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Bitcoin moneta “criminale”? Comunque sia blockchain è il futuro

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Bitcoin vale sempre di più. Tra speculazioni e voglia di regolamentare è certo che la tecnologia blockchain è destinata a cambiare il mondo finanziario. Che piaccia alle banche o meno, sarà così

Mentre sembra che le borse non siano in grado di resistere al fascino della moneta digitale Bitcoin, che sfrutta la tecnologia Blockchain – e per questo non ha bisogno di un’autorità centrale – ecco che arrivano puntuali i tentativi di delegittimazione e controllo sulla Cryptovaluta più riconosciuta, Bitcoin appunto.

L’UE è allo studio di un piano di regolamentazione su Bitcoin, per le preoccupazioni legate al suo utilizzo in tutte le operazioni “poco trasparenti”, per esempio come risorsa per riciclare denaro non proprio pulito, o non pagare le tasse. Lo scopo non sarebbe “delegittimare” la tecnologia di base che è il vero punto di forza ma sostanzialmente si vorrebbe allineare la moneta digitale alla legislazione anti-riciclaggio e anti-terrorismo.

In pratica si vorrebbe obbligare le piattaforme che gestiscono Bitcoin a raccogliere informazioni sui clienti, così come anche a segnalare le operazioni sospette. Già di per sé, per quest’ultimo aspetto, ci sarebbe da sorridere. In verità, già ora, quando si tratta di convertire Bitcoin in un’altra valuta le agenzie richiedono i dati personali, cosa che invece non avviene per gli acquisti in Bitcoin e gli scambi di qualsiasi tipo con questa valuta. 

Oggi un Bitcoin vale oltre 10mila dollari, il valore iniziale era di frazioni millesimali di dollari. Secondo alcuni economisti come Kenneth Rogoff e Joseph Stiglitz sarebbe proprio la prestanza di Bitcoin per coprire operazioni poco trasparenti a determinarne ora il rialzo continuo. 

E’ vero che pur essendo le transazioni in valuta digitale sempre visibili – tanto che il “database” distribuito delle stesse è il vero valore della tecnologia blockchain – i titoli dei portafogli elettronici sostanzialmente rimangono anonimi (tra le piattaforme che gestiscono portafogli elettronici vogliamo citare Coinbase, giusto per offrire un esempio da studiare per chi è a digiuno della materia).

Tuttavia il valore di Bitcoin è probabilmente proprio da ricerca nella tecnologia su cui si basa e nelle possibilità che offre, proprio come alternativa alla finanzia “controllata” dall’alto. E con questo concetto prima le banche faranno i conti meglio sarà, perché il valore di blockchain – e quindi anche della sua rappresentazione più conosciuta Bitcoin – è solo destinato a crescere. 

La quotazione Bitcoin nel momento in cui scriviamo secondo Plus500
La quotazione Bitcoin e di altre crypto valute nel momento in cui scriviamo secondo Plus500

Lo stato attuale delle cose in pratica vede sì da parte della maggior parte delle banche centrali il riconoscimento della bontà delle tecnologie blockchain, allo stesso tempo la volontà anche di non lasciarsi scappare il controllo, ma è un dato di fatto che la loro riottosità ad accelerare il cambiamento, non potrà che determinare l’aumento di valore e il proporsi di un numero sempre maggiore di attori in grado di proporre proprio su blockchain quei servizi alternativi che le Banche ancora non sono in grado di offrire. 

Se da un lato non è più possibile fare a meno di riconoscere che le tecnologie blockchain sono sostanzialmente tecnologie di disintermediazione, allo stesso tempo permettere che i “monoliti” della finanzia prendano il controllo anche di Bitcoin è assolutamente impensabile. Bitcoin non è l’unica cryptovaluta, basta citare Litecoin per esempio, come alternativa. E’ certo però una valuta con un alto livello di rischio, indipendentemente dalla crescita al 1300 percento.

Per esempio pochi sanno che i Bitcoin si “estraggono” letteralmente (tanto che si parla di attività di mining) mettendo a disposizione la memoria dei propri pc, che “corrisponde” a un valore in Bitcoin secondo un’equivalenza determinata da un complicato algoritmo.

E se è vero che le fluttuazioni del valore di una cryptovaluta non ispirano fiducia, pensare – come fa qualcuno – che allora sia un valore che non esista o semplicemente da regolamentare è altrettanto  un’enorme follìa. Il parere di Mario Draghi in proposito è tanto illuminante quanto, ci sia consentito, sibillino: “Le cryptovalute non sono ancora abbastanza mature da richiedere regole”.