CloudCloud managementData storageStorage

Il dominio del cloud ibrido in Europa

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

NetApp ha commissionato una ricerca sull’adozione del cloud in Europa. Al di là dei pregiudizi, proprio la sicurezza dei dati è tra le motivazioni di una scelta di cloud ibrido diffusa e preferita in oltre il 50 percento dei casi

Netapp ha commissionato un sondaggio a Opinion Matters coinvolgendo 750 Chief Information Officer (CIO) in Europa (Uk, Francia e Germania i Paesi interessati) per indagare l’adozione del cloud e il paradigma maggiormente utilizzato.

I risultati evidenziano la dominante dei modelli di cloud ibrido, con la conferma dell’uso di una combinazione di cloud pubblico e privato nel 69 percento dei casi in Germania, 61 percento in Francia e 58 percento nel Regno Unito.

Comune in tutti i Paesi la preoccupazione per la sicurezza (sempre oltre il 50 percento), nel senso che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, proprio la scelta di soluzioni cloud secondo i CIO tuteli maggiormente la protezione dei dati.

Sono serviti gli scettici: affidare i propri dati a cloud provider non è percepito come un rischio per la sicurezza, anzi, e tutti e tre i paesi hanno inserito inoltre flessibilità (55 percento) e riduzione dei costi (54 percento) come motivazioni principali. Francia e UK sottolineano inoltre la facilità d’uso, mentre, come emerge quasi sempre da queste indagini resta rilevante su tutto, in Germania, la protezione.

I diversi Paesi condividono anche la scelta di affidarsi a partner diversi. Per il cloud ibrido vengono preferiti service provider locali (26 percento nelle diverse nazioni si affida ad essi), mentre i service provider e i system integrator globali sono preferiti in misura minore (17 percento).

Comune l’adozione del cloud per i servizi di storage e backup con appena il 3 percento degli intervistati (globale) che dichiara di non utilizzare ancora alcun servizio cloud, senza particolari altre correlazioni relative alla dimensione dell’azienda.

L’analisi sull’utilizzo del cloud per storage è backup porta alcune osservazioni interessanti. Si affidano al cloud per il file storage in UK oltre il 55 percento degli intervistati, circa il 50 percento per i database, e solo il 40 percento per analytics, Saas e disaster recovery.

La Germania si distingue ancora, in questo Paese il file storage è al terzo posto (60 percento, riferito alle modalità di utilizzo) il database al quarto (57 percento), seguito da disaster recovery (50 percento) e SaaS (45 percento). Seguono utilizzi per esempio per il lavoro a distanza, per la collaboration.

Si può fare una riflessione piuttosto sul fatto che rispetto alle enormi potenzialità del cloud computing, a distanza di anni, prevalgano ancora utilizzi relativamente di base. E’ significativa infatti la riduzione dell’adozione in percentuale già solo in ambito Saas.

Così come permangono criticità proprio legate alla regolamentazione dei dati che resta, in Europa, una vera sfida. Il 25 maggio 2018 diventano effettive le conseguenze della regolamentazione GDPR: c’è un gruppo di CIO che ancora ammette di “non sapere che cos’è il GDPR”: il 10 percento nel Regno Unito, il 9 percento in Francia e l’8 percento in Germania. Aggiungiamo, con ironia, che probabilmente i loro posti di lavoro saranno a rischio. 

Cloud ibrido - Un'infografica NetApp su Data Fabric
Cloud ibrido – Un’infografica NetApp su Data Fabric

Allora proviamo a mettere a fuoco i benefici ‘eccellenti’ di una soluzione di cloud ibrido, nel più ampio dei contesti possibili: flessibilità nell’uso di storage e risorse, sicurezza sui dati. NetApp aggiunge che con Data Fabric si resta svincolati dalle scelte on-premise o in un cloud pubblico, con la possibilità di gestire diversi cloud pubblici, e l’integrazione di un portfolio di servizi gestiti, senza investimenti Capex.

L’adozione è favorevole anche quando si dispone già di un ambiente IT on-premise predisposto per funzionalità cloud, sia quando si è già compiuta una scelta di cloud ibrido, o ci si è al contrario affidati a un’infrastruttura di cloud pubblico. In pratica, è favorita la gestione on-premise di qualsiasi scelta cloud, senza vincoli di lock-in.