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Fatturazione elettronica, molte le barriere all’adozione

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Lo sostiene la ricerca “Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione” eseguita dalla School of Management del Politecnico di Milano, che ne evidenzia anche i benefici economici per le aziende di tutte le dimensioni

Tempi di payback generalmente inferiori all’anno e criticità prevalentemente legate alla resistenza al cambiamento. È questo il principale messaggio che emerge dalla ricerca “Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione” eseguita dalla School of Management del Politecnico di Milano e che ha visto coinvolte oltre 200 aziende tramite survey, 90 aziende utenti e 50 aziende fornitrici di soluzioni e tecnologia.

La ricerca traccia un panorama complesso in cui è possibile identificare almeno una decina di modelli, classificabili in due classi principali: la prima comprende i modelli difatturazione elettronica“in senso stretto”, quindi tutte le soluzioni volte a digitalizzare e automatizzare il processo che va dalla creazione della fattura alla sua archiviazione; la seconda classe comprende i modelli di fatturazione elettronica “in senso ampio” o di integrazione e dematerializzazione del ciclo ordine-pagamento, in cui il dominio di analisi è allargato all’intero processo logistico-commerciale e amministrativo-finanziario – dalla creazione dell’ordine alla chiusura del ciclo dei pagamenti e delle annesse riconciliazioni.

Le evidenze più forti e originali – ha affermato Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazionederivano dalla stima della redditività dei progetti. Il tempo di payback risulta generalmente inferiore all’anno per tutti i modelli di fatturazione elettronica e per tutti i livelli di attività amministrativa (anche medio-bassi), con pochissime eccezioni relative ai paradigmi a impatto locale nelle piccole aziende. I benefici, nel caso in cui si ricorra alla completa integrazione e dematerializzazione del ciclo, vanno dai circa 25 euro per ciclo, nel settore farmaceutico, agli oltre 70 euro per ciclo, nel settore degli elettrodomestici. Questo si traduce in una riduzione percentuale del costo iniziale che va dal 65% all’85%, a seconda del settore“.

Tali benefici possono rappresentare da qualche decimo di punto percentuale sino a circa un punto percentuale del fatturato in funzione del settore e della tipologia di azienda. Considerando che in molti settori le filiere possono essere lunghe e articolate, il valore che può derivarne per gli attori e per i consumatori finali è notevole.

Dai risultati della ricerca emerùge che la fatturazione elettronica è ancora un fenomeno poco diffuso, che riguarda meno di un’azienda su dieci, se consideriamo anche le soluzioni più elementari, e meno di una azienda su trenta, se consideriamo solo le soluzioni più integrate. Due sono i segmenti principali di applicazioni: da un lato il mondo Edi – storicamente focalizzato sullo scambio elettronico dei documenti del ciclo logistico-commerciale – che cerca di integrarsi e recepire le logiche della fatturazione elettronica, e dall’altro lato il mondo delle più recenti applicazioni di conservazione sostitutiva, in forte crescita, che fa fatica però a recepire le logiche dell’integrazione di processo.

Oltre alle barriere esterne, normalmente addotte come ragioni di freno all’adozione della fatturazione elettronica – quali normativa, mancanza di uno standard unico, clienti e fornitori non pronti – ha spiegato Perego –, entrano in gioco anche le barriere interne come una sostanziale mancanza di consapevolezza da parte del management delle organizzazioni, e soprattutto da parte dei top executive, del significato di fatturazione elettronica in senso ampio, di integrazione e dematerializzazione del ciclo ordine-pagamento e del valore legato ai progetti di fatturazione elettronica. A questo si aggiunge una resistenza alla gestione per processi e una resistenza, ancora più forte della precedente, alla collaborazione di filiera in base alla quale non si riconosce la dipendenza sempre più significativa delle proprie prestazioni dalle prestazioni degli altri attori, soprattutto nelle supply chain complesse e articolate”.

L’Osservatorio ha anche identificato alcune linee guida utili per muovere il sistema paese e le singole organizzazioni verso un’adozione più matura delle soluzioni di fatturazione elettronica.
Dal punto di vista delle singole aziende, emerge come sia opportuno affrontare la fatturazione elettronica nella prospettiva più ampia di integrazione e dematerializzazione del ciclo ordine-pagamento, la quale massimizza i benefici e consente di posizionare il tema al più alto livello nelle organizzazioni. “Molteplici sono i paradigmi di adozione – ha proseguito Perego – da quelli a impatto più localizzato come la sola conservazione sostitutiva delle fatture a quelli a impatto più pervasivo e il ritorno dall’investimento è in generale positivo in tutti i casi. Cominciare dai paradigmi a più bassa integrazione per poi procedere verso i paradigmi a maggiore integrazione comporta una moderata penalizzazione negli indicatori di redditività, a fronte però anche di un inferiore “stress” da cambiamento sulla struttura. Queste considerazioni valgono anche per le piccole-medie imprese”.

Perego ha auspicato che l’Agenzia delle Entrate e gli organi legislativi compiano gli ultimi passi per semplificare la normativa in quei pochi elementi di inutile complessità ormai identificati e segnalati da molti e la rendano omogenea con la normativa europea.

È anche importante – ha concluso Perego – che le associazioni di professionisti a tutti i livelli partecipino alla diffusione di consapevolezza del valore e degli strumenti della fatturazione elettronica tra i loro associati. Ed è altrettanto importante che le associazioni di imprese, soprattutto quelle che rappresentano interessi di filiera o di distretto, proseguano nel lavoro di costruzione di modelli di integrazione e collaborazione di filiera che costituiscono la spina dorsale dei progetti di fatturazione elettronica in senso ampio”.