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Le aziende credono alla mobility ma sempre meno al BYOD

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Un ricerca condotta da NetmediaEurope in Europa mostra che i vantaggi della mobility sono innegabili e la sua diffusione nelle imprese cresce, ma il modello BYOD “puro” perde favore per problemi di sicurezza e di gestione

Le aziende sono sempre più convinte dei vantaggi che può portare l’adozione delle tecnologie mobili e infatti quella della mobility è una crescita continua, ma il tempo della proliferazione “selvaggia” dei device mobili è finito (o quasi): serve più controllo perché i vantaggi del mobile working non siano vanificati dai suoi inevitabili problemi.

Proprio per analizzare la visione che le aziende europee hanno di questo tema, come lo scorso anno NetMediaEurope ha condotto a febbraio un’indagine su un campione di 395 decisori aziendali di Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Spagna dal titolo “How mobile technologies are affecting organisations”.
Il campione era equamente diviso tra responsabili IT e di business e, per quanto riguarda la dimensione delle aziende coinvolte, comprendeva una maggioranza di piccole imprese (meno di 100 dipendenti, il 55 percento del campione) ed era per il resto suddivisa abbastanza equamente tra medie imprese (100-1.000 dipendenti, 20 percento del campione) e grandi aziende (oltre mille dipendenti, 25 percento del campione).

Il mobile continua a diffondersi

Uno dei risultati più importanti dell’indagine è che il modello del mobile computing continua a diffondersi e ad adeguarsi alle evoluzioni tecnologiche del settore. Nel giro di un anno l’adozione di tablet e device ibridi come i 2-in-1 è cresciuta in maniera sensibile: rispettivamente del 14 e 13 percento. C’è una crescita anche per laptop e smartphone, ma in questi casi la penetrazione già elevata comporta tassi di crescita più contenuti, rispettivamente del 3 e 9 percento.

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Il perché di questa sempre maggiore “mobilizzazione” aziendale è semplice: i suoi benefici sono evidenti. Il 57 percento del campione cita in primo luogo la migliore comunicazione tra chi opera dentro e chi fuori l’azienda, percentuali molto simili si hanno per la maggiore disponibilità verso i clienti (54 percento) e la migliore collaborazione in generale tra dipendenti (52 percento). Più l’azienda è grande, più questi vantaggi vengono percepiti.

È interessante notare che le aziende hanno ora un approccio più attivo che in passato rispetto all’adozione di specifici device mobili: nel 40 percento circa delle imprese esiste un elenco di dispositivi pre-approvati tra cui i dipendenti possono scegliere, senza la possibilità di usare il proprio. Proprio la flessione del modello BYOD in senso stretto è confermata dall’indagine e rimanda ai risultati di una precedente survey. Nelle grandi imprese del campione il BYOD “puro” è permesso solo nel 62 percento dei casi considerando i device mobili in genere e nel 58 percento quando si guarda solo a smartphone e tablet. Quest’ultima percentuale è simile a quella valutata precedentemente ma in realtà va considerata come un altro segno di diffidenza: è una “mancata crescita” mentre l’adozione del mobile in generale aumenta sensibilmente.

C’è invece una maggiore predisposizione al BYOD nelle imprese di dimensioni più piccole, probabilmente anche per questioni di budget. Proprio i budget dedicati ai device mobili stanno infatti diventando un elemento quantomeno di attenzione.

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Il segnale che viene dall’indagine è che la diffusione dei tablet sta facendo crescere la spesa collegata alla mobility e questo è considerato un problema dal 41 percento del campione, che ha in atto o in piano alcune misure per contenere il fenomeno. Si va dal semplice allungare il ciclo di vita dei prodotti al dare un sostanziale passaggio di testimone tra PC e tablet: si scelgono i tablet (o meglio i 2-in-1) proprio come sostituti dei laptop oppure si riduce la spesa per altri computer.

Il problema sicurezza

La sicurezza dei dispositivi mobili resta il problema principale per le aziende aperte alla mobility: la pensa così il 61 percento del campione (era il 51 un anno fa). Gli altri temi delicati sono la gestione di una gamma ampia di piattaforme operative (iOS, Windows, Android e via dicendo), segnalata come problema dal 45 percento del campione, poi la gestione in generale di più device (38 percento), la mancanza di app business specifiche (30 percento) e i maggior costi legati all’hardware (26 percento). Questi valori percentuali sono quelli medi, andando più in dettaglio si nota una loro crescita all’aumentare delle dimensioni dell’azienda.

La sensibilità alla sicurezza è un fatto positivo, ma all’atto pratico questa preoccupazione non porta gli effetti dovuti. Il 23 percento delle grandi aziende non ha policy di sicurezza legate ai device BYOD e questa percentuale cresce a cifre più allarmanti nelle medie (38 percento) e piccole (41 percento) imprese.

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Dove ci sono, queste policy sono legate prevalentemente al tipo di dati a cui i dispositivi mobili possono accedere e che possono conservare in locale. Restano altre paure, oltre alla gestione dei dati: che i device siano rubati o persi, che siano infettati da malware, che i dipendenti vi carichino app non in linea con le policy aziendali.

Guardando al futuro

Cosa porterà la mobility alle imprese nei prossimi cinque anni? Di sicuro la sua crescita non si arresterà e anzi il 59 percento degli intervistati prevede che in questo lasso di tempo il “mobile working” soppianterà le forme di organizzazione del lavoro convenzionali. Ancora più interessante è notare che una fetta non trascurabile del campione (il 17 percento) ritiene che il sorpasso sia già avvenuto. A supportare questa evoluzione saranno gli stessi benefici che si sperimentano ora ma soprattutto un aumento della produttività grazie alle tecnologie mobili: è il vantaggio principale segnalato dal 60 percento del campione.

Difficile guardare in avanti senza pensare all’Internet of Things e i manager coinvolti nell’indagine hanno tenuto conto anche di questo aspetto. Nei prossimi cinque anni funzioni IoT saranno integrate nei device mobili secondo la quasi totalità degli intervistati: il 54 percento del campione prevede una generica integrazione, il 37 percento è più prudente e pensa a una integrazione molto limitata. Meno fiducia nei wearable: solo il 37 percento del campione pensa a una generica integrazione tra device indossabili e business mobility e un altro 44 percento a una integrazione molto limitata.

dossier-mob-4Il futuro però non sarà privo di problemi. La sicurezza resta ampiamente in primo piano (la cita il 61 percento del campione) ma è interessante notare come comincino a porsi maggiormente problemi che hanno poco a che fare con la gestione tecnica e più con il legame tra mobility e processi di business. Le aziende guardando avanti si preoccupano infatti delle limitazioni delle connessioni mobili (41 percento di citazioni), del costo derivante dallo sviluppo di app mobili e della loro integrazione con l’esistente (38 percento) e della capacità dell’IT aziendale di seguire le evoluzioni richieste dalle linee di business (35 percento).

E’ possibile scaricare l’intera ricerca  “How mobile technologies are affecting organisations”  a questo link