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Rivoluzione smartwatch, tra moda e necessità

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Gli indossabili, gli smartwatch ma in genere tutti i device in grado di rilevare parametri biometrici e comunicare con le app di smartphone e tablet rappresentano una delle scommesse più interessanti per i vendor. Un’analisi del mercato

Ne abbiamo parlato tante volte. Non sempre è chiaro e cristallino dal primo momento quali siano i nuovi prodotti proposti in grado di rivoluzionare le abitudini dei consumatori. Gli smartphone, evoluzione e rivoluzione dei telefoni cellulari, hanno subito fatto breccia, presentandosi con vantaggi immediati ed evidenti, la possibilità di installare applicazioni, display ampi, poi i touchscreen. Quando sono arrivati i tablet hanno rappresentato un’evidente novità, non esistevano le ‘tavolette’ prima, ma i tablet hanno trovato spazio per nicchie di utilizzo, comunque interessanti.

Gli orologi sono sempre esistiti, ora si tratta di comprendere se gli smartwatch sono destinati ad aggiungersi alla dotazione individuale, oltre all’orologio da polso, o piuttosto – poco alla volta – scalzare il mercato tradizionale o addirittura affiancarlo. I braccialetti per il fitness possono convivere con un orologio, gli smartwatch forse no. Intanto i vendor ‘sperimentano’, lo fanno da anni come Microsoft con il progetto SPOT (Smart Personal Objects Technology), come Samsung quando ha lanciato il suo watch-phone SPH-WP10 e poi S9110

Pebble
Pebble

 

Chi è chi nel mercato smartwatch

Se tentiamo un breve ‘escursus’ nel mercato è impossibile non ricordare Pebble, finanziato con una campagna di crowfundind con Kickstarter (primavera 2012), un’ottima proposta che ha funzionato con iPhone, iPod Touch, Android, e disponibile in diversi colori. Nel 2014 la seconda versione più elegante in acciaio inossidabile spazzolato, con finitura nera e opaca. Con la tecnologia ePaper per il display e la resistenza all’acqua, ecco una proposta economica (circa 129 euro) e disinvolta con i suoi 38 grammi di peso e un’ottima autonomia fino a 7 giorni.

Poi merita di essere ricordato Toq di Qualcomm (novembre 2013) – venduto anche da Amazon – con il sistema di ricarica WiPower LE. Anche in questo caso, per il produttore era importante ‘intraprendere una via originale’ per una proposta originale. E poi ancora è interessante ripercorrere la proposta Sony con il proprio SmartWatch, declinato in diversi modelli. In questa evoluzione è arrivata la prima proposta di smartwatch con il supporto Android Wear, vero step in avanti nell’ambito della ‘wearable technologies’, sfruttabile in abbinata con tutti gli smartphone dalla versione Android 4.3 in avanti, pieno supporto Bluetooth e NFC. E così proprio con SmartWatch 3 possiamo individuare alcune tendenze in atto: migliorano i form factor, migliorano i display (LCDTransflective), migliorano le finiture. Resta la dipendenza degli smartwatch da uno smartphone.

Una competizione dalle mille sfaccettature

Abbiamo parlato di pochi vendor, fino ad ora, in verità modelli e proposte si rincorrono senza soluzione di continuità ed è abbastanza difficile al momento anche solo proporre un bilancio complessivo, sulla penetrazione di questi oggetti sul mercato. Di Samsung è impossibile non far riferimento al Galaxy Gear e poi Gear 2 e Gear 2 Neo. Quindi anche con un sistema operativo Tizen e non Android. Arriviamo alla proposta Gear S, con il quadrante curvo, grande (2 pollici di display), per un peso complessivo di oltre 65 grammi, tra i primi modelli a rivendicare una completa indipendenza dallo smartphone, e quindi con connettività 3G, 512 Mbyte di Ram e 4 Gbyte di memoria interna. E’ previsto il supporto WiFi, sensore Gps. E affianco a questa proposta è necessario affiancare LG G Watch; anche in questo caso lo smartwatch è interpretato dal vendor, come periferica all-purpose, flessibile, pronta soprattutto a ‘dialogare’, anche con i televisori – per esempio.

LG G Watch R
LG G Watch R

Intanto i consumatori sembrano affinare la propria idea su questi prodotti: gli smartwatch devono soddisfare esigenze precise, non è giustificata la spesa se si tratta solo dell’ennessimo gadget che tiene occupate mani e tempo. Ecco allora che una suggestione che abbiamo proposto all’inizio del nostro excursus, e cioè l’idea di una proposta smartwatch, adeguata anche a ‘sostituirsi’ al tradizionale orologio. Questo passaggio è ben evidente per esempio con LG G Watch R e Moto 360. In entrambi i casi inizia a diventare interessante anche la risoluzione dei display (intorno ai 320×320 pixel e 320×290 pixel). In queste declinazioni sembra perdere terreno la proposta di uno smartwatch come smartphone in miniatura, e prende vita l’idea – migliore – di un device indipendente. E così ecco che approdiamo a un altro Android Wear, Asus ZenWatch, perfettamente coerente con questa nuova idea. Parola d’ordine primaria quindi è l’integrazione nella vita quotidiana, tra gli oggetti da utilizzare tutti i giorni.

Tabella comparativa dei principali modelli

TabellaComparativa Smartwatch

Tempo di Apple Watch

Pebble, Qualcomm, Sony, Samsung, Motorola, LG, Asus. Abbiamo citato tutti i vendor più importanti, senza contare però le proposte di nicchia: alcune di lusso, altre ad hoc nel segmento degli ‘economici’, come Alcaltel OneTouch. Innovano solo i produttori IT? Non proprio, certo di natura non proprio paragonabile abbiamo visto anche l’arrivo di orologi come Swatch Touch, che insomma documentano la possibilità di innovare la proposta di un oggetto, ma anche la necessità di un’alleanza tra vendor di comparti diversi. E ancora non si può andare oltre senza citare almeno la proposta Garmin con Epix e VivoActive, in un’altra nicchia di mercato ancora, o quella di Archos, Meta e Htc con Under Armour. La fitta serie di proposte dovrà misurarsi a questo punto con Apple Watch. Apple fa proprio della modularità degli assortimenti un punto di forza, ma l’attesa del modello di Cupertino è soprattutto legata al tentativo di comprendere se dopo la proposta Apple tutto il comparto volta pagina, come è accaduto con iPhone, oppure se quella di Apple sarà un’ottima proposta, ma senza rappresentare una ‘svolta’. Intanto emergono comunque alcuni fattori su cui il mercato punta gli occhi: per esempio la durata della batteria.

Asus ZenWatch
Asus ZenWatch

Spiega Daniel Mate di Canalys, esperto di Wearabale Technology: “Crediamo che Apple contribuirà a definire il mercato degli smartwatch. Cupertino ha ‘raccolto’ tutto il meglio che serviva per la sua proposta smartwatch, e lavora all’integrazione con il proprio software che ha fatto maturare proprio in funzione delle esigenze dei prodotti ‘wearable'”. Si va profilando quindi uno scenario con le piattaforme Android Wear, quella di Apple, e Microsoft, con il suo Microsoft Band. In una categorizzazione più ampia si può invece intravvedere una sorta di spaccatura con prodotti realmente ‘smart’ e dall’altra parte i ‘basic band’, tra cui per esempio le proposte il cui utilizzo dipende in pratica da una app indispensabile per il loro funzionamento, sullo smartphone. Inutile dire che la fetta più promettente del mercato sarà quella degli ‘smart band’ con una proiezione di circa 28,2 milioni di pezzi nel 2015.

A cosa serve uno smartwatch

Ecco il punto. A uno smartwatch non si può certo chiedere solo di avere un’informazione immediata dell’ora, probabilmente non ne giustifica l’acquisto nemmeno l’utilizzo, con lo smartphone in tasca, di notifica di alcuni task da chiudere, dei messaggi, delle telefonate. Si potrebbe pensare a un sistema più snello per gestire il volume dei brani che si ascoltano, la loro successione nella scaletta? E’ ancora onestamente troppo poco, così come è poco e forse fuorviante l’idea di uno smartwatch per cambiare i canali della TV. A noi sembra indispensabile che gli smartwatch siano effettivamente in grado di monitorare i parametri della nostra forma fisica, così come della nostra attività, ma dovrebbero soprattutto esaltare le qualità intrinseche di rappresentare il device più a stretto contatto con il nostro corpo, l’ultima frontiera degli alert della giornata, quelli per cui poi è impossibile dire: “non l’ho sentito”, quindi ancora centri di notifica e smistamento di task che poi si potranno completare. E’ sufficiente? Non è detto. Soprattutto non è ancora stato compiuto il passaggio tra bene effimero e strumento indispensabile. Anche Juniper Research però prevede che la tendenza degli smartwatch ad accrescere le proprie qualità come strumenti biometrici sarà un trend almeno fino al 2018. Lo smartwatch deve diventare sempre più un piccolo centralino per la soddisfazione di bisogni immediati, e allora potrebbe diventare presto indispensabile, per esempio, l’integrazione con gli assistenti vocali, e certamente – come Apple prevede – le funzionalità di pagamento.

Garmin VivoActive
Garmin VivoActive

In che direzione va l’innovazione?

Al centro dello sviluppo ci sono le esigenze degli utenti, ma è vero che la modalità nel declinare un prodotto per la soddisfazione dei diversi bisogni è un altro problema che pesa nel successo di una proposta. La tendenza tra la parcellizzazione della funzionalità, per soddisfare bisogni particolari con prodotti particolari, e quella invece di una proposta all-inclusive – sono aspetti di marketing in continua dialettica tra due poli opposti. Alcuni fattori chiave sono già stati individuati: più della potenza di calcolo, in questi oggetti contano l’autonomia, l’ergonomia e la scelta dei materiali. Certo fa ancora di nuovo capolino la scelta di un ‘ecosistema’. Sarà abbastanza improbabile scegliere Apple Watch se poi si utilizza come smartphone un Nexus e viceversa, così come probabilmente uno smartwatch Android Wear non avrà molto senso con uno smartphone Microsoft Lumìa. Eppure proprio Juniper Research, nella voce di James Moar, incoraggia la più ampia compatibilità cross-platform, possibile sia tramite un’applicazione, sia seguendo vie di sviluppo come quella di Pebble, per esempio. Una via che acquisterebbe senso ancora di più nello  scenario in cui gli smartwatch dovessero affrancarsi dalla sudditanza con gli smartphone. Autonomia, possibilità di indossare lo smwartwatch 24h24 senza preoccupazioni di ricarica, o di romperlo, o di rovinare il display, ampia versatilità sono quindi tre fattori chiave.

Presente e futuro in cifre

Non sarà il 2015 l’anno in cui gli smartwatch entreranno tra i device ‘must have’, ma il 2015 sarà importante ancora per analizzare le tendenze in atto e – a nostro avviso – per farsi idee chiare su cosa ci si aspetta da questa proposta. E’ praticamente impossibile per esempio prevedere ancora per tutto quest’anno applicazioni realmente business su smartwatch. Non se ne parla proprio. Come per gli orologi siamo ancora nell’ambito degli ‘accessori’, vi si può rinunciare, ma secondo Daniel Mate di Canalys ‘non si può comunque parlare più di una moda’. Il 2015 certo potrebbe essere considerato il primo anno di ‘lancio’ vero di questo nuovo prodotto. Questo in un contesto in cui i mercati occidentali, secondo IDC, rappresenteranno il primo bacino di vendita in fase di lancio, ma che sarà poi il mercato Asia-Pacifico a fare la parte del leone.

Il prezzo medio degli smartwatch dovrebbe attestarsi poco sopra i 150 dollari (secondo Gartner), e nel 2016 gli smartwatch rappresenteranno circa il 40 percento dei dispositivi indossati al polso. Oramai i vendor ci sono: 7 su 10 tra i più importanti sono già operativi nel comparto.

Dossier Smartwatch

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[1]Group_Gear 2_Gear 2 Neo