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Pmi e famiglie iniziano a rimborsare i debiti

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Experian che ha diffuso i risultati sugli insoluti per le più diffuse forme di finanziamento delle famiglie e delle Pmi. Dopo una prima parte di 2009 in cui le morosità erano risultate in netta crescita (+13,8%), da settembre 2009 a febbraio 2010 queste non sono più cresciute (+0,2%)

Buone notizie sul fronte della capacità delle famiglie e delle Pmi di rimborsare i debiti contratti. Dopo una prima parte di 2009 in cui le morosità erano risultate in netta crescita (+13,8%), da settembre 2009 a febbraio 2010 queste non sono più cresciute (+0,2%).

Lo afferma Experian che ha diffuso i risultati sugli insoluti per le più diffuse forme di finanziamento delle famiglie e delle Pmi, come prestiti personali, credito al consumo, carte di credito e revolving, mutui immobiliari e leasing.

Effettuata su un campione di oltre 15 milioni di contratti in essere a fine febbraio 2010, la rilevazione ha evidenziato in tutta Italia un tasso di “default “pari al 3,83% per l’insieme delle forme di finanziamento indicate, e in particolare pari: al 7,19 % per  i prestiti personali; al 2,67 % per i prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi; al 3,3 % per i finanziamenti revolving; al 3,75 % per le carte di credito e al 5,24% per i mutui immobiliari.

I dati riguardano i rapporti con ritardi di pagamento per almeno 3 rate (da 90 giorni in su). Al di là delle rilevazioni puntuali, è interessante rimarcare come tutte le forme citate abbiano subito un forte rallentamento della crescita delle morosità, quando non uno stop.

Ciò vale per i prestiti personali (-0,3% contro +11,4% del semestre precedente), i mutui (+1,7% contro +19,7%), le carte di credito (+1,6% contro +16,7%) e il leasing, dove le criticità, raddoppiate  da inizio 2008 a metà 2009, hanno mostrato negli ultimi mesi un andamento chiaramente riflessivo (-3,4%).

Consistente anche il rallentamento della crescita degli insoluti per le rate del credito al consumo, meno soggetto per la sua natura a forti shock, e che cresce solo del 2,3% contro l’8,3% dei sei mesi precedenti.