CloudVirtualizzazione

Dal VMworld 2016 è partita la strada della “nuova” VMware

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La scelta di seguire l’approccio multi-cloud delle imprese utenti è giusta, ma è anche un modello strategico in cui le variabili da seguire – tecnologiche e non solo – per VMware sono davvero molte

Il CEO Pat Gelsinger lo aveva detto in tempi non sospetti: il 2016 per VMware è l’anno del multi-cloud. Messa così sembrava quasi un mettere le mani avanti, un segnale a utenti e osservatori che quello in corso avrebbe dovuto essere un anno di transizione, ma facciamo un “avanti veloce” al VMworld 2016 e la transizione prevista assume una profondità del tutto diversa.

Il multi-cloud a questo punto non è una constatazione sulle abitudini degli utenti, sempre meno legati a un singolo cloud provider, che va declinata sui prodotti VMware. È piuttosto un punto di partenza per una strategia tecnologica.

Un problema con molte facce

Il multi-cloud è diventato così la Cross-Cloud Architecture e non è tanto una sorpresa che un annuncio di una strategia ad ampio spettro si sia concretizzata con relativamente pochi prodotti nuovi. La CCA non è propriamente una piattaforma in senso stretto – ossia una collezione di moduli pacchettizzati – quanto una concezione a cui devono uniformarsi alcuni prodotti che già ci sono e soprattutto quelli che sono in via di evoluzione.

Pat Gelsinger, CEO di VMware, al VMworld 2016
Pat Gelsinger, CEO di VMware, al VMworld 2016

Se vale il parallelo che in molti hanno fatto dopo l’annuncio della Cross-Cloud Architecture, secondo cui VMware vuole in un certo senso virtualizzare i servizi cloud come ha virtualizzato i server, allora è prevedibile che non tutto possa essere pronto “out of the box” e che molto sia ancora in divenire. Meglio piuttosto che il nucleo della CCA sia visto in uno stack tutto sommato semplice di elementi (vSphere, VSAN e NSX) intorno ai quali ruoteranno componenti soprattutto orientati a uno snodo centrale della semplificazione: le funzioni di gestione e automazione.

D’altronde il parallelo cloud/server nasconde un fattore di complessità. Un server è, bene o male, un server. Un servizio cloud è una entità il cui stato è fluido e che comprende una miriade di aspetti legati a chi accede a quel servizio, come chi accede in un dato momento al servizio, da quale tipo di rete e con quali problemi di sicurezza e tutela dei dati. Ecco perché il Vmworld 2016 non è stato solo CCA e giustamente le attività di sviluppo di VMware spaziano ancora tra settori molto diversi e che a volte sembrano persino slegati fra loro.

Non è solo tecnologia

Anche perché il mondo cloud nel frattempo è andato avanti e VMware non è più l’azienda che tutti considerano sulla prima linea dell’innovazione. C’è ad esempio il mondo dei container da “assorbire” facendo evolvere il modello dei vSphere Integrated Container, c’è la propensione all’open source con il quale bisogna in qualche modo far convivere.

vm-container-621Ed è vero che le imprese utenti propendono per il multi-cloud, ma tra i cloud diversi a cui un’azienda-tipo si rivolge uno (o più di uno) fa certamente capo a qualcuno (Amazon, Microsoft, Google) che propone tecnologie anche in contrapposizione con quelle di VMware.

In tutto questo è difficile non vedere sullo sfondo la questione della fusione tra Dell ed EMC, di cui trattiamo più diffusamente altrove. La promessa ribadita anche al VMworld 2016 è che l’operazione non avrà effetti sull’indipendenza di VMware e sul suo ecosistema di sviluppatori e partner. Ma essere comunque coinvolti in una operazione così complessa, seppure indirettamente, è sempre un elemento di incertezza che la concorrenza ha già mostrato di voler sfruttare.