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Le sfide per le aziende dei giovani knowledge worker

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La generazione dei giovani tra i 18 e i 30 anni, definiti i Millennials, entrerà in azienda portando conoscenze legate alle nuove forme di collaborazione. Un’indagine di CA Technologies in Italia evidenzia il grado di preparazione delle aziende

I vendor cercano di capire le abitudini della generazione più giovane e i loro atteggiamenti verso computer, smartphone e dispositivi hi tech. Dopo Cisco per Internet ora CA Technologies ha rilasciato i risultati di un’indagine focalizzata sui “Millennials”, ossia la generazione di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Lo studio “Le aziende italiane e i Millennial: sfide e opportunità”, realizzato dalla società di ricerca NetConsulting, mostra come l’ingresso di questa nuova generazione nel mondo del lavoro sia un fattore critico per le imprese, ma soprattutto una opportunità .

L’indagine sui Millennials ha evidenziato l’emergere di una generazione di futuri knowledge worker fortemente motivati all’uso di dispositivi IT in mobilità: le percentuali relative mostrano l’orientamento all’uso di strumenti social e di cloud computing, tanto nell’organizzazione dello studio che del tempo libero. Tra gli strumenti più utilizzati, vi sono: notebook (88,3%), cellulare (71,1%) e smartphone (52%), ciò dimostra la familiarità con una tecnologia di tipo pervasivo, indipendente da una specifica situazione o localizzazione, una chiara indicazione delle opportunità che si aprono per le aziende a livello di remotizzazione e mobilità dei loro processi. Una discreta quota (23%) degli intervistati auspicherebbe di potersi servire esclusivamente di dispositivi come computer portatili o smartphone di proprietà e una forte maggioranza (64,5%) dà per scontata l’ipotesi di affiancare i propri dispositivi a quelli forniti dall’azienda.

L’arrivo dei dispositivi personali può richiedere alle organizzazioni IT una attività di segmentazione delle risorse di rete locale, con reti virtuali espressamente dedicate al servizio dei terminali “ospiti” di proprietà dei Millennial. A una esplicita domanda, il 52% dei giovani interpellati conferma di non ritenere necessario svolgere le proprie attività lavorative nel perimetro dell’ufficio. Contemporaneamente, circa il 50% del campione rivela l’aspettativa a servirsi, in azienda, di strumenti social, portali, bacheche e sistemi di chat sia per comunicare con i colleghi sia nelle relazioni con fornitori e clienti. Su un piano più propriamente comportamentale emerge una indifferenza piuttosto marcata nei confronti della privacy, nel 40% dei casi la sensibilità è nulla o bassa. I Millennial non esitano a condividere sui social network informazioni personali, quali indirizzo mail, informazioni sui propri gusti, abitudini e hobby e informazioni anagrafiche, a conferma della diffusa volontà di ricorrere a Internet per sviluppare la propria rete di relazioni.

Molto elevata anche la tendenza ad affidare i propri documenti digitali ai servizi di archiviazione online (Amazon CloudDrive, DropBox, Google Docs): il 60% si serve regolarmente dei servizi di storage “on the cloud“. Questi stessi servizi vengono utilizzati non solo per la conservazione di documenti personali, ma soprattutto per lo scambio dei documenti digitali con altre persone. Oltre il 70% dei Millennial ritiene auspicabile che l’azienda consenta l’uso di spazi virtuali di storage, altrettanto elevati risultano i livelli di aspettativa nel caso di dispositivi fisici come chiavette e altri sistemi di storage estraibili o portatili. Ciò impone, dal punto di vista aziendale, una adeguata strategia di prevenzione della perdita dei dati e conformità alle normative. Percentuali rilevanti del campione affermano di aspettarsi anche nell’ambiente di lavoro la possibilità di accedere, una o più volte al giorno, a strumenti di comunicazione individuale e di gruppo basati su social network o su sistemi di chat, instant messaging, Voip. La frequentazione dei social network dai luoghi e con i dispositivi di lavoro può impattare sul fronte della produttività, della sicurezza e delle performance applicativa se non opportunamente supportata da regole e tecnologie abilitanti. A questo proposito è indicativa la percentuale di coloro che si dicono disposti ad aggirare, utilizzando dispositivi di proprietà o evitando i sistemi di protezione della rete aziendale, le regole eventualmente imposte dai datori di lavoro per limitare l’accesso a questi strumenti.

Sul fronte delle imprese, lo studio mette in luce una maggiore discontinuità in termini di capacità di risposta e livelli di preparazione, ma le linee di tendenza mostrano un certo ritardo generale nei confronti di modalità che i Millennial hanno invece già fatto proprie. Sebbene in generale le imprese intuiscano i vantaggi che i Millennial possono portare in termini di maggiore produttività (secondo il 67,6% delle aziende intervistate), efficienza (67,6%), competitività (54,7%), accelerazione del time to market (37,8%), esse rivelano al tempo stesso forti resistenze nell’introduzione di strumenti che consentono la creazione di un ambiente di lavoro collaborativo e virtuale, sia sul piano della cultura aziendale (72,3%) che su quello organizzativo (39,9%) e dell’adeguamento delle infrastrutture e dei modelli organizzativi dell’IT alle potenzialità e aspettative dei nuovi “lavoratori della conoscenza”. Se il 50% dei Millennial pensa di operare in remoto lontano dall’ufficio, appena il 15% delle aziende vede questa flessibilità del lavoro tra le principali linee di evoluzione delle proprie politiche di gestione del lavoro.

A supporto delle attività lavorative da svolgersi all’esterno degli spazi fisici aziendali vengono forniti strumenti che i Millennial giudicherebbero convenzionali: meno della metà dei dipendenti dispone di device come notebook (46%) e cellulari tradizionali (48%). Uno degli aspetti più controversi riguarda la frequentazione dei social network. L’atteggiamento delle aziende a questo riguardo si divide tra coloro che non impongono alcuna policy contraria all’accesso dall’ufficio (40%) e una varietà di situazioni in cui l’accesso viene limitato a determinati orari, tipologie di lavoratori o scopi aziendali (40%) fino al divieto totale (20%).Questa tendenza si scontra con l’abitudine dei Millennials a interagire una o più volte al giorno con i social network (90% degli intervistati), lo squilibrio farà aumentare la pressione non solo sulla sicurezza IT, ma anche su aspetti meno scontati come la performance dei servizi di rete e delle applicazioni web derivante da un accesso frequente e prolungato a questi siti. Come risulta dall’indagine, molte imprese innalzano degli ostacoli quasi insormontabili tra le abitudini digitali del Millennial e le regole di conformità aziendali: la negazione dell’accesso ai social network  (circa il 59% delle aziende lo vieta o lo limita), alla comunicazione digitale e, più in generale, al patrimonio informativo offerto dalle nuove tecnologie (lavoro da remoto e in mobilità, team work virtuale) può compromettere il potenziale offerto dai Millennial, che include: parlare lo stesso linguaggio del mercato di riferimento in termini di bisogni e aspettative, la produttività di personale reperibile in qualsiasi momento, la velocità dell’immissione di prodotti e servizi sul mercato. A fronte di discreti livelli di maturità in molte delle tematiche di sicurezza e prevenzione, si rileva che ancora oggi oltre un terzo delle aziende intervistate non utilizza soluzioni per la gestione delle identità e degli accessi e il 45% non dispone di strumenti di Web access management.

Analogo discorso vale per tematiche come il disaster recovery e il backup dei dati, trascurate da circa un terzo del campione. Un altro punto di attenzione è la mancanza di soluzioni software di strong authentication (indicata dal 55% delle aziende) non considerando il fatto che sempre di più gli utenti accederanno alle applicazioni aziendali con dispositivi mobili da remoto. La carenza sul piano delle soluzioni di data loss prevention (presenti solo nel 23% delle aziende) si aggiunge a questa lista di forti criticità, comportando un serio rischio di trafugamento di dati e informazioni al di fuori del perimetro aziendale, con potenziali danni di immagine, violazione della compliance e così via.
Le criticità riguardano anche aspetti più specificatamente rivolti alla gestione delle infrastrutture, dei livelli di servizio di reti e applicazioni, di garanzia di qualità del servizio che, in un ambiente con un forte utilizzo della rete, diventano indispensabili. Le percentuali relativamente basse di progetti relativi a capacity planning (30%), monitoraggio e gestione dei livelli di servizio (27%), o network performance (23%), indicano lo scarso livello di attenzione delle aziende verso la qualità dei servizi IT erogati agli utenti interni .

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