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Sparita la legge sul tessile Made in Italy

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Doveva essere qui dal primo di Ottobre. In fermento le Associazioni e le Confederazioni: molti gli Artigiani e le piccole imprese che attendevano la legge di tutela.

Agosto 2010, Made in Italy: Stop del governo alla legge Reguzzoni-Versace” (la legge che impone un numero minimo di fasi di lavorazione realizzate in Italia perché il prodotto finito possa essere etichettato come Made in Italy).

Il viceministro allo sviluppo economico Adolfo Urso, così spiegava: “Visto il parere negativo dell’Unione Europea, e’ necessario, magari gia’ al prossimo consiglio dei ministri posporre con un emendamento la data di entrata in vigore della legge sul made in Italy che al momento è prevista per il primo ottobre

Al primo ottobre ci siamo arrivati, ma gli artigiani attendono ancora, in balia delle dispute fra livelli di controllo sempre più numerosi e ramificati.

Doveva arrivare il primo ottobre. Uscito a pieni voti dal Parlamento nel mese di aprile, potrebbe essersi perso tra Roma e Bruxelles.” Scrive in questi giorni una campagna stampa di Confartigianato. “Con la sua sparizione, si spera momentanea, tardano ad arrivare le norme che difendono i consumatori. Preoccupati (e anche un po’ indignati) gli imprenditori italiani assicurano adeguata riconoscenza a chiunque dia prova concreta della sua esistenza”.

La legge che dovrebbe istituire il marchio di riconoscimento dei prodotti tessili italiani – fornendo così una reale piattaforma di rilancio della qualità e della specificità italiana – dunque slitta di nuovo, in quanto non sono stati ancora emanati i decreti che ne consentono l’attuazione, e a causa dei pareri negativi dell’Unione Europea che contesta il provvedimento che violerebbe i principi della libera circolazione delle merci costituendo un ostacolo ingiustificato al commercio e al funzionamento del mercato unico europeo. Tutti contro, insomma.