi legati alla trasformazione digitale.