Data storage

Business continuity e Ibm: sono i test che fanno la differenza

Silicon è il sito di tecnologia dedicato alle strategie delle aziende IT che cavalcano i nuovi trend di mercato, dal cloud computing alla virtualizzazione, dal mobile al byod. Analisi, approfondimenti, prove di app e prodotti, oltre alle notizie quotidiane, fanno di Silicon l’appuntamento giornaliero per i manager che vogliono capire come la tecnologia possa aiutarli nel fare business. Su queste tematiche Silicon realizza interviste agli attori del mercato e reportage dai principali eventi, sia in Italia sia all’estero.

A margine del Business Continuity Summit 2010 di Ibm, il punto sulle possibilità del disaster recovery secondo l’esperienza di Ibm

Ridurre i costi della sicurezza e della resilienza, proteggere i dati e gestire le conformità, mettere al sicuro le informazioni: su questi temi si è svolto tra Milano e Roma il Business Continuity Summit 2010 di Ibm, aperto da una case history di eccezione come quella dell’Inps, storico cliente di Ibm , insieme ad altri enti previdenziali come Inail e Inpdap. “ Sono referenze importanti di protezione dei dati degli Italiani – spiega a Eweekeurope.it Francesco Scribano , Business Continuity e Resiliency Services (BCRS) Leader, incontrato durante una pausa dei lavori.

Oltre 19 milioni di pensioni, più di 22 milioni di assicurati, 1,6 milioni di aziende e imprese iscritte sono le informazioni per le quali Inps ha affrontato un percorso di protezione per acquisire una continuità operativa ( business continuity) la cui tappa finale sarà la realizzazione di una soluzione di Disaster Recovery geografico a totale copertura dei rischi.

Francesco Scribano guida l’ unità BCRS all’interno di Ibm Global Technology Services che comprende un team specializzato di 50 persone che opera da 20 anni con tre poli per la business continuity , in sostanza tre data center (Milano, Roma) per un totale di 4000 mq. Il numero di clienti è superiore a 200. Ma Scribano intende sottolineare in modo particolare sono le numerose attività di test ( 180 nel 2009 nel data center di Settimo Milanese alle porte di Milano ) con 2 dichiarazioni di disastro gestite nel 2008-2009. L’ultima vera – non simulata – emergenza di disaster recovery con la messa in allarme dei tecnici Ibm è di qualche mese fa. Ibm ha attivato la sua squadra di emergenza a supporto delle attività di disaster recovery , cui ha poi fatto fortunatamente seguito la comunicazione da parte del cliente di aver recuperato il controllo della situazione senza necessità di procedere allo switch delle attività. Secondo Scribano distingue Ibm da altri fornitori di servizi l’esperienza sul campo basata su 180 test eseguiti all’anno , di cui il 40% multipiattaforma, con una durata media di 4 giorni. Come ricorda Scribano : “ un test di disaster recovery è necessario perché un piano che non è stato testato non si può presumere che funzioni”.

D’altra parte i test di restore hanno un ruolo essenziale al servizio di aziende che in questo momento stanno valutando la possibilità di adottare una politica di outsourcing nelle loro scelte per il backup e il ripristino delle informazioni. “E anche noi ci stiamo concentrando su questa opportunità”. Come sta reagendo il mercato? “ In questo momento è in una fase di ascolto. E noi , come Ibm , vogliamo lavorare con le aziende per dare una razionalità al problema e aiutare a fare delle scelte. Abbiamo le risorse per farlo , compresi gli abituali strumenti di modellistica per il calco del TCO e del payback su questo tipo di servizi . Il vero problema sono i costi nascosti per il cliente. Esiste poi un’opportunità in Italia a livello di mercato PMI , al di fuori delle grandi referenze. In questo setyore di mercato non ci sono abitualmente competenze IT interne adeguate.” A livello tecnologico , la virtualizzazione ha assunto un ruolo di facilitazione per la business continuity. Spiega Scribano : “ La business continuity è una spesa. E’ una soluzione che spinge le aziende a rivedere anche la produzione. Noi facciamo un verifica dell’ambiente IT di produzione del cliente. Le aziende che hanno fatto attività di consolidamento liberano risorse per investimenti in business continuity. Inoltre disponiamo di server farm virtualizzate che permettono al cliente di “provare “ un’infrastruttura IT virtualizzata”.