CollaborationEnterpriseSoftware

Ragazzi (Avaya), oltre il Chapter 11 con più risorse per ricerca e sviluppo

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Avaya affila le armi per soddisfare le esigenze di digital trasformation delle aziende con le soluzioni legate all’intelligenza artificiale nei core business Contact Center e Unified Communications. Oltre Chapter 11 ci saranno più risorse da investire in ricerca e sviluppo

Avaya negli ultimi mesi è balzata all’onore delle cronache più che per le novità tecnologiche tout court, per aver richiesto il Chapter 11 negli Usa e quindi per i vari passaggi di tutte le procedure d’obbligo in questi casi. Noi abbiamo intervistato Andrea Ragazzi, alla guida dell’azienda in tutto il Sud Europa, proprio per indagare se ci fossero e quali fossero i riflessi per Avaya nel nostro Paese, anche considerata la solida proposizione tecnologica di Avaya negli ambiti Unified Communications e Contact Center. Ecco allora delinearsi uno scenario per Avaya per nulla di debolezza, anzi, di consolidamento delle proposte e di ulteriore sviluppo.

Andrea Ragazzi, Avaya
Andrea Ragazzi, Avaya

Esordisce Ragazzi: “Chapter 11 per Avaya rappresenta almeno un doppio vantaggio. Prima di tutto, per definizione, rende tutto pubblico, e quindi le speculazioni del caso lasciano il tempo che trovano. E in secondo luogo si tratta di una procedura coordinata dalla Corte di New York che consente a  tutti di conoscere tutto, quindi limitando le ripercussioni sul mercato, preservando il business dell’azienda, soddisfacendo i creditori”. 

Ripercorriamo in breve gli eventi più importanti.
A maggio 2016, attraverso il proprio Ceo, Avaya ha annunciato che avrebbe esaminato le azioni possibili per ri-indirizzare in positivo il debito accumulato dopo l’acquisizione da parte dei fondi di Private Equity.

L’acquisizione, avvenuta circa 8 anni prima attraverso la procedura di Leveraged BuyOut, aveva avuto proprio come conseguenza la ricaduta di un debito importante sulle spalle di Avaya, con un tasso di interesse elevato che peraltro l’azienda ha sempre onorato. Chapter 11 è stato invocato proprio per uscire da questa enpasse, con l’intenzione da parte di Avaya di proseguire la propria attività più forte, ma spendendo per sviluppare innovazione e non solo per pagare interessi sul debito.

A gennaio quindi è stata attivata la procedura di Chapter 11 solo per la filiale americana, Avaya Inc.. Avaya ha valutato con Goldman Sachs la possibilità di vendere alcune divisioni, oppure effettuare tagli mirati, fino alla decisione di mantenere unita l’azienda almeno per quanto riguarda le divisioni core, quindi proprio quelle legate al business Contact Center e Unified Communications. Chapter 11, quindi, per Avaya rappresenta un processo normato dalla legge americana di protezione dai creditori, non di mera “Bankruptcy”. Ad aprile, infine, l’azienda ha presentato il piano di ristrutturazione che ora è in attesa di essere approvato. 

Ragazzi arriva presto al punto: “Avaya è un’azienda del tutto in salute. Abbiamo un Ebitda del 27 percento, le operations vanno molto bene, godiamo di un ottimo Net Promoter Score (indicatore della customer satisfaction), ma il debito accumulato erode i nostri vantaggi e i profitti che vorremmo riversare in ricerca e sviluppo”.  Una situazione, quindi, del tutto diversa rispetto a quando Avaya acquisì Nortel che era una realtà che perdeva soldi nel proprio business.

Avaya mantiene una posizione di leadership nel market share relativo alle soluzioni Contact Center e tra le prime in ambito Unified Communications. Allo stesso tempo ha dichiarato la messa in vendita della divisione di Networking (a fine giugno l’esito della trattativa, sulla quale il nome dominante che circola in questi giorni è quello di Extreme Networks). 
“In Italia – prosegue Ragazzisarebbe bugiardo dichiarare che non ci siano ripercussioni sul ‘percepito’, tuttavia siamo molto tranquilli e sereni, perché finalmente ci si indirizza alle scelte definitive giuste per l’azienda e perché i risultati ci danno ragione. L’Italia è sostanzialmente allineata ai risultati corporate” .

I clienti italiani si muovono sulla parte della proposta Avaya relativa alla Digital Transformation. Addirittura con alcune realtà anche nell’ambito dell’Intelligenza artificiale. Avaya ha sviluppato un primo progetto al riguardo negli Emirati Arabi. Noor è un assistente digitale virtuale per l’ambito bancario che combina strumenti di intelligenza artificiale, analytics, automazione e strumenti biometrici per personalizzare l’esperienza di interazione con gli operatori e modificare le modalità di interazione.

Ragazzi, riportandoci alla nostra realtà, evidenzia come proprio l’ambito financial sia più sensibile, veloce, e con un certo “commitment“, intravvedendo l’approdo alle soluzioni di AI, anche se a macchia di leopardo, tanto più quando si naviga in altre aree (con la PA più lenta).
Le piccole e medie imprese, invece, con la preoccupazione di ridurre i costi Capex, mostrano grande interesse per le soluzioni Avaya in cloud, e mostrano una capacità non indifferente di essere flessibili e andare più velocemente a servizio, quindi con una richiesta maggiore in questo ambito.  

Equinox per l’ambito Unified Communications e Oceana in ambito Contact Center sono e restano le riconosciute proposizioni innovative di Avaya del tutto “digital transformation oriented”, quelle in grado di portare i clienti, nel loro percorso digitale, all’utilizzo proficuo di app, con soluzioni open dove i clienti non soffrono l’effetto lock-in e possono sviluppare soluzioni specifiche per il proprio business.

E Ragazzi delinea allora la strategia: “Usciti da Chapter 11 più forti, avremo più risorse da investire soprattutto in area Ricerca e Sviluppo, potremo focalizzarci sui nostri core, e fare leva sui prodotti della famiglia Oceana e Equinox per soddisfare le eisgenze dei clienti nell’ambito della trasformazione digitale. Equinox comprende anche tutte le componenti relative alle piattaforme video, che dovrebbero permettere alle banche la riduzione del numero di filiali, per tante realtà un’esigenza sempre più urgente”