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Nella fatturazione elettronica le imprese non aspettano la PA

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I risparmi sono possibili, ma le norme attuative mancano. Circa 3 mila imprese adottano la conservazione sostitutiva delle fatture , circa 8 mila invece quelli per la veicolazione elettronica di fatture

 La Pubblica Amministrazione in assenza del Decreto attuativo sull’obbligo di Fatturazione Elettronica è meno attiva nell’avviare la dematerializzazione dei documenti, mentre il mondo delle imprese registra una crescita sostenuta. Circa 3 mila imprese adottano soluzioni per la conservazione sostitutiva delle fatture o di altri documenti contabili, circa 8 mila imprese quelli per la veicolazione elettronica di fatture e altri documenti del ciclo dell’ordine nei sistemi EDI. Circa 50mila imprese adottano poi altre soluzioni di interscambio documentale.

Questi dati sono emersi nel corso della presentazione dei risultati della Ricerca dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano . La Fatturazione Elettronica “pura” a norma di legge è invece un fenomeno ancora marginale in Italia, anche per la ormai cronica mancanza del Decreto attuativo dell’obbligo di Fatturazione Elettronica nei confronti della Pubblica Amministrazione. I principali fattori di freno/inibizione sono riconducibili a una generale percezione di “discrezionalità” della spesa e ad una difficoltà di misura della redditività dell’investimento. Sono però diverse decine di migliaia in vari settori le imprese che con modelli diversi – dalle relazioni bilaterali guidate da un’azienda leader di filiera alle reti intermediate da un’associazione di filiera o da uno o più provider di servizi EDI – si scambiano in formato elettronico le fatture o alcuni dei documenti del ciclo dell’ordine propedeutici a un futuro scambio elettronico anche delle fatture. Nel complesso, il valore scambiato “in formato elettronico” attraverso questi modelli ammonta a circa 150-200 miliardi di euro, tra il 5% e il 7% del valore totale degli scambi B2B (pari a circa 3000 miliardi di euro).
L’applicazione dei principi della fatturazione elettronica si declina concretamente in modelli attuativi assai diversi tra loro: la Conservazione sostitutiva delle fatture o di altri documenti contabili, la Fatturazione elettronica “pura” a norma di legge, la Veicolazione elettronica delle fatture e di altri documenti del ciclo dell’ordine (in formato strutturato o non strutturato).
Nel primo modello si ricercano essenzialmente benefici legati alla dematerializzazione dei documenti “fattura” che grazie alla normativa del 2004 (con le successive integrazioni) possono essere conservati in formato digitale senza necessità di archiviare l’originale cartaceo La sorgente dei benefici è prevalentemente una riduzione dei costi di conservazione fisica dei documenti e reperimento degli stessi in caso di necessità. Si tratta di benefici netti che possono valere 1-2 euro per fattura (o altro documento equivalente di pari “ingombro”).
Nel caso dei modelli di Fatturazione elettronica “pura” a norma di legge – caratterizzati dal fatto che la fattura nasce, viene trasmessa, ricevuta e conservata esclusivamente in formato elettronico – subentra, invece, per quanto limitatamente, la prospettiva di processo e i benefici ( tra i 5 e i 10 euro per fattura ) sono strettamente dipendenti dalla qualità dell’interazione con i propri partner di filiera, siano essi clienti o fornitori.
Il terzo modello comporta un’estensione delle logiche della Fatturazione elettronica all’intero ciclo commerciale (in particolare il concetto di interscambio documentale tra partner di business), idealmente dalla stipula dei contratti alla chiusura dei pagamenti. Ai benefici legati all’automazione del processo si aggiungono, in questo caso, i benefici legati al miglioramento della qualità e, quindi, alla riduzione dei costi di gestione delle inaccuratezze. In valore assoluto, i benefici netti possono valere diverse decine di euro per ciclo documentale (da 25 fino anche a 65 euro), in funzione del settore e del grado di copertura del ciclo.

“I non-utenti , ovvero anche coloro che hanno partecipato alla discussione su questi temi negli ultimi 2-3 anni, continuano a evidenziare come principali elementi di freno la gestione del cambiamento (quasi il 30%) e la difficoltà di identificazione e quantificazione dei benefici (quasi il 25%) – commenta Alessandro Perego, che ha curato la ricerca . Le motivazioni che inducono un’organizzazione a scegliere di non adottare la fatturazione elettronica sono essenzialmente riconducibili a 5 principali categorie : la necessità di investire nel change management, la scarsa percezione dei benefici conseguibili, la percezione di poca chiarezza nella normativa, il timore che i costi o gli investimenti da sostenere siano eccessivi e la consapevolezza di non disporre delle competenze necessarie”.
La diffusione della fatturazione elettronica – in particolare verso le PMI al di fuori delle comunità EDI – passerà attraverso l’obbligo di fatturazione elettronica nei confronti della PA e l’azione culturale e operativa di soggetti aggregatori quali le banche, i fornitori di sistemi ERP, i Commercialisti. Il legislatore e la Pubblica Amministrazione hanno un ruolo importante di supporto alla diffusione. Nel nostro Paese, tramite la Finanziaria 2008 si è normato che i fornitori si relazionino con la PA esclusivamente inviando fatture elettroniche “pure” a norma di legge. Tale imposizione, tuttavia, non è ancora operativa a causa della mancata promulgazione del secondo decreto attuativo. Sono stati identificati ben 8 progetti in corso – in Toscana, nel Lazio, in Lombardia, in Emilia Romagna ecc. – con l’obiettivo di supportare sia la stessa Regione promotrice (in quanto Ente pubblico che deve gestire le proprie fatture) sia le diverse Amministrazioni dislocate sul territorio e i diversi Enti che orbitano nell’area di competenza regionale: particolare attenzione è rivolta verso gli Enti della Sanità, la cui spesa impatta direttamente sui bilanci regionali.
Il sistema bancario deve ancora trovare la “giusta posizione in campo”, privilegiando maggiormente il ruolo di attore chiave del ciclo fatturazione- pagamento piuttosto che quello di puro provider di servizi di fatturazione elettronica.
I Commercialisti iniziano a dimostrare attenzione al fenomeno, sia come utenti diretti che come sponsor della fatturazione elettronica verso i propri clienti – quasi il 30% promuove attivamente soluzioni di dematerializzazione. Da una survey estensiva che ha coinvolto oltre 500 Studi è emerso che oltre il 10% già adotta internamente una soluzione di Conservazione Sostituiva di fatture e altri documenti contabili.