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IoT, cosa ne pensano i manager italiani

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L’aumento di competitività è la vera opportunità che l’IoT porta con sé. Lo pensano manager IT e non-IT a livello europeo, il cui parere è stato sintetizzato in una ricerca condotta da NetMediaEurope. La mancanza di competenze rimane una questione aperta per vivere il passaggio all’IoT

Chi trarrà beneficio dall’Internet of Things? E’ la domanda alla quale la ricerca condotta da NetMediaEurope a livello europeo ha voluto dare risposta, raccogliendo tra giugno e luglio i pareri di 761 manager (63% IT Pro e 37% Non IT Pro) di cui 166 in Italia.
Ne è emerso un quadro uniforme in Europa, che vede l’internet delle cose oramai sulla bocca di tutti non solo come tematica di interesse ma anche come opportunità di business. Evoluzione o rivoluzione?

Il campione italiano considera l’IoT una evoluzione (per il 70% degli IT manager) e solo in parte una rivoluzione (26%), percentuale quest’ultima che si alza al 31% per i profili non IT. A livello europeo, i manager non IT la pensano nello stesso modo, anche se con minor enfasi: solo il 24% dei rispondenti è più incline a viverla come una rivoluzione, considerando l’IoT meno disruptive e maggiormente in continuità con il presente.

ior-ricerca1-tagliataL’impatto sarà sia sul mercato consumer sia sul mondo business e più della metà dei manager italiani (57% dei professionisti IT accanto al 48% dei profili non IT) a beneficiarne saranno maggiormente i device, legati al mondo della sensoristica e del manufacturing 4.0.
Detto questo la maggioranza dei manager IT si aspetta che saranno le start up ad avere più opportunità, mentre i profili non IT credono che questo vantaggio spetti ai grandi vendor IT e alle filiali locali di grandi aziende manifatturiere.

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In una lista di 24 tra le maggiori aziende IT in grado di fornire soluzioni di IOT, al primo e secondo posto si posizionano Google e Amazon Web Services come quelle realtà che potranno meglio beneficiarne, seguite sul podio da Cisco per gli IT Pro e da Apple per i non IT Pro, a differenza degli altri paesi europei dove Microsoft precede Cisco e Intel. Tra i “nuovi” player nell’eccezione di aziende non prettamente IT, in Italia sono frequentemente menzionati Huawei e Samsung, che staccano Nokia e Bosch.

In ogni caso è il settore privato che potrà avere maggiori chance con percentuali che superano il 50% delle risposte mentre la percezione che l’IoT possa essere una leva strategica per la pubblica amministrazione in Italia è molto bassa (5% per IT Pro e 2% per non IT pro) a differenza di una propensione maggiore negli altri paesi europei dove le percentuali si alzano rispettivamente al 10 e all’8%.

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Il beneficio dell’adozione degli strumenti IoT è direttamente legato alla capacità di aumentare la propria competitività sul mercato che però è inficiata dalla mancanza di skill adeguati, che rimane la prima barriera all’adozione. Leva strategica per dar vita a  progetti di IoT è anche la migliore efficienza in termine di produzione e di processo di business che le aziende si andrebbero ad acquisire, aspetto che distanzia anche di molto la capacità di realizzare nuovo fatturato (9%) e di risparmiare sui costi (8%). Come dire: in questo momento è più strategico fare partire i progetti, migliorare il time to market, la produzione, la competitività. Il Roi a seguire.
La mancanza di competenze adeguate, evidenziata dal 42% degli IT pro e dal 50% dei non IT Pro, si accompagna alla mancanza di standardizzazione come a un freno per lo sviluppo di nuovi progetti e alle problematiche di sicurezza ancora più sentite delle problematiche infrastrutturali e di rete. Aspetti che però vanno a formare la dorsale di tutti i progetti IoT.

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