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Il linguaggio del cloud computing

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Dieci parole chiave per capire e padroneggiare il cloud computing tra Iaas, Paas e Saas, virtualizzazione e sistemi operativi. Sapete cosa sono i container?

Di cloud computing parliamo tutti i giorni, finalmente anche il nostro Paese – dati e ricerche alla mano – sembra entrato definitivamente nell’era cloud, con tanti progetti già in essere e tantissimi in previsione per il 2016. Se nel 2012 il mercato cloud italiano valeva ‘appena’ 440 milioni di euro, nel 2014 quella cifrà è salita a 1,18 miliardi, e la stima per quest’anno è di circa 1,5 miliardi.

Gli addetti ai lavori masticano quotidianamente nuovi termini e  allora abbiamo voluto cogliere l’occasione per provare a stilare un mini glossario ‘universale’ di intesa, trasversale a vendor e soluzioni. Partiamo per questo proprio dalle tre tipologie di cloud, dove con questa parola possiamo indicare – proprio a un livello di base – un sistema di distribuzione, di erogazione e di fruizione e di hosting di contenuti, applicazioni, storage, risorse di rete, in generale di risorse informatiche. E allora scendiamo nel dettaglio.

Cloud privato

Si intende con questo termine la declinazione del sistema attraverso un provider, un partner, che fornisce a un’azienda hardware e software, sistemi di protezione e eventualmente anche infrastruttura di connettività dedicata, così come le relative risorse virtuali in un data center del provider o dell’azienda, ma non in forma condivisa. Quindi con tutte le risorse dedicate a un unico cliente.cloudBackup_shutterstock_226615732

Cloud pubblico

Il Cloud pubblico, al contrario, prevede che risorse hardware e software presso il data center del provider siano condivise tra più utenti, fatti salvi i principi base della privacy, l’utente sfrutta i servizi erogati senza acquistare alcuna infrastruttura on-premise, di nessun tipo, paga un canone a seconda dell’offerta del provider che scala risorse disponibili e volumi di spazio di archiviazione (per esempio). Il provider garantisce un servizio ma è ovvio che non possa essere questo il modello di maggior garanzia per le aziende in termini di sicurezza dei dati, affidabilità e flessibilità operativa. L’offerta del provider è declinata generalmente in modo uguale, per tutti gli utenti.

Cloud ibrido

E’ la via scelta dalla maggior parte delle realtà, prevede la combinazione dei due modelli, per esempio con risorse on-premise, o del tutto dedicate, presso il provider, per le applicazioni e i dati critici, mantenendo la possibilità di scalare ulteriormente le risorse disponibili su infrastrutture condivise. Si parla di cloud ibrido anche quando un ambiente incorpora piattaforme cloud di diversi fornitori.saas0

I tre modelli di cloud vengono spesso confusi con tre modalità di erogazione di specifiche risorse non necessariamente hardware: Iaas, Paas, Saas. Vediamo in dettaglio.

Saas

Software As A Service è il modello di business per cui il vendor offre l’utilizzo di software (in cloud o con una declinazione on premise presso il cliente) con un canone, invece che con una modalità di licensing una tantum. E’ un esempio Office 365, ma anche l’utilizzo di un server software per la posta, di qualsiasi tipo. Le aziende hanno la garanzia di non dovere manutenere il software e le macchine su cui poggia, e di utilizzare sempre l’ultima versione, per il costo di un canone.

Paas

Platform As A Service. In questo caso non viene fornito solo un servizio, ma un’intera piattaforma infrastrutturale, per esempio si utilizza questo modello per offrire ai clienti un ambiente di sviluppo di software su server virtualizzati. il provider continua a gestire i server, il load balancing, i sistemi operativi e la capacità di calcolo. Le imprese accedono alla piattaforma tramite portali web, API o software specifici del gateway.

Iaas

Infrastructure As A Service. In questo caso il provider offre software, piattaforma e infrastruttura fisica o virtuale, anche con l’erogazione dell’utilizzo di macchine fisiche dedicate quindi, presso un data center, ma senza l’acquisto da parte del cliente delle macchine stesse. Si può decidere di attivare servizi e contratti per un’Iaas anche solo per specifici comparti, per esempio per l’archiviazione e il networking, oppure solo per sfruttare i server virtuali.

Hosting gestito

Tra le righe ne abbiamo già parlato. Si parla di hosting gestito quando l’apparato utilizzato da un’azienda si trova presso un provider ed è gestito dal provider. L’azienda in pratica ‘noleggia’ le proprie risorse e offre al cliente una consolle di gestione, l’interfaccia per utilizzare le risorse, oppure – a seconda dei modelli – anche tutti i software, secondo un Service Level Agreement, che è molto più di un semplice contratto perchè definisce nello specifico i livelli di servizio minimi. E’ lo SLA l’atto che deve indicare anche con specifiche tecniche di assoluto dettaglio i tempi di risposta, le latenze, possibilità di scalare le risorse disponibili, specifiche relative a ogni problematica per esempio per quanto riguarda backup, recovery, etc.

 Virtualizzazione e Hypervisor

Inizialmente la confusione tra risorse virtualizzate e cloud computing ha regnato sovrana. Un server può essere virtualizzato o reale – fisico – ma in entrambi i casi può rientrare in un modello di erogazione di servizio in cloud computing, secondo i modelli di cui abbiamo parlato. L’hypervisor può essere definito come una piattaforma, eventualmente costituita non solo da software ma anche da hardware, in grado di gestire più risorse o macchine virtuali, anzi in grado di assegnare alle risorse virtuali effettive risorse reali da uno o più host. Una sorta di orchestratore, un monitor di virtual machine. E’ un hypervisor Hyper-V di Microsoft, lo è Xen, lo è VMware ESX.

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OpenStack

E’ semplicemente uno dei possibili sistemi operativi per il cloud da utilizzare per gestire le risorse di processo e di storage. Si tratta di una soluzione completamente open, cui collaborano oltre 200 realtà, scritta in Python. Non è l’unico sistema operativo, ma il sistema operativo scelto è fondamentale quando si parla di Private Cloud. Vmware propone il suo OS. Spesso sono confrontate piattaforme cloud diverse tra loro come AWS, Vmware, OpenStack, Azure. Un confronto che non sempre può risultare omogeneo.

 Container

Gli esperti associano questa parola quasi immediatamente a Docker. Ma di cosa si tratta? Possiamo definirla come la pacchettizzazione di un microambiente virtuale, dedicato a una singola applicazione, che permette quindi di non generare un’intera macchina virtuale per applicazioni che non richiederebbero tale spreco di risorse e di mantenere l’applicazione ancora più isolata. dockerSi può così avere disponibilità immediata perché basta virtualizzare solo la porzione di OS necessaria e accelerare l’avvio della app, il controllo sul suo comportamento, il risparmio di risorse e quindi di prestazioni dell’intero sistema.