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Più l’azienda è grande, meno Byod autorizza

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Il tasso di crescita del Byod, includendo anche i laptop, è stato del 10% anno su anno a partire dal 2012 con impatto significativo sulle aziende di ogni dimensione. Sicurezza e costi di gestione le prime preoccupazioni. Più le aziende sono grandi, meno autorizzano il Byod

Quando si parla di mobility e di byod, molto spesso ci si trova a discutere di produttività e efficienza. Un binomio che ha trasformato pesantemente il nostro modo di lavorare negli ultimi anni e che ha impattato sulle aziende in termini di sicurezza e di organizzazione, oltre che sulla vita personale.

I dettagli europei

Una ricerca (“How mobile technologies are affecting organisations”) condotta da NetMediaEurope su scala europea ha evidenziato come le tecnologie mobile stiano impattando sulle organizzazioni e quali le aspettative per i prossimi cinque anni.

Iricerca nme1l campione di 546 decision maker di aziende di varie dimensioni – intervistati nel mese di febbraio in Francia (116), Germania (117), Italia (95), UK (138) e Spagna (80) – ha messo in evidenza un duplice atteggiamento: da una parte l’87% delle organizzazioni dà ai propri dipendenti un laptop aziendale, nel 75% dei casi uno smartphone, nel 44% un tablet e nel 19% degli ibridi. Dall’altra, negli ultimi tre anni, le organizzazione hanno duplicato la loro disponibilità a concedere ai dipendenti l’utilizzo di smarphone o tablet personali per accedere a dati aziendali: una percentuale che oggi si attesta al 63% del campione, più alta nelle piccole organizzazioni con meno di 100 dipendenti (72%) e più bassa nelle grandi realtà con più di 1.000 addetti (57%). A partire dal 2012 il tasso di crescita del Byod, compresi i laptop, è stato infatti del 10% anno su anno, destando preoccupazioni ma portando anche benefici.

Preoccupazioni e benefici

La sicurezza rimane a tutti gli effetti la prima preoccupazione (51%) ma sebbene sia un tematica sentita, il 49% delle piccole aziende non ha di fatto definito nessuna policy per la gestione dei dispositivi personali, mentre la percentuale scende al 40% nelle organizzazioni medie fino al 21% nelle grandi aziende che hanno una policy Byod, con una maggiore consapevolezza relativa alla tutela dei dati aziendali.

ricerca nme2Insomma: più l’azienda è di piccole dimensioni, più concede l’utilizzo di dispositivi personali, meno definisce una politica di sicurezza legata al byod. In tema di sicurezza, il 67% delle aziende teme la perdita o il furto del dispositivo, il 56% l’attacco di malware e nel 55% casi l’utilizzo di applicazioni di terze parti non di ambito aziendale (come Facebook, Skype o Dropbox).

Le altre criticità emerse riguardano la gestione di device con diversi sistemi operativi (ios, Android, Windows, Blackberry) definita significativa dal 46% del campione, così come il supporto da garantire a hardware diverso (41%).

Accanto agli aspetti che destano preoccupazione, i benefici che realmente la mobilità porta in azienda sono legati all’aumento della comunicazione (56%), della collaborazione (55%) e anche alla maggiore disponibilità dei dipendenti verso i clienti (49%), tutti fenomeni che gli intervistati dicono cresceranno anche nei prossimi cinque anni e che avranno una ripercussione positiva sui processi di business (41%).

Guardiamo ai prossimi 5 anni

Nei prossimi cinque anni altre tecnologie potranno soppiantare e prendere il posto del Byod? Si parla degli wearable o del mondo legato all’Internet delle cose, ma per il campione intervistato i tempi non sono del tutto maturi: ci sarà una sempre più alta connessione con il mondo dell’Iot, rispetto a quanto potrebbe impattare la wearable technologies. L’iot avrà un impatto sui device mobile per il 91% degli intervistati (anche se solo per il 62% in modo consistente e per il 29% in modo limitato), mentre il 78% (di cui un 34% convinto) crede che ci sarà una interazione significativa tra device indossabili e business mobility.

ricerca nme3Tornando alle preoccupazioni più “realistiche” per i decision makers rimarrà importante l’abilità dell’IT nel dare risposte veloci ai progetti innovativi legati alla mobility, nelle varie linee di business (46% dei manager di grande aziende lo ritiene strategico) associata anche al timore di una mancanza di skill sul mobile all’interno dei team tecnici (una preoccupazione per il 25% dei manager). L’auspicio è quello di tenere sotto controllo non solo la sicurezza (che rimane per il 60% la prima sfida da fronteggiare) ma anche i costi della connettività (41%), della gestione dei dispositivi mobili (38%) e quelli associati alla sviluppo di nuove applicazioni mobile che possano integrare con le applicazioni di business esistenti (32%).

Il tutto strettamente legato al fatto che il 63% dei decision maker è convito che siamo di fronte a un cambio di paradigma: il mobile working prenderà il posto del lavoro in ufficio nei prossimi 5 anni, e grazie alla mobility il 55% delle aziende si aspetta di accrescere la produttività degli impiegati, una percentuale che raggiunge il 64% nelle aziende con più di 1000 dipendenti. Un po’ perché non è un mistero per nessuno che i decision maker sono  sempre connessi …