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La comunicazione multicanale è sempre più strategica per le aziende

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

L’accesso ai nuovi media e il successo delle dinamiche dei social network portano le imprese a diventare ‘editrici’ di se stesse. I risultati di uno studio dell’Università Bocconi promosso da Adobe

Cambia il modo di comunicare in azienda e le imprese iniziano a strutturarsi per sfruttare i vantaggi offerti dai nuovi mezzi di comunicazione in modo da legare i consumatori con un approccio multicanale: vi fanno partei media tradizionali, i nuovi media, il Web 2.0 in un sistema di circuiti virali e virtuosi della comunicazione.

E’ quanto emerge dalla ricerca realizzata dal centro ASK dell’Università Bocconi e promossa da Adobe. Sono stati somministrati 302 questionari ai responsabili marketing e della comunicazione esterna di 287 imprese dei comparti manifatturieri e di servizio (ma non appartenenti al sistema dei media) e i dati che emergono forniscono un quadro di una situazione ancora del tutto fluida in questo senso. Il 70% delle aziende investe nella comunicazione multicanale per arrivare a nuovi utenti, ma il 35% si pone come obiettivo quello di coinvolgere l’utente a tutto tondo, per ‘non mollarlo mai’. E se per il 21% del campione il Web diventerà prioritario in questi processi solo tra due anni, l’89% è convinto che i tempi siano già maturi e che la sfida della comunicazione multicanale si gioca proprio nel biennio. Clip video, Web, social network e contenuti fruibili con i dispositivi mobile rivestiranno un ruolo chiave. E’ proprio lo strumento dei video a essere ritenuto decisivo da più del 70% delle aziende che lo utilizza sia per veicolare la comunicazione internamente (88%), sia sui siti di social network (già il 35% se ne avvale), incoraggiando gli utenti  a promuoverlo a loro volta nelle proprie community (il 22%). E’ evidente il passaggio a un modello in cui l’azienda diventa ‘editrice’ di se stessa, con linee e palinsesti propri, pronta a negoziare rapporti di collaborazione con gli editori di professione, per avvalersi delle competenze comunicative di questi ultimi, in un rapporto di ri-negoziazione dei ruoli e in un contesto quindi decisamente fluido. Nei nuovi processi comunicativi non è quindi solo la community degli utenti a veicolare e a far circolare informazioni su un determinato prodotto, ma è la stessa azienda che entra a proporre contenuti, e a incentivare lo scambio, per un effetto che è certamente più pervasivo quando si svolge all’esterno del portale aziendale, e quindi proprio nel cuore del social network.

Obiettivo finale è solo per il 16% degli intervistati quello di perseguire un criterio di efficacia a supporto delle attività di marketing tradizionale (soprattutto la GDO), mentre già il 32% delle aziende (soprattutto del settore cosmetico, chimico e farmaceutico) rientra in un profilo cosiddetto a ‘360 gradi‘ che sfrutta i vantaggi offerti dalle tecnologie per ‘allineare’ l’approccio all’utente e avvolgerlo nel proprio sistema comunicativo. Il 37% delle aziende (moda, design e beni durevoli) invece fa ‘scouting’ con il ‘multicanale’ per cercare di mantenere vivo l’interesse sulla propria offerta presso i clienti abituali, ma con un’attenzione spiccata per aprirsi a nuovi mercati e rinnovare il target. I veri e propri ‘pionieri‘ sono il 13%, distribuiti in modo equilibrato tra le tipologie del campione, cercano nell’investimento comunicativo efficacia, ma provano sul campo diverse strategie e sperimentano già a tutto campo la possibilità di declinare i contenuti su ogni tipologia di dispositivo e in ogni contesto social.