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Verso il varo la direttiva UE per i ritardi nei pagamenti delle P.A.

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Le Pubbliche Amministrazioni sotto la lente dell’Europa: già strozzate dal patto di stabilità, ora una direttiva prova nuovamente a costringerle a pagare in tempo debito le forniture

Da un anno ormai la Commissione Europea era intervenuta per sollecitare le Pubbliche Amministrazioni in merito alla tempistica dei pagamenti dei servizi. In Italia da tempo le imprese soffrono più del dovuto – ma anche nel resto d’Europa la situazione è abbastanza simile –  dei ritardi con cui le istituzioni pubbliche saldano i propri conti.

Il caso più classico è quello delle Amministrazioni Comunali che devono fare i conti con la scarsità dei fondi, con il patto di stabilità quando anche i fondi ci fossero, e con i servizi che sempre più spesso si trovano a dover acquistare presso imprese private.

Alcune stime indicano che la pubblica amministrazione italiana ha un debito di 60-70 miliardi di euro verso i propri fornitori. Ciononostante la maggior parte di loro continua a pubblicare bandi di gara contenenti clausole sui pagamenti in contrasto con la normativa nazionale che già le costringerebbe a pagare entro 30 giorni.

I servizi erogati alle P.A. spesso hanno, fra l’altro, carattere continuativo, e richiedono pagamenti a forma di canone o di abbonamento che, per forza di cose, slittano in modo a volte insopportabile ponendo soprattutto le Pmi in gravi difficoltà.

Martedi scorso la Commissione Mercato Interno del Parlamento UE ha approvato il precedente disegno del Consiglio Europeo: 30 giorni di tempo per saldare, 60 se le parti si accordano, con una penale dell’8%.

L’accordo dovrà ora essere approvato definitivamente dal Parlamento nel corso del mese di Ottobre. La direttiva entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione e gli Stati Membri avranno due anni per recepirla.