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Assinform: la domanda It è in ripresa ma la crisi dell’Ict è pesante

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Paolo Angelucci, presidente Assinform, durante la presentazione della quarantunesima edizione del rapporto sull’informatica e le Tlc, afferma che nel primo trimestre 2010 la domanda It ha invertito la rotta, alcune imprese investono in nuovi progetti It ma la disoccupazione non rallenta

“Riprendere a investire in IT è decisivo per il Paese, per rimettere in moto l‘economia e sviluppare nuovi servizi digitali, per razionalizzare e controllare la spesa pubblica. Occorre più Information Technology ovunque, nelle imprese, nella Pa, nelle famiglie. Al Governo: la Pa non rinunci all’innovazione, l’IT non è un costo da tagliare, è la chiave per tenere sotto controllo la spesa e raggiungere l’efficienza” spiega Paolo Angelucci nell’illustrare i dati dell’ultimo Rapporto Assinform.

A fine marzo 2010 l’IT mostrava ancora un segno ancora negativo, una flessione del 2,9% dopo la gelata del 2009, ma rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso l‘IT è in ripresa: recupera 4 punti percentuali.

La risalita  è trainata da investimenti IT delle imprese, soprattutto le medie, in nuovi progetti. Ma rimangono ancora aree di debolezza: occupazione, credito e PA.
Ricordiamo che a fine 2009 l’Italia ha accresciuto il gap d’innovazione tecnologica con l’estero.  Se il mercato mondiale dell’Ict registrava -1,5%, It -5,4%, Tlc + 1,1%, il mercato italiano Ict sprofondava nel rosso: -4,2%, It  -8,1%, Tlc -2,3% . Segno meno in tutti i settori, con le flessioni più forti per l’industria -9,5% e le banche -10,4%. A causa della discesa della spesa pubblica in IT (Pa locale a -5,1%, Pac -4,3%) l’Italia si confermava fanalino di coda per spesa IT/abitante e spesa IT/Pil.

La buona notizia è che dopo il pesante calo di -8,1% nel 2009, nel  primo trimestre del 2010 abbiamo finalmente potuto rilevare i primi segnali di ripresa della domanda It. Il decremento di – 2,9%  a fine marzo segnala, infatti, un recupero di quattro percentuali rispetto al -6,8% registrato nello stesso periodo del 2009. Ma, fatto ancora più rilevante, è che la spinta maggiore deriva da investimenti in nuovi progetti IT da parte di aziende manifatturiere e dei servizi. Si tratta, ben inteso, di un fenomeno ancora molto fragile, che riguarda prevalentemente le imprese di medie dimensioni, più aperte ai mercati esteri. Tuttavia evidenzia un cambio di strategia: numerose aziende italiane ormai considerano l’IT non solo come strumento per ridurre i costi aziendali, ma soprattutto come investimento chiave per riavviare e consolidare il percorso di crescita. Le cattive notizie riguardano: il peggioramento dell’occupazione nel settore IT, soprattutto per consulenti e lavoratori indipendenti, riflesso dei forti tagli operati sulla spesa in informatica nel 2009 da tutti i settori dell’economia italiana; la continua discesa degli investimenti in It della Pa, che pesa negativamente sul processo di modernizzazione; l’approfondimento del nostro gap tecnologico con l’estero, che ci porta a essere ultimi fra i principali paesi nella spesa in Information Technology, penalizzandoci sul piano della competitività” ha proseguito Angelucci, presidente di Assinform.

Anche le aziende stanno imparando che sotto la ripresa c’è l’investimento in IT. “Gli investimenti informatici sono cruciali anche per lo Stato – ha concluso il presidente di Assinform – perciò  chiediamo al Governo e al Parlamento di adottare anche per la Pa la logica dei cosiddetti tagli intelligenti sulle spese improduttive. In un periodo così drammatico sul fronte dei conti pubblici,  appare miope continuare a tagliare indistintamente la spesa in IT, quando si tratta di un investimento indispensabile proprio per tenere sotto controllo la stessa spesa pubblica, migliorare l’efficacia della Pa e sviluppare i nuovi servizi digitali per imprese e cittadini. Nè lo Stato può rinunciare al ruolo di fattore di stimolo della crescita, che oggi significa mettere al centro della politica economica il sostegno all’innovazione. Su questo fronte è fondamentale poter contare su tempi rapidi e impegni certi per programmi come Industria 2015 per l’IT, come i progetti per l’e-government e per l’ infrastrutturazione digitale del Paese”.

Ecco i dati più nel dettaglio.
I budget IT delle aziende-clienti crescono del 22%, nel caso della spesa corrente (17,8% l’anno prima), e soprattutto; per i nuovi progetti, ben il 54% delle imprese intende svilupparne di nuovi, contro il 20% dell’anno prima. Tuttavia il miglioramento degli ordinativi sembra essere a vantaggio soprattutto delle imprese IT di dimensione maggiore, mentre il 40,9% delle piccole e il 50% delle medie valuta l’andamento degli ordinativi in peggioramento.

Sul fronte dell’occupazione Assinform non è ottimista: i lavoratori dipendenti una situazione di relativa stabilità (dal 64,9% al 70,2% ), che tuttavia non riguarda le medie aziende IT comprese tra 50 e 249 addetti, in cui, rispetto a febbraio 2009, si segnala un peggioramento.
Allarmante è la situazione della Pa, già da alcuni anni interessata da un processo di decrescita degli investimenti in IT, che si riflette nei ritardi del processo di modernizzazione, nella difficoltà a far decollare i servizi digitali e a trovare più elevati standard di efficienza.

Nel 2009 la spesa IT ha subito un calo di – 4,3% (-2,2% nel 2008), la Pal -5,1% (+0,7%), la sanità -3,7% (+2,1%). Nel 2009 la spesa pubblica IT si è attestata alla modesta cifra di 2.297 milioni di euro (è esclusa la difesa, la cui spesa, diminuita del 9,4%, ammonta a 533 milioni di euro).

Il confronto con l’estero indica come nel 2009 il gap tecnologico italiano si sia notevolmente approfondito rispetto ai principali paesi. La contrazione del mercato IT è stata più marcata in Italia rispetto al mercato mondiale (-5,4%) e dei mercati dei paesi con cui competiamo: Usa -6,1%, UK  -6,7%, Germania  -4,5%, Francia  – 3,4%.

Hanno fatto peggio di noi solo la Spagna a -9,1% e il Giappone a -8,7%.  Oggi siamo invece ultimi nella classifica sull’intensità di spesa IT. Con un rapporto spesa IT/Pil pari a 1,9% e spesa IT/procapite pari a 316 dollari, siamo dietro a Usa (4,0% e 1411$) Giappone (2,3%, 838$), Germania (3,4%, 880$), Regno Unito (3,3%, 972$), Francia (3,4%, 856$), Spagna (2,0%, 316$).

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