Enterprise

Jeremy Burton (Emc): Il private cloud per un’infrastruttura IT dinamica e flessibile

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

L’investimento di nove miliardi di dollari in acquisizioni negli ultimi sei anni ha trasformato Emc. Nel suo Dna ora c’è l’expertise per le soluzioni di internal cloud che consentono ai service provider l’erogazione di servizi a maggior efficienza

Anche i meno esperti conoscono i servizi cloud forniti da aziende come Google e Amazon: li usano tutti i giorni senza sapere cosa c’è dietro. Milioni di persone sono entrati nella Rete per produrre e far circolare contenuti e informazioni. Una mole di dati da gestire che ha contribuito a fare esplodere i data center (come ama sottolineare sempre Joe Tucci, presidente e CEO di Emc). La proliferazione dei dati ha delineato nuovi scenari e favorito l’evoluzione dei data center e delle soluzioni di storage (la radice originale, l’humus in cui è cresciuta Emc). La virtualizzazione dei server (che rappresenta solo il primo step nei sistemi virtualizzati) ha fatto breccia nell’IT come soluzione di risparmio, ma si inizia ora a comprendere che il processo di virtualizzazione e di trasformazione delle strutture (e quindi la virtualizzazione non solo dei server, ma anche di storage e applicazioni) non è funzionale solo agli “economics”, ma anche allo sviluppo. Spiega Jeremy Burton, Executive Vice President e Chief Marketing Office per Emc: “Il cloud è driver di efficienza e mette l’IT in prima linea come fattore di rilancio economico. Con il cloud lo sono i processi di deduplicazione (ruolo chiave quello di Data Domain), la virtualizzazione dello storage (il prossimo step sarà strettamente legato al calo dei costi delle soluzioni SSD), il passaggio delle applicazioni legacy su piattaforme dinamiche. A differenza di quello che si può percepire dalle history aziendali più conosciute, anche le piccole realtà avrebbero benefici affidando alcuni comparti delle proprie strutture IT a soluzioni di private cloud. Il cloud computing non deve essere visto come un processo che incombe, da temere, ma come una possibilità in più da cogliere”.

Jeremy Burton, Executive Vice President & Chief Marketing Officer

Da un lato Emc è partner ideale per i service provider, ma l’azienda evidenzia nel proprio portfolio soluzioni in grado di accompagnare anche le medie imprese verso strutture IT di private cloud, modulare e scalato su esigenze specifiche. La ricetta strategica di Emc ha come ingredienti la capacità di conquistare la fiducia dei clienti con SLA (Service Level Agreement), che partono dalle loro esigenze, e la proposta di pensare a private e public cloud che non si escludano a vicenda, ma – anzi – che siano modulate in balancing. Come ulteriore vantaggio competitivo. E’ categorico Burton: “Il risparmio dei costi è solo tattica, perché la strategia si delinea con la volontà di rendere più efficienti i comparti IT a vantaggio dell’azienda nel complesso”.

Le sfide sono quelle della sicurezza, dell’efficienza e della flessibilità. Sfide sostenibili solo con la collaborazione con gli application vendor, anche quando i vendor magari sono in qualche modo competitor in altri ambiti. L’esperienza acquisita da Burton in Symantec porta alla sottolineatura del primo dei tre aspetti, la sicurezza appunto: “La virtualizzazione è nata anche per soddisfare l’esigenza di lavorare in un ambiente software e hardware protetto, le prime macchine virtuali sono nate per poter fare testing con il pieno controllo di ogni parametro, VMware stessa è nata così. Ora assistiamo alla convergenza delle problematiche di virtualizzazione (storage e server), del cloud computing e del networking: e le nostre spalle sono ben coperte proprio perché la proposta di Private Cloud poggia sull’alleanza con Cisco e VMware (la controllata, Ndr), che significa in termini concreti e pratici la possibilità di offrire configurazioni Vblock scalabili da 300 a 6.000 macchine virtuali. Per soddisfare dai system integrator, alle medie aziende che hanno bisogno solo di alcuni servizi in private cloud, fino ai service provider di alto livello”.

Se la sicurezza è un’esigenza cardine di chi approccia il cloud, è abbastanza significativo come la migrazione in ambienti virtuali delle applicazioni più semplici e non mission critical sia abilitata da una facile previsione di risparmio sicuro dei costi, ma allo stesso tempo sia  poi considerata dai CIO come palestra per sperimentare vantaggi e rischi del cloud e accenda infine l’attenzione per estendere la soluzione anche alle applicazioni core. A domanda Burton risponde: “Senza dubbio è tempo di smettere di pensare ai comparti IT  funzionali ai vendor per distribuire soluzioni cloud e iniziare a pensare seriamente al cloud come fattore che accelera la soluzione dei problemi e abilita l’evoluzione dell’infrastruttura”. Anche questo approccio attento in primis all’architettura delle infrastrutture e in seconda battuta a software e servizi è nel Dna dell’expertise di Emc e porta Burton a chiudere così: “Noi non vogliamo proporre soluzioni per gestire una complessità crescente (come fanno alcuni competitor), vogliamo semplicemente eliminarla”.