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Whitman (HPE): Cloud ibrido, non l’abisso del cloud pubblico

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

In occasione del Global Partner Summit di HPE a Las Vegas, Meg Whitman ribadisce che il cloud ibrido apre opportunità ai partner, in grado di fermare i clienti enterprise dal precipitare nell’abisso del cloud pubblico. L’evento anticipa l’apertura di HPE Discover 2017

Davanti ai partner radunati  al Global Partner Summit di HPE a Las Vegas – in attesa dell’apertura dell’evento HPE Discover in cui HPE è solita delineare tecnologie, mercati, strategie future – il ceo Meg Whitman smonta il public cloud: “Mentre tutti continuano a sentire che le aziende stanno pensando al public cloud, in realtà ciò che sta avvenendo è ben diverso. Stando a quanto dichiarato da IDC,  il 53% delle aziende enterprise sta valutando di riportare i propri workload indietro su piattaforma on premises e auspico che questa percentuale sia destinata a crescere”.

La metafora che cita è quella di aziende sull’orlo di un abisso, quello del cloud pubblico, che si sta rivelando non la migliore opzione da adottare  per ragioni di costi, sicurezza, performance. “I clienti non vogliono rimanere tagliati fuori dal business, ma vogliono passare a un ambiente ibrido che sia nello stesso tempo facile da sviluppare, da gestire e che garantisca più controllo e un migliore ritorno dei loro investimenti”. Un cloud  ibrido.

Meg Whitman
Meg Whitman, Ceo di Hewlett Packard Enterprise

Davanti al baratro del  cloud pubblico, la strategia di HPE parla ormai da tempo (dal primo HPE Discover 2015) di Composable Infrastructure che mette a disposizione dei clienti un pool di risorse di networking, storage, computazionali, sui  quali i partner hanno la possibilità di intervenire con proprie soluzioni personalizzate, in grado di aiutare le aziende a riportare in casa asset strategici, dopo che l’esperienza nel public cloud si è rivelata troppo onerosa.
Se sinonimo di Composable Infrastucture è per HPE il Synergy, che Whitman definisce “un elemento che cambia  i giochi per quelle aziende interessate a riportare le applicazioni on premises”,  c’è ancora ampio spazio di manovra per i partner per proporre sul mercato queste soluzioni. “L’offerta di  Composable Infrastructure è già stata adottata a livello mondiale da 400 clienti con una pipeline in crescita – spiega Whitman paragonando la concorrenza  -. E’ una soluzione che nessuno dei nostri competitor ha” , citando i sistemi UCS di Cisco e VxRail di Dell Emc.

Stefano Venturi, Corporate Vp e amministratore delegato gruppo Hewlett Packard Enterprise in Italia
Stefano Venturi, Corporate Vp e amministratore delegato Hewlett Packard Enterprise in Italia

“Cloud ibrido in ottica di maggiore opportunità anche per il canale”, ribadisce il Ceo, che parlerà domani di strategia focalizzata sul mondo enterprise, in forte discontinuità con il passato dopo la separation con il mondo end user. Bene ribadire, perché  prima della separazione HP aveva una capitalizzazione di mercato superiore ai 100 miliardi di dollari, oggi per HPE questa vale circa 28 miliardi di dollari, alleggerita anche dal business software e dalla divisione servizi.
La strategia sarà ancora riproposta  alla platea.  “Quando ci sono momenti di difficoltà del mercato, ci si concentra nel fare le cose che meglio si sanno fare”   è solito affermare Stefano Venturi, Corporate VP e amministratore delegato di HPE Italia, sottolineando l’importanza delle relazioni con i partner e le acquisizioni recenti che rimarcano la direzione: SimpliVity in ambito HCI e di Nimble in ambito storage. Domani si aprono i giochi.

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