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Anno 2015, l’Italia è chiamata al futuro

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Nei prossimi cinque anni anche il nostro Paese ha la possibilità di vivere una transizione virtuosa in cui le risorse ICT da semplici strumenti diventano il cardine attorno a cui ruota l’innovazione e il business. Le previsioni IDC 2015 per lItalia

Questo e i prossimi cinque anni rappresentano per il nostro Paese una sfida di grande portata. L’evoluzione della Terza Piattaforma è infatti una chance per l’Italia e riverbera i propri effetti non solo sulle possibilità di innovazione tecnologica del Paese, delle sue ‘infrastrutture’, quanto piuttosto sulla possibilità di intrecciare e innestare l’innovazione tecnologia nei processi di business fino a non poter scindere del tutto gli uni dagli altri.

Cos’è la Terza Piattaforma

Se l’architettura dei mainframe ha rappresentato la prima piattaforma e quella client/server la seconda, oggi dispositivi mobile, app, social media, servizi cloud, big data integrano le possibilità offerte dalle architetture cliente/server e mainframe e insieme con esse rappresentano un vero ecosistema, globale, omnicomprensivo.

L’esperienza utente, lo sviluppo, l’offerta di servizi, vedono spesso protagonisti le stesse persone di volta in volta coinvolti in ruoli diversi. E’ un’immagine che in un certo senso aiuta a comprendere come la tecnologia sia già la nostra ecosfera e come nella Terza piattaforma si lavora affinché l’integrazione sia tale da rendere del tutto trasparente ogni processo.

IDC modello Terza piattaformaSpesso si parla di terza piattaforma come se la prima e la seconda fossero superate o appartenessero al passato. Non è affatto così, sarebbe rischioso rinchiudere l’ecosistema degli strumenti di progresso economico/digitale in capsule temporali distinte, in ‘ere’ separate da confini temporali e tecnologici netti.

Allo stesso tempo è subito da premettere che il lavoro nel quinquennio cui ci affacciamo, o inizia ora, o sarà un’altra occasione persa. Quando si parla di scenari di mercato non si può pensare di avere lo stesso atteggiamento tenuto in occasione di Expo 2015. Ci spieghiamo: l’idea che i problemi si possano risolvere sempre in zona Cesarini, e che lo sviluppo armonico sia possibile in pochi mesi, in questo caso porta dritti al baratro, bisogna partire subito e avere l’accortezza di sfruttare armoniosamente tutto l’arco temporale a disposizione.

 Uno sguardo ai dati

I dati IDC (IDC Analyst Briefing, ICT Predictions 2015 per l’Italia) di cui disponiamo documentano come il valore del mercato ICT tra il 2012 (oltre 58 milioni di euro) e il 2015 (poco più di 50 milioni di euro) sia sceso, e in modo più veloce rispetto a quanto si preveda risalga da qui al 2017, senza che nulla lasci prevedere incremento assoluto fino ai valori del 2012.

Tuttavia alcuni indicatori assecondano l’accelerazione verso la Terza piattaforma: sono gli indici di crescita di alcuni comparti, in percentuale (rispetto all’anno appena trascorso), e per valore assoluto. In questa analisi stupisce il valore dell’esperienza di Internet in mobilità (4200 milioni di euro e l’arrivo dei phablet per oltre 1100 milioni di euro). Mentre gli altri ‘top performer‘ sono per valore assoluto il Cloud, i Big Data, i laptop ultrasottili, e per percentuale di crescita tablet e strumenti di sincronizzazione e condivisione dei file. E’ questa già uno spaccato che offre la foto di un panorama di soluzioni tanto diversificate tra loro quanto integrate in quella che è l’esperienza finale dei ‘digital citizen’, i cittadini digitali.

IDC Mercato ICT 2012-2017 italia
IDC Mercato ICT 2012-2017 italia

Il valore aggiunto arriverà nei prossimi anni dalla capacità di immaginare e realizzare prodotti che siano anche intrinsecamente servizi: per l’engagement sui canali social, per le strategie di marketing con i quali promuoverli, per la capacità del vendor di ‘estrarre’ dati dall’esperienza dei consumatori. Fino a riformulare la propria proposta in tempi rapidi, magari sfruttando le stampanti 3D, accorciando il time to market, sfruttando i droni, facendosi acquistare anche via mobile e quindi sfruttando l’acquisto di impulso dettato però da un’ottima esperienza.

Qual è quindi il vero plus dell’esperienza nell’era della Terza Piattaforma? Prima di tutto il fatto che abilitando tutte le risorse ICT non ci siano distretti industriali cui siano precluse possibilità di sviluppo. Né limitazioni legate alla dimensione dell’azienda. Servono nuovi profili e nuovi atteggiamenti culturali, questo sì, ed è interessante rilevare come secondo i dati IDC il 20 percento delle piccole aziende che nel 2015 avvieranno una riconversione in ottica ‘digital’ sposterà totalmente in cloud i sistemi informativi (mentre il 30 percento adotterà un modello ibrido).

Nello specifico dei segmenti è quasi d’obbligo iniziare l’analisi proprio dalle Telco, la cui importanza è  consacrata dal cliente che sviluppa la propria esperienza di consumatore tramite i device mobile. Per questo le Telco diventeranno sempre più ‘aggregatrici’, protagoniste nei servizi innovativi, a patto che sappiano garantire l’evoluzione delle reti Ultra Broadband come asset, per abilitare un’esperienza mobile non solo come strumento di elezione per i propri acquisti, ma anche di pagamento, di autenticazione, e infine di partecipazione per l’utente alle attività di marketing. Questo in un panorama di oggetti, dispositivi, strumenti di lavoro e di trasporto sempre più interconnessi, in grado di dialogare tra loro (con il relativo boost all’economia dei sensori) e alimentare il serbatoio di BigData da sfruttare per offrire migliori esperienze e nuove possibilità di business.

Tutta un’altra enterprise

Nello scenario evolutivo delle grandi aziende, questo passaggio alla mobile economy si prevede possa contribuire ad aumentare comunque il livello di complessità, almeno in un primo momento: è naturale, perché così come nelle architetture Client/Server andavano gestite le postazioni, ora in questa fase si sono aggiunti i dispositivi mobile, con una proliferazione significativa, difficile da controllare, proprio come denunciano gli esperti quando si parla dei rischi legati al Byod.

Non solo, l’evoluzione dell’esperienza dei clienti e il bisogno di garantire perfetta efficienza dei sistemi, negli stessi tempi in cui si approntano nuove soluzioni, con app sempre più ricche di funzionalità, portano alla richiesta di eccellenze in piena coerenza con la filosofia DevOps che vuole sviluppatori e team operativo perfettamente coordinati per raggiungere l’obiettivo comune.

La perfetta integrazione di ruoli e idee e la collaboration alla base dell'evoluzione aziendale
La perfetta integrazione di ruoli e idee e la collaboration alla base dell’evoluzione aziendale

Terza sfida, ma non per questo meno importante, sempre a livello enterprise, è la capacità di abilitare paradigmi di ottimizzazione e automatizzazione delle risorse complessive, come se tutta la realtà produttiva potesse orientarsi verso il modello di una Software Defined Enterprise. In ambito IT si parla già di ‘software defined qualcosa’. Un concetto che si è associato a data center, storage, server, network. Ecco nell’integrazione ‘software defined’ l’esperienza di rete è vincolante, tanto che il network manager nelle ‘previsioni IDC’ ora è tenuto a cambiare ruolo e a qualificarsi come gestore di infrastrutture, come un vero Network Competence Leader.

L’integrazione nella sicurezza

Se si vuole provare a modellizzare l’economia aziendale nell’era della Terza Piattaforma, si potrebbe pensare alla realizzazione di quella ‘convergenza’ che è stata tema centrale di mille dibattiti, senza mai concretizzarsi. Senza stare a studiare le cause di questo, è indubbio che con l’avvento del cloud computing, la diffusione dei dispositivi mobile, come terminali di interfaccia, e ora le suggestioni di scenario legate ai Big Data si hanno in mano strumenti davvero più potenti per raggiungere l’obiettivo. Restano alcune criticità evidenti. La prima è certamente il problema della sicurezza.

In verità nessuno ad oggi sembra essere in grado di valutare l’impatto della Terza Piattaforma in questo ambito. E’ quasi naturale. Mentre è facile ipotizzare scenari di rischio (insieme alle opportunità) è possibile solo nella realizzazione dei nuovi modelli e nelle applicazioni sul campo  ‘esperienzare’ la superficie di rischio. I modellini, come si dice, crollano senza fare danni. I palazzi invece no, e purtroppo non sono realizzabili simulazioni accurate.

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Sicurezza e biometria, un binomio importante per agevolare i processi di autenticazione anche in mobilità

Senza dubbio un’esperienza utente precisa, lo sviluppo di soluzioni e app prive di ambiguità nel codice, come nell’interfaccia, possono aiutare anche la crescita culturale dei ‘nuovi customer’, e la sensibilità ad adottare comportamenti sicuri.

La buona notizia è che proprio l’integrazione tra le tecnologie di cloud computing, i BigData, gli Analytics e DevOps può portare a fare meglio, perché funzionale alle analisi predittive, a quelle del comportamento, e perché è più facile oggi correlare i dati, sviluppare modelli, identificare euristiche. Secondo IDC nuovi modelli di gestione della sicurezza si espanderanno proprio nel segmento large enterprise da quest’anno con circa il il 15 percento delle aziende italiane che adotterà servizi di sicurezza gestiti e il 40 percento che adotterà soluzioni di Threat intelligence & analytics. 

L’esperienza dei consumatori, nuovi percorsi

Siamo solo agli inizi. Anzi in alcuni casi è quasi allarmante lo scollamento tra le promesse e le attese suscitate dalle possibilità tecnologiche – la cui conoscenza è sempre più alla portata di tutti – e la reale applicazione nelle soluzioni al servizio degli utenti.

E’ dato di fatto che in questo ambito la sfida non è solamente tecnologica ma coinvolge anche i modelli e le strategie di canale. I vendor di software focalizzeranno gli sforzi su imprese che lavorano al confine tra design, innovazione e nuovi media, ma sarà sempre più bassa la barriera di ingresso alle strategie omnichannel per i vendor.

I social network sempre più qualificheranno i propri ricavi proprio in relazione ai servizi offerti direttamente alla aziende che vogliono fare marketing e offrire servizi post vendita. Difficile che un vendor voglia intermediare sul canale questo tesoro di dati, più facile che si affidi a partner di valore in grado di operare per proprio conto, o almeno di offrire specifici servizi business, facendo leva sulla conoscenza del mercato acquisita sul campo. Certo l’integrazione tra piattaforme sofware di gestione e social network resta una sfida quanto mai attuale.

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Customer experience – Il modello di integrazione tra piattaforme software aziendali e social network è ancora immaturo

Per questo, nonostante il continuo shift dell’economia IT da on-premise al cloud, il canale non perderà mercato, e anzi, potrà rappresentare un vero volano per la crescita della terza piattaforma. Questo a una condizione. E cioè saper accettare la trasformazione da reseller di hardware e software a ‘solution provider’, in grado di arrivare nelle nostre PMI come ‘risolutore di dubbi’ e consulente nell’offerta di una soluzione ‘sonni tranquilli’.

La nostra PMI che innova infatti può non disporre al proprio interno delle competenze per adottare la soluzione più adeguata, ma in tanti casi ha già percepito i vantaggi legati alle possibilità offerte dalla terza piattaforma. Al canale spetta di saper intercettare i bisogni, perché se non lo farà sempre di più lo faranno al suo posto le cosiddette Agenzie Digital e le Media Agency.