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Red Hat OpenShift Container Platform ora ha lo storage SD container-native

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Si aggiorna alla versione 3.6 Red Hat Container-Native Storage. Del tutto integrato con l’ultima versione OpenShift Container Platform 3.6, lo storage software defined container-native permette di triplicare i volumi storage persistenti per ogni cluster

La parola Container-Native viene utilizzata per ricondurre all’idea di sfruttare soluzioni specifiche per i container su bare metal anziché sulle macchine virtuali. Idea tutt’altro che peregrina, ma che richiede almeno la flessibilità di comprendere in primis le implicazioni software relative, perché questo influisce senza se e senza ma anche sullo sviluppo che deve essere in grado di vedere i container come elemento di prima classe dell’infrastruttura invece che considerare di prima classe la macchina reale o virtuale che sia.

I vantaggi si conoscono: in un format di containerizzazione interoperabile non serve virtualizzare un’intera macchina, ma solo una piccola parte di essa, anzi le applicazioni vengono pacchettizzate con la porzione di Os essenziale che serve e possono essere quindi eseguite senza teoricamente ulteriori verifiche.

Red Hat - I vantaggi di un'architettura a container
Red Hat – I vantaggi di un’architettura a container

I vantaggi sono evidenti: l’applicazione è come impacchettata in un singolo componente configurabile e distribuibile con un’unica linea di comando, e si virtualizza e astrae solo il sistema operativo necessario con le relative componenti, le risorse sono controllate in modo granulare perché suddivise in tanti microservizi, più agili anche da spostare.

Red Hat ha aggiunto al recente annuncio di agosto relativo a OpenShift Container Platform 3.6, la piattaforma applicativa container Kubernetes, quella di software defined storage per le applicazioni native in cloud con il rilascio della nuova versione Red Hat Container-Native Storage 3.6.

Si basa su Gluster Storage, con cui condivide i vantaggi relativi a sicurezza e resilienza per gli ambienti hybric cloud e si integra con l’annuncio agostano, si candida quindi anche come ideale per le installazioni sulla Piattaforma 3.6. Proprio in linea con la filosofia container e i vantaggi descritti inizialmente elimina la necessità di avere una piattaforma storage indipendente e integrata, con un’unica consolle di controllo.

Sono stati quindi uniti i servizi di gestione software defined storage alla piattaforma container, così da facilitare la portabilità delle applicazioni container sulla piattaforma senza ulteriori passaggi. Dal punto di vista degli economics questo porta anche la possibilità di installare applicazioni e microservizi su un singolo cluster storage con una densità fino a tre volte superiore.  

E’ in fase di avvio un’iniziativa di test drive dedicato ai nuovi annunci per permettere ai clienti di simulare implementazioni di Red Hat OpenShift in public cloud, per offrire la valutazione di un cluster multi-node completo di Red Hat OpenShift Container Platform. Red Hat Container-Native Storage 3.6 è già disponibile.