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VeeamOnForum, perché parlare di disponibilità del data center

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Il primo appuntamento italiano del VeeamOnForum si è tenuto a Roma tra clienti e partner. Al centro del dibattito la strategia di Disaster Recovery in modalità as a service (DRaaS) basata sul cloud che permette alle aziende di avere alta disponibilità del data center

L’obiettivo di medio periodo dichiarato dal management internazionale di Veeam è di raggiungere un miliardo di dollari di fatturato entro il 2018, soprattutto puntando sulle aree di business più innovative. Un obiettivo ambizioso ma trainato dalle previsioni del mercato degli analisti che incoraggiano Veeam nella sua strategia: Gartner indica che più del 50% dei piani di disaster recovery utilizzeranno servizi cloud entro il 2018, così come 451 Reseach prevede che la spesa relativa al public storage raddoppierà in due anni, considerato che gli storage on-premise caleranno a favore di quelli in cloud.

Albert Zammar, Veeam
Albert Zammar

E’ quanto è emerso dal primo VeeamOnForum italiano che si è tenuto recentemente a Roma, “baricentro” dell’innovazione del paese e dell’ammodernamento della Pubblica amministrazione. “Da qui la ragione di questa città per parlare di Availability di Data Center, non sotto un profilo squisitamente tecnologico ma di business precisa Albert Zammar, country manager Italia da poco nominato Regional Vice President Southern Emea Region di Veeam -. Cerchiamo di capire i bisogni dei clienti ma a volte i clienti non sanno che cosa aspettarsi. Per cui in questo scenario di digital transformation che vede i dati e le applicazioni crescere a dismisura, il rischio di trovare i clienti frustrati è alto e a loro bisogna garantire una disponibilità del dato e del sistema 24 ore su 24, per tutti i 365 giorni dell’anno”.

Una trasformazione che Gartner e Forrester hanno sintetizzato molto bene: ogni azienda diventerà una società di software, proprio per l’impatto di mobile, social, analytics e cloud  se non saprà fare questo cambiamento sarà destinata a fallire. Ma non sono ancora abbastanza le aziende oggi nella direzione di adottare una strategia di Disaster Recovery in modalità as a service (DRaaS) basata sul cloud, per cui ambiti di manovra interessanti ci sono: due terzi (63%) degli intervistati ha dichiarato che tutto è ancora on-premise ma il 26% pensa di prendere in considerazione progetti futuri di DRaaS.

Secondo una ricerca condotta da Veeam, l’Availability Report 2016 di Veeam, l’84% degli intervistati ammette di soffrire di un gap di disponibilità, tra quanto l’azienda può offrire con le architetture esistente e quanto il business desidererebbe. Inoltre, il downtime costa alle imprese fino a 16 milioni di dollari in perdite di fatturato e di produttività, contando una media di 152 incidenti all’anno che causano una perdita non solo di business, ma di fiducia tra i dipendenti e i clienti. “Il costo medio orario della perdita dei dati si aggira sui 90.000 dollari – dichiara Zammar – e tutte le aziende devono fare qualcosa” .

Partner al centro

Se si parla di fiducia entra in gioco la strategia di go-to-market. I partner rimangono un aspetto imprescindibile del posizionamento di Veeam, come Lara Del Pin, channel manager Italia di Veeam, ha colto l’occasione di ribadire nella mattinata dedicata al canale (approfondimento su ChannelBiz). “I clienti possono scegliere la strategia cloud che meglio preferiscono e per indirizzarli i nostri partner sono strutturati all’interno del programma VCSP, pensato in particolare modo per i provider che si occupano di servizi gestiti”  sottolinea, puntando sul fatto che le alleanze tecnologiche (Microsoft, VMware, HPE, NetApp, Emc, Cisco) permettono alla soluzione di Veeam di essere indipendente dall’hardware installato presso i clienti.  “A livello mondiale i service provider  VCSP sono 12.000, mentre in Italia abbiamo 70 cloud provider attivi, alcuni con propri data center, altri che si appoggiano  alle infrastrutture di terzi perché la nostra offerta è adattabile alle diverse esigenze” incalza Zammar.

Lara Del Pin, Veeam
Lara Del Pin, Veeam


Dati mondiali e italiani

Per quanto riguarda Veeam i clienti a fine 2015 erano 193.000 dai 183.000 dell’anno precedente, ma il trend  porta a considerarne 235.000 quest’anno, tenendo conto che il 48% delle aziende Global 2000 e il 70% delle aziende Fortune 500 sono già annoverate tra i clienti. “A livello mondiale abbiamo 11.1 milioni di virtual machine protette in 180 paesi ed essere prossimi ai ai 12 milioni di Virtual Machine lo considero un risultato molto positivo, tenendo conto che i quattro filoni che indirizziamo – smb, commercial, enterprise e cloud –  partono tutti da un unico prodotto” dichiara Olivier Robinne, vice president Emea  di Veeam che dei 484 milioni di fatturato a livello mondiale, ne raccoglie il 55% in area Emea.

Olivier Robinne, vice president Emea di Veeam
Olivier Robinne, vice president Emea di Veeam

I clienti italiani sono 11.448 e il fatturato è cresciuto del 32% e anche “oggi stiamo mantenendo il trend di crescita lo scorso anno – precisa Zammar.- In Italia il Q1 2016 verso il Q1 del 2015 dà segnali di crescita. Anche il numero dei clienti enterprise è cresciuto di ben tre volte” e per la prima volta Gartner ha fatto entrare Veeam nel “quadrante data center back up and recovery” dopo due anni in cui era considerata tra i visionari.
Oggi il fatturato di Veeam è per il 60% legato al mondo smb & commercial, ma rispetto al 2011 in cui l’80% era raccolto in ambito pmi più marcata è la crescita del mercato enterprise. “Il nostro obbiettivo è di arrivare al 50% del fatturato nel mondo smb a vantaggio di una clientela più alta. Oggi il 30%  del fatturato italiano è fatto con la pubblica amministrazione e pur non essendo organizzati per vertical, è un settore per noi molto promettente” precisa Zammar e da qui anche la decisione di tenere il primo VeeamOnForum italiano a Roma. “Se consideriamo che la base installata in Italia è prossima ai 12.000 clienti e che nel  2017-2018 dovrebbe attuarsi il piano della connettività voluto dal Governo, possiamo pensare di spostare tutto sul cloud come pure servizio –  aggiunge -. Le aziende non è vero che non spendono, spendono in modo più intelligente”.

Spinta sul cloud

Complessivamente il business del cloud vede il fatturato dei partner VCSP cresciuto del 10% nel 2015 e del 20% se si guardano gli ultimi trimestri. La  vendita non è mai spot nella logica di Veeam: si parte con poche virtual machine presso il cliente ma poi la crescita diventa incrementale. “Dobbiamo far si che i nostri partner consolidino la parte di on premises e su questa facciano upselling offrendo valore e proponendo uno spostamento graduale verso il cloud, senza spingere i clienti a smantellare l’esistente. Il passaggio da on premise a cloud è un viaggio. Sono 70 i cloud provider in Italia attivi –  precisa Del Pin -. Cerchiamo di lavorare con i partner, di rendere il programma semplice e di garantire business prevedibile e profittevole. I nostri clienti hanno la necessità di essere sempre operativi, e di gestire masse enormi di dati. Il cloud permette di modulare le richieste del cliente in base al loro budget, da on premise a as a service con sla adeguati”.
L’attivazione dei servizi white label per il canale, realizzati da terze parti  che il partner può brandizzare nel caso non sia ancora in grado di fare il salto verso il cloud, è un impulso molto utile al canale.

Il VeeamOnForum si è tenuto in sette paesi tra cui l’Italia a conferma della strategicità della country. “Siamo un’azienda profittevole dal 2009 – conclude Robinne -. Al momento non ci sono motivi né perché veniamo acquisiti né per acquisire. In ogni caso noi guarderemmo solo ad acquisizioni di tecnologia per potenziare la nostra offerta”.