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Verso la nuova Oracle. Cosa resta e cosa si perde dell’eredità di Sun Microsystems

Giornalista. Ha collaborato con TechWeekEurope IT fin dal suo inizio

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Un’acquisizione da 7,4 miliardi di dollari alla prova del mercato dopo gli annunci. Sun tolta dal listino del Nasdaq. In gioco tecnologie hardware e software, modelli commerciali e tagli di personale

La lunga maratona legale per l’acquisizione di Sun Microsystems da parte di Oracle è finita la settimana scorsa con l’approvazione da parte dell’autorità antri trust dell’Unione Europea. Nelle ultime ore in attesa del preannunciato evento di ufficializzazione della acquisizione le attività attorno al grande accordo da 7,4 miliardi di dollari si sono fatte ancora più frenetiche con l’addio  ai dipendenti di Sun Microsystems –  e “con alcuni rimpianti dopo 28 anni insieme “ – di Scott  McNealy, lo storico fondatore e Chairman di Sun, e la messa in moto della macchina della comunicazione di Oracle.

La società si è scatenata a fornire anticipazioni e rassicurazioni su quanto succederà a Sun, il quarto produttore mondiale di server, che da sempre, nonostante la disastrosa condizione finanziaria che l’ha portata nelle mani di Oracle, gode di solida fama e reputazione in campo tecnologico per il suo supporto tecnologico all’interno dei grandi data center delle attività di impresa più critiche per il business della grandi aziende.

Per Oracle, l‘acquisizione di una società nata nell’Università di Stanford (la “esse” di Sun ) e con il network fin dall’inizio nel nome (la “enne” di Sun), porta a 60 il bottino delle società acquisite a partire dal gennaio del 2005. Erano nomi importanti ed erano tutti di società di software. Ora invece per Oracle si tratta di integrare un gigante dell’hardware, ancora acciaccato da acquisizioni finanziariamente devastanti come quella costosissima di Storagetek.
Dopo la lunga diatriba legale il mercato si aspetta da Oracle, che le ha già offerte in varie occasione a parole, concrete riassicurazioni su investimenti e sviluppi sulla piattaforma server, mentre il gigante del software si reinventa una nuova vita come società di sistemi e di hardware. In questi giorni gira in ambito tecnico una affermazione di Alan Kay, il mitico guru della tecnologia di Apple, che l’unico modo di sviluppare al meglio il software è di controllare l’hardware. La citazione viene dai responsabili di Cisco, che paradossalmente con la sua entrata nel mondo dei server per data center e cavalcando la virtualizzazione, ha contribuito alla messa all’angolo di Sun Microsystems.

Intanto i principali dirigenti di Oracle sono all’opera per far trapelare qualche informazione preliminare sulle strategie della nuova composita e complicata società in particolare come far convivere prodotti spesso sovrapponibili. Prima mossa è stata il via alle operazioni di delisting per Sun Microsystems che uscirà dal Nasdaq. In una intervista Bob Shimp, per la business unit Technology di Oracle, ha confermato le precedenti dichiarazioni di Ellison sul fatto che Oracle continuerà a investire nella famiglia di processori Ultrasparc T che sono al centro dei server della linea Niagara e sui server della famiglia M che si basa sui processori Sparc 64 sviluppati dal tradizionale alleato Fujitsu. Contrariamente alle aspettative di molti analisti, Oracle non abbandonerà lo sviluppo di server in architettura x64, che utilizzano i processori standard di Intel e Amd, e i server della linea Netra.

Rimane da vedere come Oracle gestirà il business dei server in modo profittevole. Sun dispone a catalogo di almeno 60 modelli diversi di server e un taglio del listino è largamente prevedibile.

E poi sul middleware in particolare che gli annalisti vedono le maggiori sovrapposizioni di prodotti e qui sono attese novità. Più che sulla questione dei database che con Mysql ha bloccato in Europa le attività di fusione, le maggiori preoccupazioni del mondo dello sviluppo riguardano la piattaforma  Java. Ma anche qui le notizie lasciate trapelare indicano il mantenimento di un impegno uguale se non maggiore rispetto a Sun.

Dichiara ancora Shimp: “Siamo impegnati verso un comupting aperto e standard. Continueremo a supportare molti progetti open standard e open source ai quali Oracle e Sun già partecipano”. Le piattaforme software Solaris e Unix non sono in gioco.
Comunque la direzione da seguire è quella che Oracle ha preso con la sua Database Machine Exadata: mettere insieme componenti hardware e software fino a farli convivere in una soluzione integrata di rapido approdo sul mercato e che integri la base della clientela di entrambe le società. La maggior parte della clientela enterprise dispone già di un installato e ha già fatto scelte su applicativi, data base e server. In generale Oracle non potrà tirarsi fuori da un trend di mercato che vuole integrazione e convergenza dell’infrastruttura It a supporto delle attività di business.

Il vero problema commerciale di Oracle è di bloccare il deflusso della clientela che è transitata verso HP e Ibm fin dal momento dell’annuncio di aprile della possibile acquisizione. Il mercato è scettico perché sollecitato da offerte vantaggiose da parte della concorrenza e non ha ricevuto sufficienti informazioni da parte di Oracle. Infine due questioni, ultime, ma importantissime, più della tecnologia. L’approccio al mercato delle due aziende è di tipo diametralmente opposto . Ma Oracle venderà direttamente hardware alle grandi aziende e potrebbe abbandonare lo schema indiretto abbracciato da poco da Sun Microsystems.

E poi la questione del taglio di personale. Qui Shimp indica come assolutamente non corrette le voci che almeno la metà del personale di Sun dovrà andarsene. Ma dalla California si indicano almeno duemila posti di lavoro già persi.

E su questo punto anche in Italia andrà verificata la credibilità della nuova Oracle.