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Red Hat , un business model open source per il cloud computing

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Whitehurst (Red Hat): Red Hat è l’unica public company con crescita di fatturato a due cifre che ha un modello di business basato sul software open source

Il più recente Magic Quadrant for x86 Server Virtualization di Gartner mostra un quadro chiarissimo del mercato della virtualizzazione : un leader ( Vmware), un visionary ( Citrix) , un challenger ( Microsoft) e un gruppo di niche player che comprende a vario titolo Oracle ( VM e Solaris Containers), Parallels , Novell e Red Hat. Come rivendica Jim Whitehurst, Ceo di Red Hat, solo Red Hat però ha un suo business model diverso : “ E’ l’unica public company con crescita di fatturato a due cifre che ha un modello di business basato sul software open source. E appunto di modelli di business e non di tecnologia sembra interessato a parlare il numero uno di Red Hat:” E’ il nostro modello di business più che la tecnologia che attira il cliente”. E ancora : “ Il cloud computing sta cambiando il business model delle aziende di tecnologia”. E’ una specie di mea culpa delle software house che Whitehurst annuncia provocato da Eweekeurope .it sul tema del cloud computing , un termine sempre più frusto in attesa di una definiva messa in discarica. “ Il business model delle software house deve cambiare. L’80% delle caratteristiche di un software non è utilizzato . E le software house sono impegnate a introdurre sempre nuove caratteristiche. Invece di pensare a cosa voglia il cliente e l’utenza”.
Nell’opinione di Whitehurst quello che sta avvenendo è proprio il contrario della novità introdotta dalle tecnologie del cloud computing . Il cloud computing dà valore all’innovazione: “ E l’innovazione non è una lista di nuove caratteristiche”.

Il tema dell’open source e della partecipazione , insieme a quello della formazione e dell’education dei giovani è quello che sembra appassionare Whitehurst nel breve colloquio. Il Ceo di Red Hat non ha un suo blog , ma partecipa occasionalmente al sito opensource.com ( “ assolutamente non legato a Red Hat”) Delle cinque sezioni del sito ve ne è una sull’education , come far leva sulla” power partecipation “ : “ Vogliamo essere catalizzatori della nostra comunità open source”. 
“ Si parte dall’open source – insiste Whitehurst – e Red Hat cerca di renderlo consumabile. E il futuro attende tempi eccitanti per Red Hat. Cloud computing, utility computing , grid computing stanno configurando un cambio di paradigma e offrendo un reale vantaggio innovativo . Le nuove infrastrutture vanno tutte sull’open source . Ogni attività di successo di tipo Saas o di public cloud è basta sull’open source: “Se usi Google Docs, se usi Salesforce.com usi Linux e altri componenti open source”.

Open source e Red Hat sono agli antipodi del modello di business di Vmware “ Siamo contro quanto possa configurarsi come lock-in per la clientela e vogliamo aiutare le aziende a svincolarsi”. Un’architettura cloud deve essere definita in modo tale che le applicazioni possano muoversi nell’ambiente altrimenti un’infrastruttura cloud rischia di diventare un vincolo ( lock-in) per le aziende. L’infrastruttura IT di prossima generazione , secondo il Ceo di Red Hat, deve essere definita in modo che sia amichevole per il cliente e non per il vendor IT. Il punto sta nella possibilità di spostare i workload tra le diverse cloud senza alcun obbligo per l’utente di utilizzare la piattaforma di virtualizzazione scelta da provider del cloud. A questo proposito nell’aprile scorso Rad Hat ha annunciato Cloud Access che consente alle imprese di usare i loro contratti per supportare sia i server tradizionalmente on premise sia server ospitati sull’Elastic Compute Cloud di Amazon.

Per finire un commento sull‘Italia di Red Hat collocata nel contesto europeo. Risponde Whitehurst: “ In generale il mondo open source è più avanzato nel nord dell’Europa e questo si riflette anche nel fatturato di Red Hat. Ma nel sud dell’Europa il livello è più alto che in Gran Bretagna e in Germania. Questo lo si deve anche al mondo dei system integrator che lavorano bene con il sofware open source. L’adozione è relativamente alta , ma le aziende non sono ancora fiduciose nell’affidare all’open source i workload mission critical”. Ma qualcosa si potrebbe muover anche in Italia nel settore banche e finanza.