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Talend Data Fabric: l’integrazione dei Big Data è un approccio pragmatico

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

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La Talend Data Fabric punta a integrare molte sorgenti dati distribuite e in cloud, il punto chiave è il pragmatismo dell’approccio open source che si adatta all’evoluzione dell’IT aziendale

Il tema dei Big Data è strettamente connesso all’aumento delle sorgenti dati che le aziende si trovano a gestire. Da un lato è un aumento per così dire “organico” legato a evoluzioni tecnologiche che effettivamente creano nuove fonti di informazioni per i sistemi aziendali, ad esempio le varie classi di smart thing o nuove funzioni di interazione con la clientela. L’aumento è anche “interno”, ossia legato alla necessità di connettere fra loro applicazioni aziendali prima separate e anche di collegarle con nuove applicazioni e nuovi servizi che sono stati attivati in cloud.

Questa necessità di connessione tra elementi dell’IT e conseguentemente di gestione dei loro dati può essere soddisfatta in vari modi, la Talend Data Fabric punta su una piattaforma articolata e sull’approccio open source. La Data Fabric è articolata perché copre aspetti che vanno dall’integrazione dei dati alla data preparation, dal Master Data Management all’interfacciamento fra ambienti cloud e on-premise, la predisposizione all’open source è legata al fatto che la piattaforma si basa principalmente su Hadoop e Spark.

La Data Fabric – spiega Massimo Tripodi, Sales Country Leader di Talend in Italia – è stata pensata come piattaforma abilitante “Per un sistema informativo che sia data-driven, con varie funzioni integrate in una unica visione che comprende anche la parte di data preparation. La differenziazione tecnologica sta nell’integrazione nativa con Hadoop e Spark, che porta vantaggi in termini di semplicità di adozione“.

Una schermata di Open Studio
Una schermata di Open Studio

La scelta orientata all’open source porta inoltre due elementi positivi in più: chi vuole testare l’approccio di Talend ha a disposizione una versione “free” di una sua parte (Open Studio) e chi poi adotta la soluzione commerciale ha un modello ad abbonamento con costi prevedibili e, secondo la software house, molto ridotti rispetto ad altre soluzioni analoghe.

La filiale italiana di Talend è stata costituita lo scorso maggio e conta attualmente una ventina di grandi clienti. Il fatto che l’Italia sia tra le prime cinque nazioni europee per download di Open Studio è un indizio della domanda di soluzioni del genere sul nostro mercato, che non è poi così indietro come alcuni si aspetterebbero. “Chi ci contatta – spiega Tripodi – è abbastanza maturo sulla tematica dei Big Data, stiamo ottenendo anche riscontri per esigenze diverse come il Master Data Management e per applicazioni più innovative. In generale la tematica sottesa è l’ammodernamento di tutta la gestione del dato e il punto focale è l’integrazione dei sistemi, costruire cioè un “data lake” con uno strato associato di servizi“.

Al momento i settori più interessati all’integrazione collegata ai Big Data sono, dal punto di vista di Talend sul mercato italiano, le banche e le assicurazioni per la pressione normativa che stanno subendo, ma anche l’ambito telecomunicazioni e media, il retail per il miglioramento della customer experience e il settore IoT-manufacturing in cui l’innovazione deve portare più efficienza e qualità.

Il tutto, spiega Tripodi, con un approccio pragmatico che le soluzioni tecnologiche devono sostenere: “L’IT tradizionale ha un modello di business chiaro, ora invece deve affrontare trend che non si conoscono in dettaglio preventivamente. L’ideale è partire con piccoli casi d’uso, solo in una fase successiva partire con una vera trasformazione dell’IT“. Partire in piccolo consente di ridurre i rischi e all’IT di sviluppare un proprio nuovo ruolo: “C’è una nuova sensibilità per cui l’IT può diventare un centro di valore e questo ha portato a un approccio bimodale. Nelle grandi imprese questo modello è stato adottato e l’IT è anche un centro di innovazione, un incubatore di nuovi servizi“, conclude Tripodi.