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Axiante, sempre più imprese rivedono i budget durante l’anno

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Romeo Scaccabarozzi, president di Axiante, commenta i risultati di una ricerca realizzata su un campione di 150 aziende. L’approccio alla business intelligence è cambiato: le imprese cambiano in corso d’anno obiettivi e budget

Cosa è rimasto nelle aziende, a distanza di 15 anni circa,  della business intelligence? Questo è quanto si è chiesta Axiante che ha presentato i risultati di un’indagine condotta a fine 2009 su 150 imprese di medio-grandi dimensioni presenti in Italia (prevalentemente nel centro nord) con fatturato da 300 milioni di euro in su, operanti  nei settori manifatturiero, commercio e servizi.

Avevamo la necessità di capire cogli Ict manager sapessero dei processi e delle aree di business e capire cosa fosse rimasta della business intelligence  nelle aziende dopo circa 15 anni”, spiega Romeo Scaccabarozzi, president di Axiante.

Se è una conferma scoprire che il 90% delle aziende utilizza regolarmente i processi di reporting e che il 79% utilizza strumenti di pianificazione, è invece una sorpresa notare che, secondo i responsabili Ict intervistati da Axiante, due aziende su tre, cioè il 67% del campione, non ricorra mai a un confronto con i concorrenti, quando in realtà il benchmark costituisce uno strumento prezioso per comprendere a fondo l’andamento del business, oppure scoprire che più di un’azienda su due, cioè il 55%, non misura regolarmente la fidelizzazione dei clienti.

Ai responsabili Ict interpellati da Axiante non sono state fatte domande di tipo tecnico ma sono stati testati su: pianificazione e budget, controllo, vendite e marketing. “Per quanto riguarda il primo aspetto – continua Scaccabarozzi – è sorprendente vedere che l’80% delel aziende intervistate ha dichiarato che durante l’anno solare gli obiettivi e il budget sono rivisti. In particolare il 14% su base mensile, il 36% ogni trimestre e il 30% ogni semestre e solo il 20% resta ancorato alla classica ripianificazione annuale dei budget”.

Segno dei tempi che cambiano, segno delle attività che fervono, il fatto è che le previsioni sono diventate sempre più importanti nella strategia di pianificazione delle aziende e il dato dell’80% lo dimostra. Per quanto riguarda la prima area, quella del controlling finanziario, è emerso che circa il 90% delle aziende utilizza regolarmente processi di reporting, e questo evidenzia che le procedure formali sono eseguite con regolarità.

Ma il 40% delle aziende intende migliorare questi processi, per avere ulteriori dettagli (il 47%) e maggiore tempestività (il 31%): segno che le aziende hanno sempre più l’esigenza di leggere dietro ai numeri per comprendere meglio i fenomeni di mercato, e in tempi sempre più rapidi come imposto dal ritmo del business.

Ma è nell’ambito dell’area vendite e marketing che si notano alcune sorprese, sempre secondo la percezione dei responsabili It: come definire infatti la circostanza che il 67% delle aziende non utilizza alcuno strumento di benchmark rispetto ai concorrenti e che il 52% non misura regolarmente la fidelizzazione dei clienti? Si tratta di due aspetti strettamente connessi tra loro, soprattutto in contesti di mercato stagnanti e sostanzialmente a crescita limitata quale quello italiano, dove spesso i nuovi clienti si acquisiscono a spese dei concorrenti. Per non perdere quote di mercato le aziende devono monitorare costantemente i propri risultati rispetto alla concorrenza, ma un’azienda su tre non lo fa.
Va un po’ meglio sul fronte del monitoraggio della fidelizzazione, visto che poco più di un’azienda su due controlla regolarmente l’opinione di cui gode presso i clienti.