EnterpriseProgettiPubblica Amministrazione

Bevilacqua (Cisco): Le smart city devono trasformarsi in smart community, oltre i confini comunali

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Google + Linkedin Subscribe to our newsletter 1 commento

Videointervista – Con David Bevilacqua, vice president South Europe di Cisco e amministratore delegato in Italia, il punto sulle strategie dell’azienda in un paese in cui sono connessi solo 4 abitanti su 10. Scongiurando che la banda larga segua lo sviluppo dell’alta velocità, perché non ci siano cittadini di serie A e di serie B

Un anno impegnativo per Cisco. Da una parte acquisizioni  significative (vCider e NDS, quest’ultima la più  grande nella storia dell’azienda dal valore di 5 miliardi di dollari) dall’altra tagli e riorganizzazione interne.  “Impegnativo davvero, senza dubbio “ esordisce David Bevilacqua, da poco vice president South Europe di Cisco e amministratore delegato in Italia. “La Logica della nostra azienda è continuare ad innovare secondo tre paramenti: internamente dedicando il 14% del fatturato a Ricerca e Sviluppo, esternamente acquisendo tecnologie che non siamo in grado di sviluppare, infine attraverso partnership forti, quando né internamente né attraverso acquisizioni riusciamo a coprire aree per noi strategiche. Ma non è stato un anno semplice per il Sud Europa né per il Paese, perché la domanda Ict continua a decrescere e le difficoltà economiche italiane incombono”.

In questo scenario Bevilacqua spende parole da una parte severe dall’altra incoraggianti per l’Italia: “Credo che l’Italia abbia comunque fatto bene, mostrando aziende pubbliche e aziende privante con una forte vocazione alla tecnologia”. Ora è tempo di lavorare sulla infrastruttura e sulla human network, un punto fisso della strategia di Cisco che vede nella rete di persone non di dispositivi un fattore importante. “Di tecnologia ce ne è abbastanza. Si è fatto bene dal punto di vista dell’offerta di servizi ma ancora non si utilizzano per analfabetismo digitale,  dobbiamo affrontare un cambiamento culturale. Quattro persone su dieci in Italia non hanno accesso a Internet, ma non a Internet super veloce o alla banda larga, semplicemente al Web”.

Non diverso dall’impegno per fare crescere la digitalizzazione del paese è quello per affrontare la sfida delle Smart Cities, che dovrebbero andare oltre ai confini della città e allargarsi a smart community, fino a “uno smart country come l’Italia”. Un tema ripreso anche nel convegno a Milano in cui Ispo  ha presentato la ricerca commissionata da Cisco “Gli italiani e l’agenda digitale”.  
“Il mio timore oggi è che la banda larga si sviluppi come l’alta velocità: Milano-Roma in poche ore…le stesse che però servono per coprire la distanza irrisoria Milano-Lodi. Dobbiamo pensare allo sviluppo di tutto il paese, non possiamo pensare di avere cittadini di serie A e di serie B. Le Smart Ciy per questo dovrebbero essere smart community e lo stesso “Expo 2015 deve uscire da Milano” nell’ottica di creare uno smart country. “Basta con i progetti pilota, bisogna partire con progetti importanti”. Nella videointervista i dettagli.