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DataCore fotografa lo storage software defined

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l’evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Il report 2017 di DataCore su Software Defined Storage fotografa aspettative e delusioni di oltre 400 organizzazioni a livello mondiale e sfata alcuni miti. Due terzi degli intervistati usano meno del 20 percento di storage flash, il 30 percento non considera le soluzioni iperconvergenti

Le soluzioni Software Defined per lo storage e le infrastrutture iperconvergenti basate sulla tecnologia Adaptive Parallel I/O sono il nocciolo duro del business DataCore che con l’edizione 2017 presenta il sesto rapporto annuale su questi temi.
L’indagine porta il titolo State of Software-Defined Storage, Hyperconverged and Cloud Storage ed è pensata per fotografare lo stato dell’arte sulle grandi installazioni software defined storage (SDS), le esperienze, le aspettative, ma anche le delusioni di oltre 400 professionisti IT che hanno valutato, utilizzato soluzioni SDS, iperconvergenti e cloud.

Il lavoro è stato realizzato tra la fine del 2016 e aprile 2017 intervistando gruppi diversi di aziende a livello mondiale. Il 44 per cento degli interpellati arriva da aziende e organizzazioni con meno di 500 dipendenti, il 37% da strutture con un numero di impiegati compreso tra 500 e 5.000 e il 19% da organizzazioni con oltre 5.000 persone.

L’indagine ha prima esaminato i livelli di spesa azienda per azienda, per queste tecnologie (SDS, flash, soluzioni iperconvergenti, investimenti in soluzioni storage su cloud private e OpenStack), poi ha indagato i motivi che portano all’implementazione di un’infrastruttura SDS, ed eventuali disillusioni.

Indagine DataCore -
Indagine DataCore – Quale dei seguenti approcci preferite per superare i problemi di performance? (Fare clic sull’immagine per renderla leggibile)

Le tecnologie SDS sono in cima alle voci di spesa per il 2017 con il 16 percento degli intervistati per cui SDS copre tra 11 e 25 percento del budget allocato per le problematiche storage, e il 13 percento per cui la percentuale di investimento è anche più alta. Il dato interessante che emerge riguarda però OpenStack, soluzione per cui sembra che siano stati previsti fondi alquanto limitati con il 70 percento degli intervistati che dichiara di non avere investito in questa direzione. 

L’implementazione Software Defined Storage è preferita nel 55 percento dei casi per semplificare la gestione di modelli di storage diversi, mentre il 53 percento sceglie questa via per adeguare le proprie risorse ai carichi di lavoro futuri.

Più interessanti ancora le motivazioni sulla risposta multipla consentita di coloro che affermano come SDS sia funzionale ad evitare gli obblighi imposti dai produttori di storage (52 percento) e ad allungare la vita utile degli asset (47 percento).

Vi rinuncia appena il 6 percento degli intervistati, e invece è abbastanza preoccupante il rilievo di circa un terzo del campione, rilievo che però è in parte già emerso in altri report di organismi indipendenti. Con lo storage cloud alla fine si spende, non necessariamente meno di prima.

E’ così per il 31 percento del campione che sostiene che lo storage cloud non ha ridotto i costi, mentre il 29 percento pensa che la gestione dello storage ad oggetti sia complicata. Appena il 16 percento degli intervistati sostiene che le soluzioni flash non abbiano aumentato la velocità delle applicazioni. Mentre circa il 60 percento del campione afferma di avere assegnato alla tecnologia flash tra il 10 e il 20 percento appena della capacità totale disponibile.

DataCore - L'adozione dello storage Flash
DataCore – L’adozione dello storage Flash

Le sfide più difficili sono attese nell’ambito dei database e nelle applicazioni di classe enterprise inevitabile il rilievo degli intervistati riguardo le attuali tecnologie: sono pensate per diminuire latenze e problemi, ma portano anche a disservizi applicativi, maggiore complessità e costi elevati. Insomma, la via verso una trasformazione digitale davvero virtuosa è tutt’altro che semplice. 

Per quanto riguarda lo stato attuale delle scelte in ambito Hyper-Converged Infrastructure, il 33 percento degli intervistati NON considera per nulla le soluzioni iperconvergenti e il 34 percento le ha considerate ma non ancora adottate. Solo il 6 percento l’ha scelta come soluzione standard. 

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