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Veeam, le aziende chiedono tolleranza zero verso i disservizi

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Presentato il Veeam Availability Report 2017 che fotografa il divario tra ciò che le aziende chiedono e ottengono in termini di disponibilità e di protezione. Albert Zammar, Vice President Southern Emea Region di Veeam Software, lo commenta

L’occasione per incontrare Albert Zammar, dal 2014 in Veeam e oggi  Vice President Southern Emea Region di Veeam Software, è il rilascio annuale dei dati del Veeam Availability Report 2017, uno studio condotto su 1.060 IT manager in 24 nazioni che fotografa come le aziende stanno vivendo i processi di trasformazione digitale (pianificati dal 96% delle imprese e metà già in corso) e il divario tra ciò che chiedono alla tecnologia e ciò che questa può offrire.
Lo spaccato è dato da IT decision maker di grandi aziende private e pubbliche, con almeno 1.000 dipendenti, che hanno la gestione dello storage, del back up, del disaster recovery ma anche del budget per implementare nuovi progetti accanto alle operation.
La ricerca, alla  sesta edizione e per la prima volta condotta da ESG Research,  ha coinvolto anche 30 aziende in Italia, un campione ben distribuito, che comprende realtà private ed enti delle pubbliche amministrazioni e dei ministeri che lavorano per difendersi dai cyber attack.
“E’ questo un tema molto caro a chi gestisce applicazioni missioni critical – precisa Zammar – che  sono aumentare all’interno dei data center rispetto al passato:  se erano il 5% nei data center on premises, oggi si parla del 77% di applicazioni critiche dal momento che  i web services sono sempre più cruciali. Gli utenti hanno bisogno di accesso ai dati 24 ore su 24, perché ormai non c’è più tolleranza verso i disservizi. Si chiede di fornire l’accesso a servizi, dati e applicazioni in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Questo fa sì che l’IT diventi sempre più un servizio fondamentale per le aziende, dal momento che i disservizi hanno un impatto negativo  non solo sul brand ma anche sui risultati finanziari dell’azienda, sul business. Oggi anche applicazioni come i Social sono diventate critiche, non solo Erp, Crm, Analytics…”

veeam1Secondo il report, l’82 degli intervistati ammette che c’è un Availability Gap, un divario tra aspettative di business legate alla richiesta di accedere continuamente ai dati e alle applicazioni e  quello che la tecnologia può offrire. Un gap che ha un  costo di 21,8 milioni di dollari l’anno (erano 16 milioni nel report del 2016), rallentando il processo verso la  trasformazione digitale. Per questo il 69% delle multinazionali ritiene che l’Availability,  cioè il continuo accesso ai servizi,  sia una condizione necessaria per la Digital Transformation:: il 66% del campione ammette che i ritardi dei nuovi progetti siano dovuti a interruzioni di servizio non pianificate, provocate da cyber attacchi, oppure da errori nell’infrastruttura, interruzioni nel network e disastri naturali. “Quando un server si ferma in media il tempo di disservizio è di 85 minuti, un tempo enorme”  precisa Zammar.

Protection Gap

Oltre all’Availability Gap esiste anche un  Protection Gap. il 77% degli interivistati giudica insoddisfacente la capacità di proteggere e recuperare i dati persi, secondo i livello di servizio richiesti. “Questo  impatta sul business in modo importante, l’ordine di grandezza è quello di 2 milioni di dollari per azienda. Ma i costi di un interruzione di servizio non sono solo puramente economici afferma Zammar.
L’aumento dei costi è sì  legato al fatto che il numero di server critici all’interno di un data center continua  ad aumentare anno su anno, ma questo è solo un aspetto, perché molte sono le implicazioni economiche di un Availability Gap: in termini di perdita di fiducia dei clienti (48%), in termini di danno alla reputazione (40%), di perdita di fiducia dei dipendenti (33%) con la conseguenze necessità di  allocare nuove risorse per far fronte a questa criticità (28%). E se si considera che il 66% del campione ammette di essere stato affetto da disservizi non pianificati i rischi di interruzione del servizio sono molto elevati e il 77% degli intervistati ritiene che solo garantendo l’alta disponibilità delle infrastrutture i progetti di digital trasformation possano andare a buon fine.
veeam2“Il suggerimento per le aziende è di procedere per passi: fare un assestment dell’infrastruttura e valutare se esiste il gap, quantificare gli Sla offerti, valutare con attenzione i meccanismi di protezione e di recupero del dato stesso, adottare soluzioni di availability  in ottica multicloud, verso il cloud ibrido precisa Zammar. 
Numerose imprese considerano il cloud come un trampolino di lancio per la propria agenda digitale, afferma il report,  con investimenti nel software as a service destinati ad aumentare del 50% nei prossimi 12 mesi, e quasi la metà dei manager aziendali (43%) ritiene che i cloud provider possano offrire un servizio migliore per i dati mission-critical rispetto ai processi IT interni. “Gli investimenti nel Backup-as-a-Service (BaaS) e Disaster Recovery as a Service (DRaaS) aumenteranno di pari passo in quanto le aziende li combineranno con la tecnologia cloud – precisa  il report e aggiunge Jason Buffington, Principal Analyst Data Protection di ESG Research -. I risultati di questa ricerca mostrano come la maggior parte delle aziende, anche quelle più grandi ed internazionali, continui a non essere in grado di soddisfare le richieste di backup/recovery che, oltre a minare produttività e profittabilità, ostacolano le iniziative volte alla digital transformation. L’attuale prevalenza dell’Availability Gap e del Protection Gap è sorprendente, i reparti IT non sono in grado di soddisfare i bisogni delle proprie unità di business. Ciò dovrebbe preoccupare fortemente i responsabili IT”.

Dati italiani

Se si guardano i dati relativi all’Italia, questi rispecchiano la ricerca in tutte le sue parti e circa 20 milioni di euro annui sono i costi medi del disservizio imputabili alle imprese, in aumento del 36% rispetto allo scorso anno.  In termini di costi relativi ai disservizi,  il 48% del campione comporta perdita di fiducia, il 21% danno al marchio, il 24% perdita di fiducia dei dipendenti, mentre è molto sentito il problema di dovere riallocare risorse per far di fronte ai guasti (38%).

veeam3In Italia il 43% delle aziende sta programmando progetti di digital transformation e l’Availabilty Gap è per il 77% elemento critico. “Le applicazioni critiche hanno disservizi anche di 25 minuti, per gli intervistati dovrebbero averne al massimo 7,5 minuti per cui siamo molto lontani dai desiderata. Noi come Veeam ci poniamo di assicurare un ripristino inferiore ai 15 minuti,  a seconda dei contesti, riuscendo a volte a garantire un ripistino in pochi secondi –  precisa Zammar -. In Italia ancora oggi il 67% delle aziende ha un solo data center, anche perché le piccole non possono supportare alti costi. C’è propensione a utilizzare servizio in cloud (il 41% delle aziende utilizza qualche  servizio in cloud) ed è tipico del tessuto produttivo italiano con oltre 3,5 milioni di aziende che non possono dotarsi di infrastruttura interna. Dal report emerge che il numero di applicazioni critiche aumenta di anno in anno e le aziende sono più propense a utilizzare servizi di terze parti in cloud”.

Opportunità per il canale

Veeam conta 2.000 rivenditori in Italia , di cui 300 attivi a trimestre, con copertura a livello territoriale e rapporto costante di consulenza per rispondere a esigenze di personalizzazione.

Albert Zammar, figura intera, Veeam
Albert Zammar

“La vicinanza geografica è sempre stata importante e i partner che possono agganciare il cliente al proprio data center per garantire disaster recovery as a service hanno una ulteriore opportunità. I reseller più importanti, con fatturato superiore a 70 milioni di euro l’anno,  si stanno dotando di infrastrutture per offrire servizi essenziali che le aziende richiedono.  Veeam sta offrendo ai propri clienti che decidono di spostare servizi nel cloud un voucher da mille dollari da spendere in servizi presso un service provider. Un aiuto per i nostri rivenditori, per spingere il cloud e aiutare i clienti a spostare i loro workload all’interno del cloud” conclude Zammar, che continuerà anche nel 2017 a individuare i top partner con i quali fare attività e  piani di vendita specifici sui clienti per raggiungere l’obiettivo ambizioso fissato per il 2017: una crescita di circa il 30% del fatturato (600 milioni di dollari nel 2016 a livello complessivo), che  man mano che l’azienda si consolidata (10 anni di vita, di cui 6 con filiale in italia) è arduo sostenere.  “Dell’andamento della mia Region  sono molto soddisfatto,  con una crescita del 38% lo scorso anno, raggiunta sia in Italia sia in Spagna”.  Tra i progetti che le aziende implementano. molti quelli legati al  trend della cyber security, che apre nuovi scenari e che richiede il  ripristino dei servizi a ridosso dell’attacco.