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I big dell’high-tech rivedono le spese in R&D

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La preservazione della profittabilità ha avuto ragione, negli ultimi tempi, rispetto agli investimenti in R&D

Due logiche si affrontano nell’industria high-tech: mantenere i margini, ma anche proseguire negli sforzi di ricerca & sviluppo che assicura la crescita nel tempo. Il Financial Times ha di recente analizzato le pratiche in materia delle aziende It, constatando però che la preservazione della profittabilità ha avuto ragione, negli ultimi tempi, rispetto agli investimenti in R&D.

Il quotidiano finanziario sottolinea come Hp e Ibm, ovvero i due leader del mercato, abbiano aumentato i budget di ricerca di meno dell’1% lo scorso anno. Ma anche aziende come Sun hanno contratto le spese, segno di una pressione che obbliga i vendor a concentrarsi su progetti o linee di prodotti prioritarie.

A proposito di Ibm, il Financial Times cita il nuovo responsabile mondiale della R&D, John Kelly, che ha deciso di concentrare le attività su quattro filoni, dal futuro più che promettente, come il “cloud computing”, che di fatto racchiude gli sviluppi sul fronte delle applicazioni on demand. All’inverso, gli investimenti sono stati ridotti in segmenti giudicati più incapaci di produrre ritorni significativi. In Hp, gli sforzi di R&D degli Hp Labs si stanno focalizzando dai circa 150 piccoli progetti in corso verso i venti o trenta di maggior peso.

Questi dati non sono troppo confortanti. Secondo un’indagine dell’analista Sanford C. Bernstein, le imprese che riservano alla loro R&D un budget corrispondente a una percentuale delle vendite, su cinque anni, finiscono per raccogliere i frutti, con margini più elevati negli anni che seguono.