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Banda larga all’italiana, alcune riflessioni

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Il punto sul piano banda ultralarga alla luce degli ultimi annunci del Governo e degli avanzamenti del piano Enel Open Fiber. Dove trovare tutte le informazioni, l’elenco dei comuni, le criticità

A fine 2015 anche il quotidiano americano Washington Post dedicò un approfondimento sulla diffusione della banda larga fissa nel Vecchio Continente. Tra i Paesi più in difficoltà segnalava insieme all’Italia, la Francia, senza sottolineare però alcune differenze orografiche/sociologiche importanti: in Francia le zone ‘scoperte’ sono, nella maggior parte dei casi, rurali e poco abitate, disseminate in una confortevole pianura, in Italia i centri urbani sono piccoli, estremamente diffusi e abbiamo una dorsale appenninica da Nord a Sud che divide l’Italia in due. Da quei dati emergeva lo scenario di un’Europa del Nord ad altissima copertura, insieme alla Spagna, con tutte le criticità del Sud, e quindi dell’Italia, ovviamente in buona compagnia della Grecia.

I dati del mercato italiano

Senza andare a farci del male con i quotidiani all’estero in casa abbiamo i dati AGCOM. Tornano utili anche all’utente più sprovveduto qualora volesse farsi un’idea propria, lasciando da parte i proclami della stampa di questi giorni. Oggi in Italia ci sono 14,92 milioni di collegamenti in Rete, di cui solo poco più di un milione con banda larga superiore ai 30 Mbit, gli obiettivi sono raggiungere il 50 percento della popolazione con connettività minima di 100 Mbps (ma il Governo punta all’85 percento) e il 100 percento con connettività di 30 Mbps.

Quote di mercato broadband fonte AGCOM
Quote di mercato broadband fonte AGCOM

La data di scadenza del 2020 per colmare il gap, si sa, è una data europea, è una nota positiva che il nostro Governo la tenga presente, ma non c’è proprio alcun motivo per ergersi a ‘salvatori del broadband italiano’ dopo anni di dormite.

Quella data, coincide tra l’altro con l’arrivo della tecnologia LTE, in uno scenario broadband mobile, in cui invece l’Italia non è affatto fanalino di coda. Sarà davvero interessante vedere come, nel tempo, gli operatori coinvolti su entrambe le proposte (per esempio proprio Vodafone e Wind) indirizzeranno gli utenti. Vodafone e Wind infatti hanno già firmato da mesi l’impegno a utilizzare la rete approntata da Enel (tramite la società Enel OpEn Fiber), contribuendo al ritorno economico dell’azienda controllata dal capitale del Tesoro al 23,6 percento, con cui il Governo ha scelto di smuovere le acque.

Il ruolo di Enel nella banda larga

Bisognerebbe iniziare a chiedersi se le risorse di cui dispone Enel, che incassa il canone TV, che potrebbe trarre giovamento dalla sostituzione dei contatori elettrici finanziata ora dai clienti in bolletta, al momento per l’esclusivo servizio di fornitura elettrica, siano o meno attività già ben separate tra loro da lasciare stabilire all’UE che sì, va bene così, e tutto è a posto o se ci saranno aspetti da regolare ulteriormente.

Il nostro ritardo tuttavia è così importante che basterebbe entrare nelle case (e nelle aziende soprattutto) di chi pur non abitando in aperta campagna, o sulle rupi non vede l’ora di poter godere dei servizi di banda larga degni di questo nome, per accorgersi che a questo tessuto più o meno produttivo (e consumatore) importa davvero poco la posizione di Enel in tema di concorrenza.

Enel OpEn Fiber agirà solo nel mercato all’ingrosso, nel preparare l’infrastruttura per altri operatori autorizzati. In occasione dell’annuncio del 23 marzo 2016 l’amministratore delegato e direttore generale di Enel, Francesco Starace, ha dichiarato: “La definizione del piano strategico di Enel OpEn Fiber è un importante passo avanti per la realizzazione degli obiettivi previsti dall’Agenda Digitale Europea e dalla Strategia Italiana per la banda ultralarga. Passare la fibra attraverso la nostra rete elettrica, che arriva nelle aziende e nelle case di 32 milioni di italiani, consente una copertura capillare del territorio nazionale a costi competitivi, creando valore per Enel e per tutti gli operatori che vorranno usufruire di questa nuova importante infrastruttura”. Il piano di Enel OpEn Fiber prevede la realizzazione della rete di telecomunicazioni in fibra ottica in 224 città italiane situate nelle aree a successo di mercato (cosiddetti cluster A e B). Il piano nelle sue fasi prevede investimenti, da approvare gradatamente, per circa 2,5 miliardi di euro dedicati allo sviluppo della rete, aperta alla partecipazione di altri investitori.

Telecom e Fastweb

Di certo gli annunci del Governo relativi al progetto Enel Open Fiber (società capitanata da Tommaso Pompei, ex Wind, quando la società era controllata proprio da Enel) hanno ottenuto come primo effetto quello di smuovere le acque, anche se negli ultimi dieci anni, questo primo passaggio, grazie soprattutto al flame mediatico, è sempre riuscito. E così ecco Alberto Calcagno, Ad Fastweb, annunciare che la sua azienda correrà da sola e porterà con un investimento di 500 milioni di euro la fibra in 500 città, proprio partendo dai centri più piccoli a partire da Viterbo, Riccione, Rimini, Massa, Pistoia, solo per fare alcuni nomi. Mentre resta comunque l’impegno di Telecom con il suo piano per arrivare all’84 percento della popolazione entro il 2018, Telecom risulta però essere anche la grande ‘volontaria‘ esclusa dai toni roboanti di questi giorni, per quanto Starace stesso tenga aperte le porte (almeno a parole) alla partecipazione dell’azienda guidata da Flavio Cattaneo, che ha Vivendi però appena sotto la soglia dell’Opa e da gestire i licenziamenti ventilati.

Ecco anche che veniamo a conoscere le città dalle quali Enel partirà con i suoi lavori. Ve ne sono cinque grandi: Venezia, Cagliari, Bari, Catania, Perugia, ma sono 224 le città interessate a FTTH (la fibra fino in casa), tutte nei cluster vantaggiosi di mercato. Come addetti ai lavori non comprendiamo come mai sia necessario in questo piano per dare il boost alla nostra banda larga partire ancora una volta da città non certo a fallimento di mercato, e come mai nonostante il piano del governo sia stato annunciato un anno fa, di nuovo, sia tempo di fanfare e di annunci dopo una significativa girandola di strategie che è passata da Metroweb a Telecom per approdare a Enel.

GAP FFTx tra Italia e Europa
GAP FFTx tra Italia e Europa

A fine aprile invece partono le gare per quelle aree cosiddette ‘fallimentari’ per il mercato, dove sarà Infratel (azienda dello Stato) che pagherà la rete, ed Enel o altri eseguiranno i lavori. Sarà interessante capire se nel 2020 anche queste reti ‘fallimentari’ saranno operative ed efficienti, o rimarranno reti abbandonate su cui semplicemente fissare la bandierina: “Fatto!”. Perché la criticità maggiore resta senza dubbio questa.

Per saperne di più…

Riportiamo qui di seguito, anche facendo ricorso a fonti esterne, tutto quello che bisogna sapere come dovrebbe essere lo scenario della banda larga da qui al 2020.